17 gennaio 1999: quel meraviglioso gol di tacco di Roberto Mancini


Sven-Göran Eriksson era stato chiaro: basta colpi di tacco. Un messaggio rivolto soprattutto a lui, Roberto Mancini, l’uomo che più di ogni altro era dotato dell’estro tipico di quei giocatori che sanno vedere al di là di una semplice azione d’attacco. La Lazio del 1999 era una grande squadra, oltre al “Mancio” disponeva di elementi quali Nesta, Nedved, Salas, Vieri, Stankovic e Mihajlovic. La formazione biancoceleste lottava per il tricolore, di lì a poco tempo avrebbe dato vita insieme al Milan a una volata finale da thriller. Il sogno scudetto sarebbe sfumato per via di un pareggio contro la Fiorentina alla penultima giornata, ma la storia avrebbe avuto modo di ricompensare la squadra romana la stagione successiva con il trionfo del 2000.

Anche il Parma di Alberto Malesani era una squadra carica di talento: Buffon, Thuram, Cannavaro, Veron, Crespo e Chiesa, solo per citare i giocatori più rappresentativi presenti nella rosa. In quegli anni il collettivo emiliano si era abituato a giocare al vertice della serie A ed era in grado di dire la sua anche in Europa. La Coppa Uefa vinta proprio nel 1999 in finale contro il Marsiglia ne è la più limpida dimostrazione.

La sfida

Alla luce delle premesse è facile intuire come Parma-Lazio fosse una partita di cartello, una sfida al vertice della serie A. La fine degli anni 90′ coincideva con uno degli ultimi periodi d’oro del campionato italiano, prima dell’inizio di un lento declino finanziario. Il Parma occupava il primo posto in classifica insieme alla Fiorentina, mentre la Lazio inseguiva, staccata di soli tre punti. Quel 17 gennaio 1999 allo stadio Tardini gialloblù e biancocelesti incrociarono le lame per l’ultima giornata del girone d’andata, un crocevia importante per il cammino di entrambe le squadre.

Dopo un primo tempo concluso sullo 0-0 la Lazio passa in vantaggio con un rigore trasformato dal Marcelo Salas. La gioia dura appena tre minuti, fino a quando su uno spiovente dalla destra di Fuser il pallone viene colpito di testa da Chiesa, bravo ad anticipare un disattento Mancini, che già si coordinava per controllare la sfera e far ripartire l’azione dei suoi. La deviazione aerea viene raccolta da Crespo, che da vero rapace d’area è bravo a mettere in rete da pochi passi. Si torna a centrocampo sull’1-1, il numero 10 laziale dovrà attendere circa un quarto d’ora per rifarsi.

La prodezza di Mancini

Al 68′ minuto Mihajlovic batte un corner teso e a mezza altezza dalla sinistra. Mancini è di spalle alla porta, si libera della marcatura di Benarrivo e con un movimento fluido impatta il pallone al volo con il tacco. La sfera passa sopra la testa di Fuser che era appostato a copertura del primo palo e si infila sotto la traversa. È un gol magico, un autentico gioiello, un lampo di pura classe. Vieri e Mihajlovic abbracciano il loro numero 10 quasi increduli, i loro volti tradiscono un’espressione che rivela al contempo gioia e stupore. Sarà proprio Christian Vieri a chiudere il match con un sinistro da fuori area al 91′, a completamento di un 1-3 finale per la squadra di Eriksson. Il tecnico svedese aveva posto il veto sui colpi di tacco, ma in occasione della prodezza di Mancini (da Mancini stesso definito il più bello della sua carriera) siamo sicuri avrà chiuso un occhio più che volentieri.


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