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Dybala pareggia i conti nel big match di San Siro e sfodera la D-mask sotto la Nord interista. Mourinho e i giallorossi possono volare grazie al campione argentino


Dybala Inter Roma

Restiamo convinti che la Roma non sia Dybala-dipendente. Ma di sicuro senza il Ventuno è dura stappare la partita. Sabato sera è riuscita a rimettersi sui binari della gara pareggiando subito il gol di Di Marco. Proprio grazie a un'altra prodezza della Joya.

Lo splendore di Dybala, capitolo Inter-Roma

Minuto 39: Spinazzola recupera palla a centrocampo intercettando la sfera dalle gambe di Barella. Corre forte come pochi sanno fare, difendendo il possesso, alzando gli occhi. Il cross è giusto, Bastoni stringe troppo e male dentro l'area. Dybala attende dall'altro lato, si coordina come Natura comanda, senza fatica. Il destro schiacciato rimbalza per terra e buca le mani di Handanovic, costretto a buttare la palla in porta.

L'ex Juve, quasi Inter, gonfia la rete e sfodera la D-mask sotto la Nord nerazzurra. Di più, volta le spalle ai tifosi di casa e con i pollici indica numero e cognome sulla maglia. "Sì, vi ho segnato io. Colui che potevate avere e avete rifiutato".

Il rimpianto

E così, dopo aver inciso contro la Juve a Torino con un prezioso assist, Dybala ha detto pesantemente la sua in un altro big match. dal quale, stavolta, sono arrivati i tre punti. Colpaccio. Sono già cinque le marcature da inizio stagione, Helsinki compreso. Già un terzo di quanto realizzato la scorsa stagione.

"Non sono sempre io a decidere, ho una società dove andiamo tutti nella stessa direzione. È un anno e mezzo che si lavora nella stessa direzione, c'è un confronto quotidiano. Su Lukaku si è fatta una scelta condivisa", ha risposto Simone Inzaghi a specifica domanda su come sono andate davvero le cose durante il mercato estivo.

Basta vedere la mole di prime pagine sportive prodotte tra giugno e agosto sull'avvicinamento della Joya alla Milano nerazzurra. Un percorso poi improvvisamente sfumato. Reindirizzato verso la Capitale.

Chi Dybala ferisce Dybala perisce: l'Inter, prima con la Juve e ora con la Roma

E allora l'addio alla Juve - doloroso, pieno di lacrime e di sentimento - è stato deciso nel corso dei mesi dalla società, come lo stesso talento ha confermato ("Avevo un accordo per rinnovare, ma club e allenatore hanno cambiato le cose"). La trattativa con il club meneghino, invece, non si è concretizzata e resta di fatto un rimpianto dei tifosi. Oltre che una bestia nera: con quello di sabato, PD ha marcato in quattro delle sue ultime cinque partite di campionato contro l’Inter. (Si pensi che prima ancora non aveva realizzato alcun gol in dieci uscite contro i nerazzurri in campionato). Nessuno come lui nel confronto con l'ex club di Mou.

Il presente si chiama Roma e Argentina

Adesso la Joya è coccolato da Mourinho, dai suoi nuovi tifosi. Si sente di nuovo al centro di un progetto, sorride e mette paura agli avversari. La forma fisica non è ancora al top, quella mentale sì. Ma Paulo conosce il suo corpo, sa fino a dove insistere. E anche chi gli sta attorno ha imparato.

La doppia panchina conservativa offertagli dal Ct argentino Scaloni è stata una manna dal cielo. Utile a riposare le gambe nonostante il forfait pre Roma-Atalanta. Il mondiale si avvicina, per andarlo a prendere serve la massima gestione nelle sfide con la maglia giallorossa. Con i gol e le prestazioni pesanti, però, tutto diventa più facile. Come sorridere ancora sotto un'altra Dybala mask.

Lo Special One conferma la sua indole da vincente, domani non sarà in panchina ma è pronto a portare la Roma in alto


Special One

Un'intervista al posto della conferenza stampa. Manca un giorno esatto a Inter-Roma, Mourinho non parlerà ai cronisti perché squalificato. Difficilmente lo avrebbe fatto, visto che mercoledì dovrà presentarsi per gli obblighi Uefa in vista della sfida al Betis.

Uno Special One innamorato nonostante il tempo

E allora, ecco le parole di Mou alla Rosea. Un'intervista lunga ma con risposte sintetiche. Il tecnico di Setubal ha parlato a cuore aperto, rivelandosi ancora una volta per quello che è. Chi è, oggi, Mou? Facile rispondere, è quello di sempre. Un allenatore che vuole vincere, che fa parlare di sé, fa scrivere, divide.

Un personaggio mediatico, si dice spesso. Sicuramente uno stratega della comunicazione, che non lascia mai niente a caso. "Ci proverò con tutto me stesso [a vincere]", risponde alla domanda sulle sue intenzioni alla Roma. E quali possono essere se non quelle di arrivare più in alto. Piuttosto, ad assorbire bene queste parole devono essere i suoi attuali giocatori. Perché ciò che manca quest'anno alla compagine giallorossa non è la qualità, né la quantità. Ma la consapevolezza, per ora.

Anche perché non solo JM farà di tutto per vincere anche quest'anno un trofeo nella Capitale. Di più: lui a Roma ci si trova a meraviglia. Dopo Roma-Venezia della scorsa stagione aveva definito il popolo giallorosso come unico, "un fenomeno sociale incredibile". Di più (bis): "la mia voglia di vincere non andrà mai via". Che tradotto significa fare di tutto per battagliare anche quest'anno.

Democristiano e romantico

Un Mou affamato, insomma. E dov'è la novità? "Roma è il centro del potere politico e, si può dire, il museo all’aria aperta della storia italiana. Mi ritengo fortunato ad avere avuto la possibilità di vivere in entrambe le città", risponde alla domanda sul confronto con Milano.

Snobba il peso della rivalità con la sponda laziale della città ("Sono abituato, non ci faccio caso") e risponde così anche a chi gli imputa di essere più provinciale rispetto alla versione interista di dodici anni fa.

E aggiunge il ricordo romantico di tutti gli stadi delle sue imprese, della sua carriera. Che però continua: da un anno e mezzo è entrata in un nuovo capitolo ancora più special. Ancora più stimolante, che già lo ha portato ad essere Re in una piazza poco vincente. Il vincente è lui, tutti gli altri devono seguirlo.

Mou riabbraccia Dybala con l'incognita delle due panchine in Argentina. Il big match di San Siro vale più di tre punti


Mou riabbraccia Dybala

Si riparte. Va in archivio la sosta per le nazionali, tra amichevoli e Nations League. In casa Roma riecco El Shaarawy e Kumbulla.

Mou riabbraccia Dybala: titolare o no?

Appuntamento a sabato, ore 18. Ma i mormorii post-sosta campionato sono sempre più densi, nella Capitale. In questa tornata i giocatori giallorossi convocati sono stati dieci, tanti, ma poco impiegati rispetto al solito. A tenere banco, oltre all'orgoglio per l'esordio in verde-oro per Roger Ibanez, c'è la questione Dybala.

Il Ventuno argentino, si ricorderà, viene dal forfait dell'ultim'ora prima di Roma-Atalanta. Successivamente si è cominciato a parlare del peggio, a temerlo. Poi, dopo i controlli avvenuti in Argentina, lo stesso fantasista ex Juve ha rassicurato tutti. “Avevo un affaticamento, sentivo che non ero al 100% e i medici lo sapevano. Era necessario saltare una partita prima che potessi saltare un mese. Lo hanno capito, per fortuna poi i risultati degli esami sono andati bene”, ha chiarito. Nessuna lesione, tutti più sereni.

Nelle due sfide con l'Albiceleste, però, Dybala è rimasto in tribuna. E via con nuovi allarmismi, con nuovi pensieri. Ma anche in questo caso sono arrivate rassicurazioni. Così il Ct Scaloni: "La decisione di non rischiare Paulo è stata mia e dello staff tecnico. Lui avrebbe voluto giocare. È ad un livello molto buono e ho preferito non rischiarlo, così che continui nel suo club e poi si deciderà".

Dunque, tutto realmente apposto? Mourinho lo riaccoglierà, questo è sicuro. Ma anche dalle ultime da Trigoria emerge più di qualche titubanza sulla sua titolarità. Di chi fidarsi? Di Scaloni o dei timori scaturiti dalla doppia tribuna? E allora il big match del Meazza potrebbe privarsi di un altro protagonista, dopo i forfait di Brozovic e Lukaku in casa Inter.

Gli altri nodi verso Inter-Roma

Verso la sfida di Milano, Mourinho ritroverà ovviamente tutti gli altri nazionali. Anche Abraham non è stato schierato da Southgate contro la Germania. Per lui l'inizio di stagione non è stato brillante: poca freschezza sotto porta e fatica ad entrare in sintonia con Belotti. Ma il Nove giallorosso non è in discussione, solo con l'accumulazione di minuti entrerà sempre più in forma. E tornerà al gol.

Per il resto, con Karsdorp out, Celik sarà sicuramente titolare in esterna. Da sciogliere ci sarà anche il nodo a centrocampo: Cristante-Matic confermati al netto delle perplessità delle scorse settimane o Camara, Bove, al posto di uno dei due? Anche su Pellegrini si sono alzate alcune perplessità riguardo la sua presenza: dopo Roma-Atalanta era emerso un piccolo affaticamento. Altro segno della gravosità degli impegni ravvicinati.

A tal proposito, sarà interessante valutare i progressi di chi in questi giorni è rimasto a Trigoria: Belotti, Spinazzola, Zaniolo su tutti.

Al di là delle scelte dei singoli (il 22 sarà fondamentale per le ripartenza in casa nerazzurra), Mou - che sarà sostituito da Foti in panchina per squalifica - dovrà trovare una Roma con più ritmo e più cinismo offensivo. I tre punti in palio sono molto pesanti.

Troppi gol falliti anche ieri, nuovi infortuni e pochi punti con le big. Le difficoltà dei giallorossi e i pilastri da cui ripartire dopo la sosta


Difficoltà dei giallorossi, Mou squalificato contro l'Inter al rientro dalla sosta

Il dominio sul campo, i numeri a favore su tutto: dai corner al possesso palla, passando per i tiri in porta. Ma la palla, dentro la porta, ce la devi mettere. E ieri l'unico a farlo è stato Scalvini.

Quali sono le vere difficoltà dei giallorossi

Dopo sette giornate, con una sosta nazionali alle porte, è giusto fare un primo punto sull'inizio di stagione della Roma. Due sconfitte in campionato, una in Europa League, un pareggio a casa della Juventus più in difficoltà degli ultimi dieci anni. Alla quale comunque è stato lasciato il pallino del gioco per un'ora abbondante. I problemi sono essenzialmente due, collegati: concretezza e capacità di ribaltare la gara.

I numeri

Le quattro vittorie in Serie A, più quella in coppa, sono arrivate contro squadre già sulla carta inferiori ai giallorossi. Salernitana, Monza, Cremonese, Empoli, Helsinki. Partite rivelatesi difficili, però, da giocare. I punti si devono sempre conquistare sul campo. Banalità. Poche squadre faranno risultato in Campania, contro l'undici di Nicola. Idem contro la Cremonese, brava a dimostrare sin da subito di avere una identità (che non basta per arrivare a una salvezza tranquilla, ma sempre meglio averla). L'Empoli è in crescita, ha giovani di qualità. Il Monza, la più in difficoltà delle neopromosse, ha ottenuto il suo primo successo storico contro la non-corazzata di Allegri. Che comunque si chiama Juve. Infine, nel caso dell'Helsinki non si può certo esprimere stupore per il largo successo di giovedì scorso.

Ma le partite europee hanno sempre altre logiche, altri ritmi e quindi altre valutazioni. Il successo doveva arrivare dopo il ko in Bulgaria, in una settimana - una delle tante - di impegni ravvicinati e indisponibilità da infermeria.

Il confronto con un anno fa

Questi i risultati. Venendo al contenuto di quanto ottenuto sin qui: la Roma ha probabilmente fatto meno di quanto ci si potesse aspettare. Otto gol fatti, contro i sedici di un anno fa. Expected goals a quota 17,51: primato in questa classifica. Rispetto alla scorsa stagione la solidità difensiva è pressoché invariata, sebbene l'impressione generale è che gli avversari riescano a creare più pericoli. Non è il caso di ieri. I punti sono quasi gli stessi: 15 nella stagione scorsa, 13 oggi.

La variabile infortuni

Torniamo a oggi. Fino ad ora pesano i tanti gol non capitalizzati ma anche gli infortuni. Una variabile tornata attuale, dopo i fasti registrati nel Mourinho I. Darboe, Wijnaldum, Zaniolo, El Shaarawy, Kumbulla, Zalewski. Da ieri anche Dybala e Pellegrini. Da oggi anche Spinazzola, sul quale Mancini ha rivelato la mancanza di forma, motivo di mancata convocazione. Problematiche muscolari che preoccupano. Problematiche comuni a tutte le squadre.

E che stanno oscurando l'ottimo lavoro svolto dalla società giallorossa sul mercato. Nonché le possibilità di scelta a disposizione del tecnico. Evidenziando solo l'inadeguatezza dei calendari sempre più compressi.

Abraham è un caso?

Mourinho, tra l'altro, deve fare i conti con la sterilità del suo reparto offensivo. Abraham è un po' il simbolo di questa opacità. Il suo impegno non sta certo mancando, né la sua disponibilità. Ma anche ieri è stato protagonista di una enorme chance per portare la Roma in vantaggio. A Torino ed Empoli l'ha capitalizzata, rimediando ad una prestazione meno felice. In generale, la sua brillantezza sta mancando e il messaggio diffuso via social ieri ("Tornerò più forte e farò meglio") indica anzitutto il chiaro attaccamento alla piazza, alla maglia, al gruppo. Ma anche che qualcosa effettivamente non sta funzionando.

Mancano i gol. E i gol sono materia degli attaccanti. Come ha ripetuto JM nel post Roma-Helsinki, citando i troppi tacchi di Belotti.

E segnando si ribaltano le partite. Le sbandate come quella in terra friulana sono uniche, per lo più irripetibili. Anche se stagionali, nel caso della Roma. Il problema, però, è non riprendere due risultati come quello di Razgrad o di ieri.

Una squadra Dybala-dipendente?

Questo significa essere Dybala dipendenti? No. Perché basta prendere in esame proprio la gara di ventiquattro ore fa per capire che non c'entra l'assenza del Ventuno in campo per gonfiare la rete nel caso della zuccata di Shomurodov. O dei tiri sotto porta di Abraham e Ibanez. L'argentino è e dev'essere un valore aggiunto. Un fattore per sbloccare la gara anche nei momenti bui. Un plus quotidiano. Mai un minus.

La produzione offensiva generata contro i bergamaschi, così come contro l'Helsinki, denotano un potenziale ancora inespresso. Troppo inespresso. Urge liberarlo. Seguendo l'esempio del palese miglioramento sulla concretezza conquistata nei tiri dalla bandierina.

Urge appropriarsi di un fattore sin qui mancante. La consapevolezza. Quella di avere abbondanza (potenziale, al netto degli infortuni) in ogni reparto. Quella di avere qualità in ogni zona del campo. E di stare in un gruppo forte del successo europeo del 25 maggio. Che per tanti undicesimi ha iniziato la stagione attuale conoscendosi già.

L'inverno alle porte dei giallorossi e come superare le difficoltà

Lasciando stare gli enfatici e dannosi pronostici d'agosto, lo stesso allenatore portoghese ha più volte fatto riferimento alle ottime uscite estive dei suoi. Quando Pellegrini giocava al fianco di Matic o quando c'era ancora Wijnaldum.

Segno che nella testa c'è la convinzione di essere molto di più di un anno fa. E ci mancherebbe. Altrimenti tanti cari saluti a Pinto e Friedkin, "torno in Inghilterra". Altrimenti non vi sarebbe stata una reazione così palese anche ieri. Per quanto esagerata, simbolo di frustrazione positiva. Segno che non si stava ottenendo quanto fosse giusto avere, meritare.

Il ko contro l'Atalanta deve, insomma, far riflettere su tutto questo. Rafforzare quanto di buono, ottimo, c'è in cascina. Sicuri che attorno, a differenza di tanti altri momenti del passato, c'è un ambiente unito. Che riempie lo stadio in casa e in trasferta. Con una società molto più presente che, da ultimo, si accinge a presentare il progetto per il nuovo stadio.

Gasp batte Mou, all'Olimpico finisce 0-1 sotto i fischi per la direzione di gara. Pesano le tante palle gol giallorosse non capitalizzate


Roma Atalanta

Il risultato di oggi è una notizia. Clamorosa, per chi ha visto la partita. 

L'Atalanta sbanca Roma

Non era cominciata bene, la domenica dell’Olimpico della Roma. Subito Dybala out per fastidio al flessore: tribuna. Poi il primo tempo. Comincia male anche per l’Atalanta. Musso si scontra con un compagno ed è costretto a uscire, entra Sportiello. Poi si gioca. La Roma domina la manovra, non produce molto sotto porta ma tiene il pallino della gara nelle proprie mani. Eppure, è l’Atalanta ad andare in buca al 35’, con Scalvini lasciato solo, libero di tirare un rigore in movimento da fuori area. Chi lo copre? 0-1.

Poi i giallorossi accelerano e chiudono alla grande un buon primo tempo. Che però dice ancora che l’Atalanta è avanti. Un punteggio ribaltato, opposto, rispetto a quanto avrebbe dovuto recitare. I non gol di Abraham e Ibanez, ma in generale quanto prodotto (almeno) nei tredici minuti finali andava capitalizzato. La Roma ancora una volta spreca molto. Troppo.

Il secondo tempo si sviluppa praticamente soltanto nella metà campo nerazzurra. Con la Roma al palleggio, al gioco rapido. A sprecare, ancora, troppe occasioni da gol. L’Atalanta non c’è. Mourinho inveisce per un possibile rigore non dato su Zaniolo. La partita si accende per qualche minuto. Entra Belotti per Matic e la Roma insiste ancor di più. Abraham è l’unico un po’ in ombra, esce al 79’. Mourinho da dietro la panchina butta dentro anche Shomurodov. Anche lui ha due palle nitide per pareggiare i conti. Scorre il cronometro, ci riprova anche Zaniolo. Ma a festeggiare è Gasperini.

Ora la sosta

Ancora una volta, facendo il resoconto di una gara giallorossa, a pesare sono le tante occasioni da gol create ma non capitalizzate. La Roma ha ritrovato solidità difensiva, lasciando però l’unica occasione che poi i bergamaschi riescono a sfruttare e poi a difendere con le unghie e i denti fino alla fine. Il gioco del calcio, si sa, è questo. Mou può sorridere per il bel gioco espresso, per il dominio opposto ai nerazzurri. Ma ancora una volta pesano i gol sfumati. Tanti anche oggi. 

La sosta potrà aiutare sotto tanti aspetti. A digerire questo ko. A guardare com’è la classifica e a pensare come poteva essere. A recuperare infortunati: El Shaarawy e Kumbulla. A far integrare ancora meglio nella mentalità della squadra Camara. A dare ancor più forma a Belotti, entrato bene anche oggi. A monitorare le condizioni di Dybala e di Pellegrini. Il campionato è lungo, ma l’incubo Atalanta all’Olimpico è tornato. E la fatica ad aggiudicarsi i big match pure. 

Belotti gioca 90' pregevoli e segna il suo primo gol con la maglia giallorossa. All'Olimpico finisce 3-0


Belotti

Quando ha segnato Belotti, Mourinho si è avvicinato ad Abraham per parargli all’orecchio. Mentre si scaldava, con non troppo entusiasmo. Mentre l’Olimpico acclamava il primo gol del Gallo Belotti, autore di una prestazione molto positiva.

Gli avrà detto che è lui il titolare, che non deve innervosirsi. Semmai lo ha fatto nel recente passato. Oppure: che domenica l’attacco è in mano a lui. Perché lui è il 9. E lui serve per vincere i big match. E archiviato l’Helsinki si pensa subito all’Atalanta, quindi ci siamo.

E già la Sud lo ha iniziato a far capire, rivolgendo il proprio disamore verso Bergamo. Contro i nerazzurri non sarà facile, perché Gasperini guida un organico nuovo. Senza coppe e sottovalutato dal racconto di queste prime settimane di Serie A.

Belotti canta per la prima volta, buona la seconda in Europa League

Intanto, nel giovedì di coppa è arrivata una rigenerante scorpacciata. Tre a zero ad un avversario oggettivamente fragile, ma sempre da battere sul campo. Non era facile, non era scontato. La Roma val bene la seconda. Uscita d’Europa League, s’intende, si direbbe. In un Olimpico di nuovo - c’è ancora da stupirsi? Sì - stracolmo eppure un po’ spento nei primi 45’.

Un successo che si consuma nel secondo tempo, quando salgono i decibel della Sud e il ritmo della manovra capitolina. Poi, in sostanza, si è giocato ad una porta sola. Con Dybala ancora una volta in rete. E con Mourinho che ha potuto così procedere con un po’ di avvicendamenti. Che non fanno mai male. 

Per sognare c'è tempo. Adesso servono i risultati

Nelle notti d’Europa si guarda la partita con gli occhi mezzi chiusi, con i sogni nel cassetto pronti ad uscir via. Quale tifoso di calcio lo negherebbe. C'è tutto un altro fascino. Ma siamo ancora ai gironi. Il successo di questa sera fa bene, farà bene. Alla Roma di JM. Che sta trovando Belotti, sta facendo ingranare (“A Sergio, so’ quattr’anni”, citazione d’autore) Camara - protagonista di una sassata da trequarti al 90’ - e Bove nei meccanismi.

Ha ritrovato anche serenità e solidità difensiva, e pure con Vina titolare. Insomma, stasera tutto bene. Anche sbirciando a Siviglia, dove il Betis è salito sì a sei punti. Ma contro un Ludogorets tutt’altro che arrendevole. Il che significa che l’obiettivo della Roma può e dovrà essere incentrato ai due scontri diretti con gli andalusi. Da non dipingere come gli imbattibili del girone. 

La Roma 2022-2023 è completa, è più matura e sicura di sé. E quando vince regala a José (nonché a tutti i tifosi, ovvio) la giusta lucidità con cui guardare avanti. Avanti, la prossima: Atalanta. 

I giallorossi recuperano Zaniolo tra i convocati e Abraham tra i titolari alla ricerca di tre punti per restare agganciati alla testa della classifica


Zaniolo torna tra i convocati

Si chiude un infuocato sesto turno di campionato, immerso in mille polemiche arbitrali e qualche passo falso al vertice.

Zaniolo torna tra i convocati, i probabili 11

Sarà difficile immaginare tanti cambi radicali. Al netto della assenza delle parole di Mourinho, è probabile immaginare la voglia del tecnico portoghese di affidarsi a ciò che è sicuro. Ma, appunto, cosa è sicuro in casa Roma? C'è il (quasi) inaspettato ritorno di Zaniolo nella lista dei partenti verso il Castellani, torna Tammy Abraham dopo i guai alla spalla. Saltano l'appuntamento in Toscana Zalewski e Karsdorp, oltre ai lungo degenti El Shaarawy e Kumbulla (con Wijnaldum ai box fino a gennaio).

Nicolò ha bruciato le tappe, documentando la voglia di tornare in campo giorno dopo giorno. Se dopo lo stop e le prolungate foto col tutore si pensava ad un rientro per il big match con l'Atalanta o addirittura dopo la sosta per le nazionali, con il passare delle ore e delle stories su Instagram è aumentata la fiducia. Adesso il 22 giallorosso può riprendere a ingranare. In questo momento i suoi strappi possono risultare fondamentali a far svoltare la manovra capitolina.

Che in queste prime uscite, specialmente nei ko di Udine e Razgrad, è apparsa ancora ingessata. Solo Dybala si è espresso in crescendo in tutte le uscite giallorosse. Per il resto, anche Pellegrini ha sofferto i buchi in mezzo al campo, paventando disorientamento con e senza palla.

A centrocampo, allora, stasera sarà molto probabile vedere una nuova coppia dal primo minuto Cristante-Camara o Matic che affiancherà l'ex Olimpiakos. Perché serve nuovo ritmo nell'impostazione, maggior collegamento tra i reparti.

Lì davanti tornerà Abraham, con Belotti che potrà avere tutto il tempo per recuperare la preparazione saltata in estate. Sugli esterni, scelte obbligate per JM: Celik e Spinazzola dovranno dare per il primo conferme, per il secondo nuove e più convincenti risposte in termini di spinta. Insomma, la Roma deve prendersi tre punti e dare chiari segnali di ritrovata serenità nel giocare a calcio.

L'occasione da non (ri)perdere

Motivazioni interne possono e dovranno arrivare dalla consapevolezza di essere ancora a inizio stagione, di avere una rosa qualitativamente e quantitativamente ampia da poter gestire le normali difficoltà di una stagione. Quest'anno è stato oggettivo il salto prodotto grazie al mercato, allo sfoltimento della rosa e all'innalzamento del tasso tecnico. Ora, al di fuori delle trattative, serve lavorare sulla famosa quadra.

Guardando fuori, con i dovuti limiti, gli stimoli vengono serviti dall'imperfezione di tutte le squadre della Serie A. E non per ricorrere a frasi di circostanza: letteralmente, nessuna può dirsi completa e impeccabile. Milan e Napoli vincono a fatica e dimostrano di non essere inattaccabili, in termini di gioco e di gol. L'Inter e la Juve faticano a produrre risultati continui, ad allegarli a prestazioni altrettanto lineari. Gasperini ha sofferto Alvini, che con la sua Cremonese si conferma un'ottima sorpresa per qualità di palleggio. Ugualmente Sarri: con la sua Lazio ha risolto la pratica Verona soltanto nel finale e con il Feyenoord ha rischiato di complicarsi sin troppo la vita.

Dai tabellini, le notizie più importanti della domenica sono arrivate da Bergamo e Torino. Vincendo, la Roma si ritroverebbe a -1 dalla vetta. Non male, per essere una squadra definita (da alcune parti) già allo sbando.

In Bulgaria finisce 2-1 per il Ludogorets. Seconda sconfitta consecutiva per i giallorossi


Seconda sconfitta consecutiva per la Roma

Inizia male il percorso dell'Europa League, altro ko con una prestazione opaca e tante occasioni sciupate. Due rigori non dati ma soprattutto il secondo gol preso nel finale dopo il pareggio di Shomurodov.

Dopo Udine, la seconda sconfitta consecutiva. Cosa non va?

"Mancano ancora cinque gare alla fine del girone. Dobbiamo andare avanti e fare subito tre punti settimana prossima". Se Mourinho digerisce male le sconfitte, dopo quella in Bulgaria sembra aver mantenuto la calma.

Evidentemente riconosce la delicatezza della fase. Sei gol subiti in 180' hanno minato la sicurezza difensiva. La distanza tra i reparti ha confermato l'inadeguatezza del duo Cristante-Matic. La pochezza offensiva ha detto ancora una volta che Pellegrini non è ancora brillante come nei mesi scorsi, che Belotti sta pagando i mesi di allenamento in solitaria a Palermo, che manca Zaniolo. E che Dybala ha una classe superiore alla media, anche se non sta bastando per prendersi la Roma sulle spalle.

Il gioco

Il gioco romanista rimane imbrigliato, impacciato, aggrappato a buone azioni e a tante e tante occasioni da gol. Che però non vengono concretizzate. E nel calcio, al netto di ogni analisi tattica, tecnica e mentale, rimane il più grande errore.

Ma c'è anche una questione mentale, appunto. Oltre che tecnica (gli errori dei singoli, troppi) e tattica (poca densità in mezzo al campo, disorientamento in fase difensiva, esterni che spingono poco). I giallorossi sono rimasti con la testa al finale della stagione '21-'22? Può darsi. Di sicuro non riescono più a entrare in campo convinti di dominare psicologicamente avversario e campo.

Come a Torino contro la Juve, come a Udine contro l'undici di Sottil, anche ieri il primo pericolo è stato degli avversari. Nel corso del match, poi, la Roma ha gestito la manovra e creato tante chances. Ma non le ha capitalizzate, aumentando progressivamente i rischi di far emergere il Ludogorets. Che infatti ha colpito e ri-colpito. Anche un minuto dopo il parziale pareggio di Shomurodov. Tutti segnali di fragilità.

Verso Empoli

Lunedì sera si torna in campo: c'è Empoli-Roma. Tornerà Abraham, Zaniolo dovrà aspettare (almeno) la gara con l'Atalanta. Perché la Roma vuole farlo rientrare bene senza affrettare i tempi. Ma urgono cambi a centrocampo.

Vedremo Camara dall'inizio? Mourinho continua a non ritenerlo ancora dentro i meccanismi di squadra. Bove? Non si capisce bene cosa si voglia fare di lui, quanto lo si voglia aspettare, dopo aver deciso di tenerlo per continuarlo a "coltivare". Rifiutando le offerte estive.

C'è da capire se i pensieri che bollono in testa a JM produrranno frutti, nuove idee e quindi soluzioni. Mentre tra difesa e attacco serve "solo" rimettere la testa apposto. I giocatori da utilizzare sono già dentro. Con il 22 giallorosso, non c'è dubbio, torneranno anche gli strappi. E dopo la pausa usciranno dall'infermeria Kumbulla ed El Shaarawy.

Anche il mercato continua a produrre contenuti: nelle prossime settimane si cercherà di concludere l'affare Solbakken, per il quinto difensore alcune voci insistono su Maksimovic. Ma la priorità è rimanere lucidi su oggi. Non servono catastrofismi, siamo a inizio settembre. In panchina c'è chi ha sufficiente esperienza per capire come produrre la svolta.

Giallorossi opachi in Friuli e in generale poco dominanti nei match di inizio stagione, ora il cambio di passo


La qualità, l'ampiezza della rosa, il carisma internazionale riguadagnato negli ultimi anni. L'esordio nella seconda competizione europea passa anche da qui. Mourinho lo sa.

Out Abraham e Karsdorp. Esordio per Svilar e Belotti

Il test del tardo pomeriggio, oltre a proporre una trasferta stancante, indica altro. Non ci saranno Abraham (rimasto a Roma più per riposare: alla spalla non sono risultate fratture), Zaniolo - che ha già tolto il tutore e vuole rientrare ad Empoli, al massimo contro l'Atalanta - e poi Kumbulla ed El Shaarawy attesi dopo la sosta.

Durante la quale molto probabilmente si accelererà, fino a portarla a conclusione, la trattativa Solbakken. Un colpo che impreziosirebbe ancor di più l'operato del mercato estivo concluso da poco.

Probabile per stasera, se non praticamente certo, anche l'esordio di Belotti davanti e Svilar in porta. Sul quale Mourinho ha fatto alcuni accenni nelle ultime conferenze. Per il resto, pochi cambi. I tre punti darebbero respiro rispetto a qualche malumore di troppo emerso da domenica sera nell'ambiente giallorosso. E nel girone serve fare bottino pieno per evitare le retrocesse dalla Champions agli Ottavi.

Andate in patch

Si riparte, insomma. Dopo oltre tre mesi dalla sbornia di Tirana, la Roma ricomincia l'avventura europea. Palcoscenico diverso, superiore, allettante, per Mourinho e per la sua Roma. I capitolini, con l'unica eccezione dell'Inter del Conte I (No, non Giuseppi, per dirla alla Trump), sono il club italiano più in forma sulla scena europea degli ultimi quattro anni. Semifinale di Champions nel 2018, di Europa League nel 2021, finale e vittoria della Conference League a maggio scorso. Tappe fondamentali che in mezzo a un cambio di proprietà, a tre gestioni sportive differenti, a tanti giocatori passati per la città hanno piano piano costruito una mentalità aziendale e tecnica più matura.

Accresciuta e ora da stabilizzare grazie a quell'uomo lì. Sempre lui: Josè Mourinho. Anche se i meriti sono anche della nuova presidenza, del General Manager Pinto, ma in panchina c'è lui. C'è la sua abitudine, ossessiva ma necessaria, alla vittoria. Alla prevalenza sportiva sull'altro. Sull'avversario. Che deve essere sconfitto a partire dalla conferenza stampa della vigilia, poi sul campo, poi applaudito e salutato a fine gara. Avanti il prossimo.

Negli occhi dei giocatori della Roma, invece, deve rimanere il risultato. Sì, ok, con il percorso fatto per arrivarci. Ma conta ciò che raccogli. E in questa Europa League che inizia tra poche ore la Roma scenderà in campo con una maglia europea particolare. Perché sulla manica avrà la patch, sì la toppa, che ricorda la vittoria di Tirana. Ecco, con la testa serve tornare lì. Ma non per continuare a festeggiare. Quello spetta ai tifosi nelle piazze, nei loro occhi, nei loro ricordi. Bensì per dare seguito a quanto di buono messo in fila in questi anni dal club, a quanto imparato in questo anno e mezzo da un allenatore che vincente è dire poco. Il resto sarebbero solo scuse.

Udinese-Roma lascia tante domande e altrettante risposte da dare in fretta. Ma meglio averle al 5 settembre che ad aprile


Udinese Roma

Alla Dacia Arena i capitolini danno il peggio, pur sfiorando subito il vantaggio con Dybala. Reclamare il rigore su Celik serve a poco, a niente.

Le chiavi di Udinese-Roma con vista friulana

Ieri sera, ha funzionato tutto per Sottil e i suoi. Poco, praticamente zero per la Roma di Mourinho. alla vigilia del quinto match di campionato, andare nel capoluogo friulano rappresentava un appuntamento con molti rischi ma altrettante opportunità.

I rischi: affrontare una squadra in salute, fisica ma allo stesso tempo dinamica e con chiavi di gioco ben precise messe in mostra sin dalla prima giornata a San Siro, contro il Milan. I bianconeri hanno un'identità chiara, molto simile per singolarità a quella dello scorso anno. Alla quale, adesso, stanno aggiungendo risultati importanti che premiano il nuovo tecnico.

Le opportunità: dare seguito ai risultati delle primissime giornate, allungare in testa al campionato a fronte di tre scontri diretti che hanno bloccato Juve, Inter e Lazio. Si poteva, insomma, dare un primissimo segnale alle rivali.

Qui Roma, cosa non è andato

Ma al poker del posticipo domenicale ha compartecipato largamente la Roma. Complice di non aver aperto in proprio favore le marcature con Dybala, ancora più complice di averlo fatto in direzione opposta con un errore madornale di Karsdorp. Il terzino olandese non ha iniziato bene la stagione e per fortuna sulle fasce Mourinho ha abbondanza numerica e qualitativa.

Poi si è aggiunta la papera di Rui Patricio, tagliando di fatto le gambe a una ipotesi di rimonta. Già ostacolata, peraltro, dal netto rigore non concesso a Celik dal direttore di gara Maresca.

Neanche Mourinho si è trattenuto dal ricordarlo, pur confessando in apertura di intervista post-partita che quando perdi 4-0 non puoi parlare dell'arbitro. Bisogna, invece, parlare della poca sintonia della coppia Cristante-Matic. Così come della scarsa brillantezza di Pellegrini (ancora in fase di ricerca di una posizione gradita) e di Abraham (per lui solo trauma contusivo alla spalla). Belotti e Camara, paradossalmente, sono entrati meglio ma quando ormai le sorti del match erano scritte.

La ripartenza

In attesa dei rientri dall'infermeria, JM deve ripartire dalla vastità della rosa di quest'anno e dal tasso tecnico dei suoi. Al portoghese non si chiede un gioco propositivo alla Spalletti ma è doveroso aspettarsi maggior presenza sul campo, maggior ritmo con la palla al piede e minori distanze tra i reparti.

Giovedì inizia il cammino in Europa League in casa del Ludogorets, dove sarà importante partire con i tre punti. Arrivare primi e non secondi nel girone consentirà di evitare le retrocesse dalla Champions.

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