Carlo Mazzone, storia di una promessa mantenuta


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Se una persona che non segue il calcio pensa ad una che corre, la prima che gli viene in mente è probabilmente tratta da un famoso film americano, con protagonista Tom Hanks. Nell’immaginario collettivo di un amante del pallone, la precedenza ce l’ha probabilmente un uomo romano: Carlo Mazzone.

Il derby è sempre il derby

30 settembre 2001.

Nella cornice gremita del Rigamonti va in scena uno dei derby lombardi più sentiti, Brescia-Atalanta. È il Pallone d’Oro ’94 Roberto Baggio a sbloccare la sfida al 24′, portando i padroni di casa in vantaggio con un bel inserimento. A quel punto, però, il Brescia spegne inspiegabilmente la luce. Nel giro di 10 minuti un’ondata bergamasca si abbatte sulle rondinelle. A fine primo tempo l’Atalanta è avanti 1-3.

Già dopo la terza rete non mancarono i cori di scherno dei tifosi ospiti, rivolti soprattutto a Mazzone e a sua madre defunta. A quel punto Carletto iniziò a bramare vendetta, non poteva tollerare insulti di tale gratuità e cattiveria.

Al 75′ una spizzata di Igli Tare trova in profondità il numero 10, che riesce a pescare l’angolino in girata. Ora è tutto riaperto, Mazzone lancia la provocazione alla curva ospite:

Se famo er tre a tre vengo sotto ‘a curva.”

Una promessa che incendia il finale del derby.

Minuto 92.

Pierluigi Collina fischia un fallo, la posizione è allettante. Il Divin Codino si appresta a battere. Palla scodellata in area, le preghiere di Sor Carletto sono accolte: è 3-3, la rimonta è completata! La promessa sarà mantenuta all’istante.

La vena di Mazzone si chiude, con uno scatto da centometrista parte indemoniato verso la curva popolata dai tifosi dell’Atalanta. Il vice, il team manager e un altro membro dello staff tentano invani di stopparlo, non c’è nulla da fare. La corsa termina proprio sotto la curva degli ospiti, dove solo una rete divideva le due parti coinvolte. Da lì in poi il suo dialetto romano sfocia rovinosamente, senza alcun freno.

Non avrei mai pensato che quel momento sarebbe entrato nella storia del calcio. Ho provato a fermarlo, ma poi ho subito desistito perché tanta era la rabbia che lo animava che avrebbe finito per travolgermi e calpestarmi.”

Cesare Zanibelli, ex team manager del Brescia

È una corsa d’altri tempi. Questa “giocata” costò al tecnico romano ben 5 giornate di squalifica, dopo l’espulsione rimediata al termine della gara.

5 canzoni da ascoltare guardando la sua corsa

A grande richiesta di nessuno, ecco una lista di 5 canzoni che sarebbero adeguate da piazzare in sottofondo durante la visione del video:

Queen | Don’t Stop Me Now

John Mayer | Stop This Train

Red Hot Chili Peppers | Can’t Stop

Sia | Unstoppable

Drake | Nonstop

“Amedeo, quante partite hai fatto in Serie A?”

Quando ebbe la possibilità di allenare la Roma, la sua squadra del cuore, Carletto fu protagonista di un simpatico siparietto con un ex terzino giallorosso, Amedeo Carboni. L’episodio è stato confermato dagli stessi protagonisti, riguarda l’intervallo di una gara della stagione 94/95, ed è assolutamente da ricordare:

«Amedeo, quante partite hai fatto in Serie A?» «350.» «E quanti gol?» «Quattro, mister.» «Ecco, allora vorrei sapere, ‘ndo ca**o vai!»”

Corsa e siparietti a parte, Carlo Mazzone è stato un mister rispettato e amato da tutti. La sua sincerità, schiettezza e grande umanità sono stati confermati da svariati giocatori sotto la sua guida.

Per Mazzone «la tecnica è il pane dei ricchi, la tattica è il pane dei poveri.»

Questa sua celebre citazione racchiude il mantra della sua carriera, in cui ha sempre dovuto trovare brillanti soluzioni tattiche per sopperire a quelle tecniche, spesso non eccelse. Una carriera, tra l’altro, che lo ha portato ad avere un record pazzesco e singolare. Sono 797 le panchine in Serie A, nessuno come lui fino ad oggi.

Davide Albanese


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