20 marzo 1991. Il Milan abbandona il campo contro il Marseille


“Ed è proprio il caso di dire che il Milan è uscito a fari spenti dal Velodrome di Marsiglia.” A pronunciare queste parole è il giornalista Gian Piero Galeazzi, per lo speciale Tg1 sulle partite di Coppa dei Campioni del 1991. Si, è una data assai lontana. Una distanza d’anni palpabile dall’ancor stabile forma fisica di Galeazzi in diretta Tv e dalla sua giacca color cammello dal peso netto di ventidue chili e mezzo.

Le coordinate temporali sono fondamentali per l’acquisizione mentale di un evento storico di questo calibro. Il protagonista non è un Milan qualunque, è il Milan di Arrigo Sacchi. Una delle squadre più forti di sempre, in grado di vincere dal 1988 al 1990 due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe Europee, una Supercoppa Italiana e uno scudetto. Per scandirne meglio le caratteristiche, si parla del “Milan degli Olandesi”, con il trio formato da Van Basten, Ruud Gullit e Frank Rijkaard.

Questi ragazzi ben pettinati

Una potenza europea che vede increpare il proprio cammino nella stagione 90/91. Il campionato mostra in vetta alla classifica la Sampdoria di Mancini e Vialli, rendendo la Coppa dei Campioni obbiettivo fondamentale per i rossoneri.

20 marzo 1991. E’ la data della partita descritta da Galeazzi. Si gioca il ritorno di quarti di finale. Milan-Olympique Marseille. L’andata di San Siro si è conclusa per uno a uno. I diavoli hanno un solo risultato disponibile per passare, la vittoria. Queste le formazioni.

OLYMPIQUE MARSIGLIA: Olmeta, Amoros, Di Meco, B. Boli, Mozer, Casoni, Germain, Fournier, Waddle, Papin, Pelé.
MILAN: S. Rossi, Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini, Ancelotti, Rijkaard, Agostini, Donadoni, Gullit, Evani.

I milanesi sono sprovvisti di Van Basten. Al 75’, con un goal fantastico al volo di Waddle, i padroni di casa si portano avanti. Non è uno scontro facile da gestire per l’arbitro svedese Karlsson. Il nervosismo è padrone delle menti di ogni calciatore presente in campo. Intorno al 90’ succede una di quelle cose che ti iscrivono automaticamente alla storia. Uno dei riflettori dello stadio si spegne. La cilecca dell’impianto del Velodrome crea un enorme confusione generale, sfociata nell’invasione di campo da parte dei fotografi, convinti che la gara fosse terminata. In poche parole, una caciara pazzesca. Il direttore di gara è costretto a sospendere il gioco, ordinando le due squadre di rientrare in campo venti minuti dopo. Ma a rendere del tutto sconvolgente la situazione sarà la decisione di un certo Adriano Galliani, allora amministratore delegato del Milan. Il “Condor” pensò bene di non far scendere la sua squadra in campo, in segno di protesta per l’irregolarità subita. Mossa azzardatissima che costerà la sconfitta per 3-0 a tavolino e la squalificazione di un anno nelle competizioni europee.

Video tutto da vedere. Ci si immerge nel caos di quella partita e si scorge un Ancelotti dal sopracciglio particolarmente eccitato

Qui sorge spontanea una domanda: perché? Ma perché mai? Cosa mai sarà passato in testa allo zio Fester? Diciamo che per Adriano il malfunzionamento dei fari è stato un aiuto divino. Si, forse l’ha interpretato così. O perlomeno, così sembra dalle parole rilasciate dallo stesso Galliani durante la presentazione del libro “Da Calciopoli ai Pink Floyd”, del giornalista Alberto Costa. Ripercorrendo la serata di Marseille, il Condor richiama alla mente un’altra partita del Milan di Sacchi, il ritorno dell’ottavo di finale di Coppa dei Campioni contro lo Stella Rossa nell’88’, a Belgrado. “Tutto nasce da Belgrado”, sostiene Galliani. Stessa identica situazione del 91’. Stesso pareggio di San Siro all’andata, stessa situazione di svantaggio per i rossoneri al ritorno. Il Milan, con il goal di Devic Savicevic sul tabellino, era fuori dalle coppe, finché una nebbia fittissima non ricoprì totalmente il campo di gioco del “Marakana” di Belgrado. Milano portò la nebbia con sé, costringendo l’arbitro tedesco Pauli a sospendere il match. In quel frangente però, la partita fu rinviata al giorno successivo, ripartendo dall’1-1 dell’andata. Il risultato della gara è assai noto. Da quel raro episodio calcistico iniziò l’ascesa europea per il Milan di Sacchi.

La nebbia di Belgrado

lo stesso Dio di Belgrado non può far venire la nebbia nel mese di marzo sul mare, così ha deciso di esprimersi facendo spegnere tutta l’illuminazione.”

Per Galliani è subito deja-vu. Il ricordo di Belgrado accese in lui uno spiraglio di salvezza qualificazione. Convinto che la saltata illuminazione dello stadio potesse essere motivo di rinvio partita, come due anni prima per la nebbia, ordinò il Milan di non tornarne più in campo. Da qui le parole del buon Galeazzi “ed è proprio il caso di dire che il Milan è uscito a fari spenti dal Velodrome di Marsiglia.” Due eventi storici che si intersecano in casa Milan. Nel primo caso funzionale alla conquista del mondo, nel secondo determinante per la sua eliminazione dall’Europa. Il condor ha provato a cogliere il favore che il fato gli stava nuovamente porgendo, non consapevole che questa volta si trattasse di una trappola.

Abascià Domenico


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