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Eccoci con un nuovo appuntamento con il Podcast di Calciatori Ignoranti. Brutte notizie in casa Napoli con l’infortunio muscolare di Victor Osimhen arrivato nel match di Champions League contro il Liverpool. Per il nigeriano che si è sottoposto a nuovi esami strumentali si tratta di una lesione di secondo grado del bicipite femorale destro.

Stop potenziale di 35-40 giorni, ma dipenderà sempre dalla risposta del corpo dell’ex Lille. Sicuramente è stata segnata in calendario la partita con il Bologna in programma prossimo 16 ottobre come data del possibile reintegro in rosa. A questo punto zero dubbi: davanti tocca al Cholito Giovanni Simeone, già in gol dopo 3 minuti dal suo debutto in Champions al San Paolo contro i Reds. Coronato un sogno e adesso si può anche andare oltre.

Simeone, la riserva di lusso che viaggia verso il top

Simeone, che l’anno scorso all’età di 26 anni ha raggiunto l’apice della sua carriera a Verona con 17 gol senza rigori e 5 assist in Serie A, è pronto per fare un passo importante verso i top attaccanti in Italia. Anche perché una riserva che segna così sarebbe lussuosa per chiunque.

Il Cholito era stato attenzionato da grandi club del calibro di Atletico Madrid e Borussia Dortmund, ma alla fine ha scelto gli azzurri guidati da Luciano Spalletti, consapevole di dover gestire una concorrenza proibitiva come quella di Victor Osimhen. Adesso, con il nigeriano fuori, avrà un mese per cambiare la storia nel momento prime della sua carriera, dopo i tentennamenti delle scorse annate.

Poker alla Lazio e doppietta alla Juve: la scalata del Cholito

Tutto è cambiato da quel Verona-Lazio e da quel poker ai biancocelesti che gli ha permesso di riposizionarsi nell’olimpo dei grandi centravanti della Serie A. La doppietta alla Juventus, la libertà nello schema di Juric che ha liberato il suo istinto, il lavoro di reparto e collettivo che lo ha reso appetibile agli occhi dei top club.

Certo, per giocare in una squadra ambiziosa e tecnicamente complessa come il Napoli, che non gli faciliterà il lavoro come faceva il Verona di Tudor, dovrà dimostrare davvero di essere maturato e di aver compiuto lo step definitivo. È il suo momento, anche perché all'età di 27 anni non potrebbe essere altrimenti.

Un gol e un assist in tre partite di Serie A. L'esterno mancino scozzese sta già illuminando al Bentegodi e può essere una delle carte vincenti della stagione gialloblù.


Josh Doig si è presentato a Verona in una calda giornata di inizio agosto, in punta di piedi e con lo sguardo di un ragazzo per bene, anche un po' timido e sognante, di chi sa che da adesso la strada si fa stretta, sempre più in pendenza. Esterno mancino scozzese, classe 2002, proveniente per 3,5 milioni di euro dall'Hibernian e da due stagioni da protagonista nel massimo campionato in patria, con tanto di battesimo in Europa con minuti importanti nella neonata Conference League. Brilla già il suo talento.

Gol e assist in tre partite: che partenza per Josh Doig

Terzino, ala, tutta fascia, uno che strappa da dio e che fa malissimo. Chiedere alla Sampdoria che al Bentegodi ha patito per 90 minuti le scorribande a sinistra di questo ragazzo, bravo ad approfittare della respinta corta di Audero su Lasagna, per piazzare il 2-1 che ha permesso a Gabriele Cioffi di mettersi in tasca i primi 3 punti. Già determinante con l'Empoli Doig, da subentrato ha servito l'assist per l'1-1 di Kallon al Castellani. Colpiscono la mentalità, l'approccio e l'impeto con i quali entra in partita.

Terzino e ala offensiva: la doppia fase nel sangue

Cioffi ha in mano un jolly per la sua corsia sinistra in un 3-5-2 che sta diventando sempre più offensivo, pur mantenendo il giusto equilibrio, grazie anche al lavoro di Darko Lazovic che con Doig condivide pure il ruolo di mezzala. Un elemento in netta crescita anche di condizione (al momento è ancora al 70% della forma) e che, con ogni probabilità, vedremo anche dal primo minuto nella complicata trasferta dell'Olimpico contro la Lazio di Maurizio Sarri.

Il centrale, dopo un'estate di tira e molla, sbarca in nerazzurro in prestito con diritto di riscatto dalla Lazio. Lui la scelta dopo un'infinità di nomi per il vice de Vrij. Convinto Zhang per arrivare alla fumata bianca sul gong.


E alla fine a sorridere è Simone Inzaghi. Francesco Acerbi è nerazzurro, nonostante i continui spostamenti, l'estate turbolenta, il diktat di Zhang, i tanti nomi per questo famoso centrale che non arrivava mai e che il tecnico interista ha chiesto fino allo sfinimento. Alla fine, il centrale ormai ex Lazio raggiunge Milano per un nuovo capitolo professionale e di vita, riaggancia l'allenatore con cui ha fatto cose importanti e vinto trofei.

L'usato sicuro voluto da Inzaghi: Acerbi a Milano in prestito con diritto

Qualche settimana fa si era aperta con fiducia e meticolosità una trattativa che è sembrata poter tramontare sul più bello, anche perché l'Inter avrebbe voluto affondare per Chalobah e poi su tanti altri che per la società sarebbero stati più sostenibili nel lungo periodo, dai margini di crescita più ampi, dal profilo insomma più verde. L'ex Milan e Sassuolo rappresenta invece un usato sicuro e, ormai ai margini del progetto di Sarri, ha scelto di lasciare la Lazio per vestire il nerazzurro con la formula del prestito con diritto di riscatto a 4 milioni, firmando un contratto da 1,5 milioni netti a stagione.

Le critiche da laziali e interisti, ma la strada era tracciata

Acerbi arriva alla corte di Inzaghi dopo infinite incertezze, tante critiche da parte dei tifosi laziali e anche dagli stessi supporter nerazzurri dopo l'errore dello scorso aprile all'Olimpico che aprì al Milan la strada verso il successo. Premesse che si traducono in parecchia pressione per il giocatore che si posiziona nella rosa interista come vice de Vrij. Non è un caso che, anche per questo, la dirigenza ha provato a sondare altri profili e l'agente dello stesso difensore aveva nel frattempo portato avanti colloqui con Napoli e Monza su tutte. Alla fine l'incontro a metà agosto in sede Inter per preparare l'operazione, chiusa infine sul gong del mercato estivo e certificata dalle parole del suo co-agente Andrea Pastorello: "Ha voluto assolutamente l'Inter, ne ha dato dimostrazione"

Skriniar resta, ma serve il rinnovo prima del nuovo assalto del PSG

Quanti nomi sono circolati per la difesa, prima della fumata bianca per Acerbi. Jordi Alba, Chalobah, Akanji, Milenkovic, Caleta-Car, Omeragic, Demiral e altri ancora. L'ex Lazio è risultata la scelta finale dei nerazzurri che, peraltro, respirano con più serenità dopo la permanenza e in seguito all'assalto delle ultime ore del PSG per Milan Skriniar. Il centrale slovacco però adesso deve rinnovare e in questo senso la strada è in salita, anche perché i parigini sono pronti a tornare con prepotenza in gennaio per prendersi Milan. Il mercato estivo è terminato, ma quello invernale ha già preso il via e, in questo senso, bisognerà farsi trovare pronti

L'olandese, dopo il Liverpool, sogna di vestire la maglia della Roma e di tuffarsi in una nuova avventura in Serie A. L'ostacolo resta l'ingaggio, ma c'è fiducia.


Eccoci con un nuovo appuntamento con il Podcast di Calciatori Ignoranti. Al centro c'è il nuovo colpo in canna della Roma, ovvero Georgino Wijnaldum. I giallorossi hanno già raggiunto un accordo con il calciatore, per il quale un ruolo fondamentale come sempre lo ha giocato José Mourinho.

Wijnaldum alla Roma frenato dall'ingaggio

L'ostacolo resta l'ingaggio e qui anche l'olandese dovrà fare la sua parte, oltre che lo stesso club transalpino non ancora certo di accollarsene la metà. La formula dovrebbe essere quella del prestito con diritto di riscatto sui 10 milioni, ma per convincere il Paris la Roma ha dovuto far leva sul vincolo di un certo numero di presenze per far scattare l’obbligo.

Roma in estasi: dopo Dybala, aspetta Gini

Nel frattempo il General Manager del club capitolino, Tiago Pinto, lavora senza sosta e spinge per chiudere alle sue condizioni. Tuttavia la trattativa non sarebbe ancora arrivata alle fasi conclusive, ma attorno all'ambiente giallorosso, in estase dopo lo sbarco a Trigoria di Paulo Dybala, resta assolutamente fiducioso. Gini Wijnaldum sarebbe un rinforzo notevole in mezzo al campo: porterebbe qualità e quantità a un reparto che negli ultimi anni ha sofferto non poco. 

Il tecnico parla in esclusiva a Calciatori Ignoranti: ricordi, modelli, avversari, rapporti con le tifoserie e previsioni sulla prossima Serie A

Cristian Brocchi è stato ospite a Calciatori Ignoranti - Originals, live sul profilo Twitch della Community, raccontandosi in maniera totale sulla sua carriera da calciatore e su quella da tecnico. Dal Milan all'addio al calcio con la Lazio, passando per i rapporti con Ancelotti e Gattuso, fino ai pronostici sulla griglia di partenza del prossimo campionato di Serie A.

Affidabilità, stima e Ancelotti

Ho avuto un rapporto bellissimo con il mister. In due stagioni su tutte, al Milan, ho giocato veramente tante partite. Negli altri anni ero il primo cambio di Gattuso, però ho giocato i quarti e una semifinale di Champions League da titolare e un’altra da subentrato. Ricordo che in un'intervista, alla domanda su chi fosse il più sottovalutato, rispose “assolutamente Christian Brocchi”. Mi stimava e sapeva che quando si girava e mi doveva chiamare in causa, avrei dato qualcosa di importante. Sapeva che non mi lamentavo quando non giocavo due-tre partite. Prima della semifinale con l'Inter venne e mi disse: "Stanno raccontando che manca manca quello e quell'altro, ma non sanno che ho te e sono tranquillo”. Lui ha vinto così tanto perché è un allenatore da grandi squadre, non so se con squadre più piccole poteva avere qualche difficoltà in più. Certamente, se fossi il presidente di una squadra importante e volessi vincere qualcosa, il primo allenatore che chiamerei è lui.

L'amicizia con Gattuso

Al Milan eravamo un gruppo di amici. Ridevamo, scherzavamo e facevamo di tutto, però quando iniziava l’allenamento si andava a duemila, in partita alzavamo gli scudi e lottavamo tutti insieme, proprio perché c’era un rapporto bellissimo. Con Gattuso, ad esempio, ho sempre avuto un grande rapporto. Se ho giocato molte meno partite di quelle che avrei potuto è perché avevo davanti un mostro. Nonostante questo ho sempre vissuto il rapporto di amicizia tra noi con un affetto forte. Ero io il primo che tifava per lui ed era lui il primo che tifava per me quando giocavo io o lo facevamo insieme. Ma ho un rapporto speciale anche con Ambrosini, Nesta, Pirlo, Inzaghi e Abbiati.

Lo studente Ricardo Kakà

Era il bambino che arrivava in gruppo già formato, ce lo presentarono come un giocatore dalle caratteristiche diverse da quelle reali. Si presentò con questi occhialini che sembrava uscito da una lezione e perciò nessuno gli dette la giusta importanza. Poi al primo controllo ne lasciò due sul posto e al secondo fece gol. Ci siam guardati come a dire: "Ma chi è questo? Forse neanche voi sapete chi avete appena preso". Pulito fuori, devastante in campo. Al contrario di Cristiano Ronaldo, magari era meno spettacolare ma aveva una forza incredibile. Gli volevi bene, era umile, fuori dal campo quasi sembrava un'altra persona, anche se negli anni diciamo che è diventato "più sveglio nel suo modo di vivere".

L'Inter e l'episodio del cambio nome

Con l'Inter ci siamo lasciati male, una storia complicata. Ho sempre detto che la mia famiglia è interista, mio padre mi portava a vedere le partite. Feci un'intervista dove, sbagliando, dissi che odiavo un compagno di squadra che in Pinetina cambiò il mio nome con quello di un altro. Mi sentii tradito. I media riportarono che il mio era un odio verso il club, quando invece ho un enorme rispetto verso questa società e tantissimi amici interisti e in Curva Nord. Quando tornavo poi a San Siro con la maglia del Milan, ovviamente, l'accoglienza era figlia di quell'episodio.

Ronaldo il Fenomeno davanti a Messi e CR7

Quello che ho visto fare a Ronaldo il fenomeno, mai a nessun altro. Era qualcosa di magico e meraviglioso. Dal vivo, anche quando non stava bene o con qualche chilo in più, faceva delle cose inimmaginabili, impossibili per noi umani. Senza gli infortuni avrebbe fatto meglio di Messi e Cristiano Ronaldo.

Firenze e l'apporto fondamentale di Prandelli

Con Firenze è stato un colpo di fulmine, come quando i ragazzini si innamorano d'estate, all'improvviso. Feci una stagione meravigliosa, una delle tre migliori della mia carriera. Una piazza molto calda che parla sempre di calcio e trasmette tanto. Ho ricevuto tanto e il ricordo della Viola resta molto forte, con un Prandelli che mi ha voluto tanto: l'allenatore che a livello di preparazione alla gara e alla tattica mi ha insegnato di più. Per me è stato fondamentale, avevamo un feeling particolare. Per lui un affetto immenso.

Lazio da "pelle d'oca"

Ogni maglia ha rappresentato per me un'opportunità. Per la Lazio feci una scelta di vita, al Milan avevo vinto e dato tutto e volevo rimettermi in gioco essendo uno molto caratteriale. Mi chiamò Tare in un momento di rifondazione e mi convinse. Al primo anno a Roma feci una fatica incredibile, era tutto diverso in termini di vita e dinamiche umane, poi ingranai pur avendo già vinto la Coppa Italia, primo trofeo con una maglia diversa rispetto a quella rossonera. I tifosi apprezzavano la mia voglia di dare tutto in campo, ma non mi aspettavo un saluto come quello del giorno di addio al calcio. Ho ancora la pelle d'oca a pensarci, un ricordo indelebile. Quando i miei figli guardano quelle immagini, vuol dire che è stato fatto qualcosa di importante

Avversari difficili: Zidane e Liverani

Zidane era davvero difficile da affrontare: aveva eleganza, quando facevi per portargli via il pallone metteva il corpo davanti e ti buttava a due metri. Un altro, un po’ più giù di livello rispetto ai vari Ronaldo e Zidane, è Fabio Liverani. Giocavamo nella stessa zona a centrocampo: tu lo attaccavi e lui la giocava di prima, prendevi un metro perché pensavi la giocasse di prima e invece si girava e giocava davanti. Ti innervosiva, sembrava che con questo passetto gliela potevi rubare e invece no. Ci sono quei giocatori che ti infastidiscono quando ci giochi contro e lui era uno di questi.

Carriera da allenatore: Berlusconi e l'esperienza al Milan

Quello è stato uno dei momenti più difficili della mia vita, per quello che girava intorno in quel periodo. Non era quello che volevo, mi arrivavano addosso certi tir che avrebbero steso chiunque: alcuni dicevano che ero il lecchino di Berlusconi, altri che avrei fatto qualunque cosa per arrivare in prima squadra. La dirigenza aveva apprezzato il mio lavoro nel settore giovanile, in quel momento c'erano dei problemi e, nonostante un primo rifiuto, il presidente mi negò la possibilità di rifiutare una seconda volta. Mi disse: "Da domani alleni la prima squadra". Arrivai in scadenza di contratto e in un contesto complicato, eppure facemmo una bellissima finale di Coppa Italia contro una grande Juventus. Se avessi avuto quel pizzico di fortuna, magari poteva cambiare la mia carriera.

L'esempio di Pioli e i modelli Guardiola e Klopp

Pioli, ormai da anni, mi piace tantissimo. Secondo me con lo scudetto al Milan si è chiuso un cerchio, un percorso difficile, una gavetta fatta di tante delusioni e sofferenze. Lo stimo come uomo e come allenatore, il suo cammino da tecnico è stato pieno di ostacoli e perciò dà la forza a noi allenatori più giovani e meno esperti nel continuare e nel crederci sempre, aggiornandosi e studiando per arrivare un giorno a fare quello che ha fatto lui. A livello internazionale studio Guardiola e Klopp: mi emozionano le squadre che cercano di dominare la partita con il possesso.

Serie A 2022/23: Milan e Inter in pole, la Juve dietro

Fare una griglia è difficile perché le vittorie finali non le fanno solo i giocatori in rosa. L’anno scorso l'Inter e il Napoli potevano avere una rosa più larga rispetto al Milan, eppure hanno vinto i rossoneri. Dall'esterno si capiva che si era ricreata quell’amicizia dei miei tempi e perciò ho sempre avuto il pensiero che, proprio per questo, potesse vincere il campionato. Ecco perché più che guardare ai giocatori presi, mi concentrerei sul gruppo che poi fa la differenza. Credo sarà un altro anno in cui se la giocheranno Milan e Inter. La Juventus non la escludo: ha fatto due acquisti meravigliosi ma, quando perdi uno come Chiellini, lo spogliatoio fatica a rimpiazzarlo con un sostituto all’altezza. Quando vanno via giocatori che hanno dato mentalità, ricostruirla con lo stesso entusiasmo e lo stesso attaccamento può essere complicato. I bianconeri hanno preso due giocatori meravigliosi e quindi partiranno per vincere, tuttavia credo partano mezzo passo indietro alle squadre che hanno vinto negli ultimi due anni.

Un nuovo podcast firmato Calciatori Ignoranti per scoprire chi è Charles De Ketelaere, talento belga classe 2001 di proprietà del Club Bruges e ambito dal Milan che vorrebbe presto portarlo in Serie A. Numeri, caratteristiche fisiche e tecniche, prezzo ed evoluzione della trattativa con i rossoneri.

Olivier Giroud ha presentato oggi il suo libro 'Crederci, sempre. Perché ho fiducia nella vita, in Dio, in me stesso e nel destino'. Nel corso dell'evento di lancio, il francese si è raccontato a tutto tondo, anche dello scudetto e della nuova stagione che sta per prendere il via".

SHEVCHENKO - "Negli anni del grande Milan, tra il '90 e il 2000, ero un grande tifoso rossonero. Ho visto tanti video di Van Basten e di Papin, volevo segnare come loro. Sheva era per me la classe, l'esempio, il calciatore preferito, poteva fare gol in tutti i modi e mi piaceva tanto la sua mentalità. Quando l'ho incontrato, avevo le stelle negli occhi".

SBARCO A MILANO - "Ero a Nizza con la Nazionale e il mio manager aveva organizzato un Facetime con Maldini. Per me era una cosa speciale, è una leggenda del Milan. Mi piace il rapporto che ho con lui e Massara, mi hanno dato subito la spinta per venire qui".

PIOLI E IBRA - "Non conoscevo lo stile del mister, ma quando ho parlato con lui ho capito subito di poter lavorare molto bene. È una brava persona, sincera, sa come parlare ai giocatori. Ibra invece è una leggenda del Milan. Non gli ho detto subito che fossi un suo tifoso, i miei amici mi hanno anche regalato la sua maglia. Sono molto felice del rapporto che ho con Zlatan".

IL DERBY DELLA SVOLTA - "Un'emozione pazzesca, con la Curva Sud davanti a me. Sono stati due gol pesanti perché se l'Inter avesse vinto quel derby, sarebbe stata quasi irraggiungibile. Credo che Dio mi ha detto di crederci fino alla fine, per il primo gol e anche per il secondo. Tutti i tifosi mi hanno parlato di questo gol per mesi, anche oggi succede. Sono molto orgoglioso e spero di vivere ancora questo tipo di emozioni".

SLIDING DOORS - "Al Chelsea ero il terzo attaccante con Abraham e Batsuahyi davanti a me. Parlai con Lampard per trovare una soluzione, ma lui non voleva mandarmi via. Poi segnai 8 gol nelle ultime dieci partite. L'Inter era molto interessata ma, ad un certo punto, mi hanno detto che non c'erano più soldi. Mi voleva anche la Lazio. Ero disperato e volevo andare via. Potevo andare al Tottenham, ma avevo giocato nell'Arsenal... Era destino che andasse così, che diventassi rossonero e non nerazzurro".

SCUDETTO - "Ho paragonato l'atmosfera di vincere lo scudetto a quella del Mondiale. Non ho mai visto questo tipo di celebrazioni. La gente ha aspettato a lungo questo titolo, piangeva per la strada e questo ti tocca il cuore. Con la Francia andammo troppo velocemente, qui per fare tutto il percorso ci abbiamo messo 4 ore e mezza. I tifosi a Reggio Emilia sono entrati tutti in campo e non me lo aspettavo. È stato pazzesco. In doccia canto 'I campioni dell'Italia siamo noi', l'ho cantata per tutta l'estate e insegnata anche ai miei figli. Lo stesso il 'Siam venuti qua su, per vedere segnare Giroud' e il 'Pioli is on fire' ".

LA NUMERO 9 - "Non c'è mai stato un tabù perché sono cristiano, non superstizioso. Non è il numero che mi fa fare gol. Lo volevo. È un bel regalo essere il numero 9 del Milan come Inzaghi".

SECONDA STELLA - "Lo ha già detto Maldini. Il difficile nel calcio non è vincere, ma riuscire a confermarti. Abbiamo fatto una grande stagione e la nuova sarà ancora più difficile, perché Juventus e Inter si stanno rinforzando. Mi piace questo tipo di sfida: sarà molto difficile, ma penso che abbiamo le qualità per vincere".

ORIGI - “Lui parla francese, io ho fatto il mio ruolo di fratello maggiore perché è molto importante dare un buon benvenuto a tutti, anche se saremo in competizione per una maglia da titolare. Ho sempre detto che la competizione è molto importante per essere forte, per imparare e dare il massimo. È un buon rinforzo”.

L'ad dell'Inter Giuseppe Marotta è intervenuto in conferenza stampa alle porte della nuova stagione dell'Inter.

AGRODOLCE - "Oggi simbolicamente siamo alla griglia di partenza di una nuova stagione sportiva, ma prima di parlare del presente e del futuro volevo fare un brevissimo accenno a un consuntivo della stagione passata. La definirei agrodolce: la nostra bacheca si è arricchita di due trofei importanti, con un po' di amarezza per quel secondo posto che dimostra come nel calcio la differenza sia minima tra chi vince e chi no. Questo sia un monito per il futuro".

INZAGHI - "Volevo portare i saluti da parte del presidente Zhang e augurare una stagione ricca a tutti. Tra le novità cito il rinnovo del nostro allenatore, frutto di un rapporto instaurato l'anno scorso dopo le turbolenze estive, ma che ha dato ampia soddisfazione a tutta l'Inter. Era fisiologico perché ha dimostrato coi fatti di essere all'altezza di rappresentare una società come l'Inter e di avere le skills per lavorare con noi in futuro".

VINCERE - "Ringrazio i miei colleghi Ausilio e Baccin che stanno lavorando per costruire una squadra competitiva. Nel mondo del calcio l'asticella deve essere molto alta. non si deve avere paura di perdere, ma il coraggio di vincere. Ci presentiamo ai nastri di partenza con questo obiettivo: vincere, forti del fatto che abbiamo dimostrato negli anni di essere competitivi e non ci dobbiamo far deviare dalla parola sostenibilità finanziaria, troppo abusata dopo la pandemia. Certamente serve per dare continuità a ogni club e anche al nostro. Noi tre, in primis, abbiamo questo obiettivo, come ce l'ha nella parte gestionale e corporate Alessandro Antonello".

MERCATO - "Il mercato che abbiamo fatto è creativo e intuitivo, ci ha portati ad allestire una squadra già competitiva. Abbiamo ancora davanti due mesi di trattative, anche se il campionato che incombe quest'anno sarà anomalo, con una spaccatura nel mezzo. Nella prima parte dovremo sostenere venti incontri, compresa la Champions, perciò il lavoro di mister Inzaghi e di tutto il suo staff sarà difficile. E' una situazione mai vista nella storia del calcio. Sul mercato abbiamo avuto l'intenzione di presentare al mister una squadra competitiva e questo mi pare che il lavoro fatto dimostri che abbiamo raggiunto la promessa".

TIFOSI - "È l'occasione per ringraziare i nostri tifosi che rappresentano lo zoccolo duro del club. Il nostro obiettivo è quello di ampliare anche quest'anno la bacheca: i trofei sono frutto di cultura del lavoro, di senso di appartenenza molto forte e, questi due, sono i principi che devono portarci a raggiungere il massimo degli obiettivi".

DYBALA - "Un tema ampiamente dibattuto perché fa parte di quella serie di calciatori svincolati. È la prima volta che tanti svincolati di livello sono ancora fermi, senza una squadra. Dimostra che il calcio sta cambiando, si guarda molto più al contenimento dei costi. Dybala rappresentava un'opportunità, ma non possiamo dimenticare che siamo a posto nel settore offensivo. Abbiamo una serie di giocatori di spessore che l'allenatore dovrà gestire nel migliore dei modi. Resta l'affetto nei confronti della persona".

In attesa di annunciare Pogba e Di Maria, la Juventus avrebbe trovato l'accordo con l'entourage di Nicolò Zaniolo. Per il centrocampista classe '99 è pronto un contratto quadriennale da 4 milioni a stagione bonus compresi, ovvero 1,5 in più rispetto a quanto guadagna attualmente.

Adesso i dirigenti bianconeri, racconta il Corsport, sono al lavoro per convincere la Roma che intanto ha fatto sapere di non volere contropartite tecniche. Possibile che venga formulata un'offerta simile a quella che portò Chiesa a Torino: prestito oneroso a 10 milioni ed obbligo di riscatto fissato a 40.

Sul giocatore attualmente ci sono soltanto i bianconeri, dunque alla Continassa filtra ottimismo per la buona riuscita della trattativa.

Francesco Ciarnelli

L'Arsenal ha ufficializzato l'acquisto di Gabriel Jesus dal Manchester City per circa 52 milioni di euro. L'attaccante brasiliano classe '97, che ha firmato un contratto quinquennale, indosserà la maglia numero 9 e sarà la punta titolare dei Gunners.

L'allenatore dei londinesi Mikael Arteta si è dichiarato elettrizzato e molto felice per questo nuovo acquisto. Jesus con il City ha contribuito alla vittoria di ben 11 trofei segnando 95 reti in 236 presenze.

Francesco Ciarnelli

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