28 Marzo 1993: l’esordio di Totti in Serie A


“Eee un giorno che era sabato pomeriggio… a fine primo tempo stavamo due a zero, avevo fatto due goal nella primavera. An certo punto mi chiamano fuori dal campo. Strano… avevo fatto du gol, che me fai uscì… qualcosa de grave era successo… invece mi dicono vestiti, vatti a fa la doccia che devi partire con la prima squadra per Brescia… M’ è preso un colpo a me.”

A raccontarsi così non è un calciatore qualunque. Queste parole narrano l’inizio di una delle parentesi più romantiche del calcio. Una parentesi durata 25 anni, in grado di plasmare un oggetto culturale per l’Italia, un vero e proprio Dio per Roma. Sto parlando, ovviamente, di Francesco Totti. Il sabato pomeriggio di cui parla il capitano, nel film “Mi chiamo Francesco Totti”, risale al marzo del 1993. Un anno che, per molti, dovrebbe segnare l’apertura di un nuovo calendario. L’88’ minuto della 25esima giornata di campionato del 1993 segna questo inizio, parte il “Dopo Totti”.

Ai tempi però il capitano non era ancora il capitano, ma un ragazzetto che incoronava il sogno di scendere in campo per la sua città, accanto ai suoi idoli, primo tra tutti Giuseppe Giannini. Ciò basta a giustificare il “Inizialmente neanche volevo partì” di Totti. E lo capiamo benissimo, immaginate di avere neanche 17 anni e dover essere pronto a sostituire uno di loro. Questo l’undici titolare della Roma nella gara contro il Brescia.

 Cervone, Garzja, Aldair, Tempestilli, Benedetti, Comi, Mihajlovic, Bonacina, Giannini, Caniggia, Rizzitelli.

Allenatore: Vujadin Boskov

Pochi i nomi che arriveranno alla mente dei nati nel nuovo millennio e, forse, anche i tifosi di allora sognavano di cancellare dalla memoria una stagione sicuramente sotto le aspettative. La Roma era decima in campionato, appena uscita dalla Coppa delle Coppe e con grane societarie che porteranno all’arresto il presidente Giuseppe Ciarrapico. L’esordio di Totti sarà la nota di colore che renderà il 93’ un’annata degna di essere ricordata e celebrata.

“Scaldati dai! Che entri!”

Mancano dieci minuti al termine della gara. I giallorossi conducono per due a zero, grazie alle reti di Caniggia e Mihajlovic al minuto 23’ e 29’ del primo tempo.

Queste le azioni salienti della gara.

L’atmosfera in panchina per il giovane Totti è serena, ormai sicuro che il suo primo ingresso sui campi della Serie A non sarà a Brescia. Convinzione pronta a vacillare con l’ordine del tecnico serbo Boskov. Quel “Scaldati dai! Che entri!” irrigidisce improvvisamente l’area attorno al futuro capitano. L’istinto gli fa girare il volto. Il suo sguardo incrocia quello di Roberto Muzzi, seduto accanto a lui in panchina. Il suo cuore, pronto a lasciarlo da un momento all’altro, implora che l’allenatore abbia imperato sul compagno. Così non fu, era il suo momento, con il numero 14 Totti stava per presentarsi al popolo romano, di cui diventerà ottavo re.

La radiocronaca del famigerato evento

Così commenta lo stesso Francesco “Immaginarmi là dentro insieme a loro era impensabile… na finzione, come se me prendessero in giro, capito? Da là è cambiata tutta la vita.”

E forse non è un caso che l’esordio di un calciatore poi divenuto storia coincida con il quasi fallimento della società. La Roma doveva rinascere e lo farà proprio nel 93’. Dopo l’arresto di Ciarrapico, a prendersi la responsabilità di dirigere una piazza così calda sarà Franco Sensi. Roma ricomincia dai romani. Sensi il presidente, Carlo Mazzone l’allenatore e Francesco Totti promessa del futuro giallorosso. Non posso fare a meno di ricordare quanto la storia calcistica pare scritta come un poema epico. Totti oggi è la Roma. Arrivato nel momento del suo crollo è divenuto pilastro per la sua grandezza futura. Un pilastro che non sarà mai scardinato, neanche ora che il capitano non gioca più, perché il suo nome rimbomberà nella testa di ogni calciatore che veste la maglia giallorossa. Totti è la Roma e la Roma è Totti.

Abascià Domenico


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