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Corsa, grinta e qualità: Sandro Tonali si è preso il Milan e dopo l'infortunio degli ultimi giorni è pronto a tornare titolare in mediana contro l'Empoli.


Tonali Milan

Con circa 11 km di media a partita, l'ex Brescia tra i rossoneri è il giocatore che ha percorso più chilometri nelle prime sette giornate di Serie A. Il centrocampista, come riportato dall'odierna edizione della Gazzetta dello Sport, è in testa a questa speciale classifica, superando Bennacer e Calabria. Tanta corsa, ma anche tanta lucidità e freddezza: sottolinea la Rosea come Tonali abbia una media di quasi 30 passaggi positivi per gara, 10 punti superiore a quella degli altri giocatori del Milan.

L'idolo del tifosi

Il ragazzo con il sangue rossonero ha conquistato tutti, dai tifosi ai compagni. Dopo un primo anno vissuto tra qualche difficoltà, nella seconda stagione con la maglia del Milan Tonali è stato decisivo, segnando anche gol fondamentali nella corsa scudetto. A testimonianza dello speciale rapporto tra i tifosi e il centrocampista spicca la canzone dedicata dal rapper Dani Faiv proprio a Sandro Tonali. "Corro senza mai fermarmi, ora se entro in campo non c'è più partita, 'sto marchio lo tengo per tutta la vita, son Sandro Tonali": così in "Sandro Tonali" Dani Faiv sottolinea il grande attaccamento alla maglia del ragazzo di Lodi, ancora giovanissimo ma già una bandiera del club.

Empoli nel mirino

Il centrocampista, già leader in mediana, nella scorsa settimana aveva lasciato anzitempo il ritiro della Nazionale lasciando tutti i tifosi rossoneri con il fiato sospeso. Tonali sembrerebbe però aver recuperato dai fastidi muscolari accusati al termine di Milan - Napoli e ora viaggia verso il totale recupero per il match contro l'Empoli. L'importanza di Sandro nel Diavolo è sotto gli occhi di tutti, mister Pioli difficilmente riesce a fare a meno del suo numero 8.

La Vecchia Signora, dopo un inizio complicato caratterizzato da una lunga serie di errori, ha bisogno di una svolta.


In casa Juve, dopo un inizio shock, è tempo di riflessioni: cosa non è andato? Tra errori di campo, mercato e programmazione, occorre valutare le soluzioni. E occorre farlo in fretta.

Cosa non è andato?

Una situazione come quella bianconera, è chiaro che non sia imputabile ad una sola figura. Nonostante le evidenti difficoltà da parte di Massimiliano Allegri, ogni componente della grande famiglia chiamata Juventus, infatti, deve mettersi in discussione. Dal presidente, passando per dirigenti, allenatore e giocatori. Il declino della Vecchia Signora, infatti, non inizia di certo oggi. Dall'annata di Maurizio Sarri, sono sotto gli occhi di tutti, gli evidenti limiti di una squadra incapace di imporsi a livello europeo e, con grande difficoltà (agevolata dall'interruzione del campionato in quel frangente) sul territorio nazionale. Diverse scelte errate sul mercato, e il cambio repentino di allenatori, hanno portato ad una situazione che, ad oggi, sembra insanabile. Anche in termini di programmazione, gli errori sono stati numerosi. Arthur, Ramsey, Kulusevski e Zakaria, sono solo alcuni dei giocatori scelti con insistenza dalla dirigenza, e poi lasciati partire prima dello scadere del proprio contratto. Nel caso dello svizzero, addirittura dopo 6 mesi. Tutta questa serie di errori, va a sommarsi poi con un mercato estivo che lascia più che qualche dubbio.

Un mercato non all'altezza

Nonostante gli acquisti, a livello di nomi, siano stati di alto livello, le cessioni pesanti in casa Juve non sono di certo mancate. Assenze come quelle di Dybala, Morata, De Ligt e Chiellini, infatti, si stanno facendo sentire in questo inizio di stagione in salita. Soprattutto perchè, i sostituti, se non accompagnati a dovere dal tecnico, e da una preparazione all'altezza, faticano ad ambientarsi velocemente. Anche numericamente, la coperta bianconera sembra più che mai corta: dalla difesa, passando per gli esterni di attacco.

Speranze e soluzioni

Per uscire da una crisi del genere, occorre ripartire dalla guida tecnica. Allegri, infatti, è tenuto a risollevare morale, condizione atletica e gioco, della propria squadra. Come? Facendo leva sull'orgoglio dei giocatori, e recuperandoli fisicamente. Anche Chiesa e Pogba, infatti, sembra stiano procedendo bene verso il rientro: con l'italiano, che potrebbe addirittura rientrare a disposizione per il mese di ottobre. Difficilmente il cambio di rotta sarà repentino, ma, la speranza, è di riottenere passo dopo passo la consapevolezza persa.

Il regista croato ha rimediato un problema muscolare non di poco conto durante Austria-Croazia. Ora Inzaghi dovrà affidarsi alla freschezza dell'albanese ex Empoli.


Non c'è pace per il centrocampo dell'Inter, rimasto già orfano di Hakan Calhanoglu tre giorni prima della cocente sconfitta di Udine. Ieri infatti è toccato a Marcelo Brozovic alzare bandiera bianca, a seguito di un problema al flessore accusato durante la partita tra la sua Croazia e l'Austria, nell'ultima giornata della Nations League. Il suo sostituto ideale è arrivato in estate dall'Empoli ed è il classe 2002 Kristjan Asllani, voglioso di dimostrare le sue qualità, dopo essere stato impiegato soltanto 30 minuti finora.

Infortunio Brozovic: dalla Croazia non arrivano buone notizie

Le prime impressioni sul problema fisico occorso al metronomo croato non erano rassicuranti: il suo CT Zlatko Dalic ieri ha parlato di 3-4 settimane di stop, dando l'impressione che potesse trattarsi di uno stiramento. Sensazioni confermate dalla prima risonanza magnetica a cui è stato sottoposto il giocatore poco fa: strappo parziale al flessore della coscia sinistra. Pertanto c'è lesione e il centrocampista verrà sottoposto ad ulteriori accertamenti non appena rientrerà in Italia con lo staff medico dell’Inter, il quale rivaluterà le sue condizioni.

Ad ogni modo, secondo quanto filtra dalla società, si prospetta uno stop di almeno 25-30 giorni. Simone Inzaghi dovrà fare a meno di lui contro Roma, Barcellona (andata e ritorno), Sassuolo e Salernitana. Rientro ipotizzabile per la trasferta di Firenze in programma sabato 22 ottobre o per il match casalingo di Champions League contro il Viktoria Plzen, tre giorni più tardi. Una tegola che non ci voleva, visto il momento delicato. Si tratta del sesto infortunio da quando è cominciata la stagione.

Asllani sovvertirà le gerarchie in mezzo al campo?

Dopo un'estate da protagonista, Kristjan Asllani è stato impiegato da Inzaghi in poche occasioni, per un totale di soli 30 minuti suddivisi tra Spezia, Cremonese e Viktoria Plzen. Adesso l'infortunio di Brozovic gli spalanca le porte della titolarità almeno per qualche partita. Il talentino albanese potrà giocarsi al meglio le sue chances misurandosi con avversari di livello come Pellegrini, Matic, Busquets, De Jong, Pedri e Gavi per citarne alcuni. La sua freschezza, unita alla voglia di mettersi in mostra, potrà creare diversi dubbi al tecnico piacentino anche quando torneranno i titolari. La personalità non gli manca nonostante la giovane età e la sua grande capacità di corsa, unita a quella di Barella e alle geometrie di Calhanoglu, potrebbe rivelarsi importante per superare gli ostacoli delle prossime settimane.

Lo svedese ha parlato della sua esperienza al Tottenham, in relazione al suo passato in Serie A.


Dejan Kulusevski si racconta in un'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, con uno sguardo al suo passato bianconero, e al presente rappresentato dagli Spurs guidati da Antonio Conte.

Lavoro e condizione

Con una velata critica alla Juventus e al campionato italiano, l'esterno svedese sottolinea i suoi cambiamenti a livello fisico dall'arrivo in Inghilterra : " Al Tottenham il mio corpo è cambiato, grazie soprattutto agli esercizi in palestra, in pochissimo tempo. Si lavora moltissimo tutti i giorni, e meglio di quanto facessi in Italia. Amo come ci alleniamo a Londra e di sicuro il merito è del nostro tecnico". Parole forti, che, di questi tempi, in casa Juve suonano di un disco rotto. Da De Ligt, passando per Zakaria, e arrivando appunto allo svedese. Le dichiarazioni su una preparazione fisica non all'altezza, e uno stile di gioco poco propositivo, sono diventate ormai all'ordine del giorno. Colpa di Massimiliano Allegri, o dell'intero movimento calcistico italiano?

Conte e Allegri: due modi diversi di intendere calcio

"Sono diversi? Onestamente sì. Non voglio dire che uno sia meglio dell'altro, perché ho grande rispetto sia per Allegri che per Conte, ed entrambi hanno vinto tanto in carriera. A livello di lavoro e di idea di calcio, però, sono completamente diversi". L'esterno svedese, quindi, seppur con il massimo rispetto, non le manda a dire al suo ex allenatore. Sembra chiaro come, sotto la guida di Antonio Conte, i miglioramenti dei giocatori rappresentino la pura normalità, mentre, almeno a detta degli stessi, dalle parti della Continassa si fatichi a trovare la migliore condizione fisica e tattica. La differente intensità tra Premier League e Serie A non è certo una sorpresa, ma, oggi, anche gli allenatori italiani, sembrano essersi aggiornati. Milan e Napoli su tutti, rispettivamente guidati da Pioli e Spalletti, a livello di intensità, sembrano essersi avvicinati tremendamente ai canoni del campionato inglese. Grazie alle idee, ma soprattutto a una preparazione atletica di tutto rispetto. Una preparazione che, sotto l'ombra della Mole, dettata dalle direttive di Massimiliano Allegri, non si può definire altrettanto redditizzia. Infortuni e tenuta nell'arco dei novanta minuti dalla Vecchia Signora, infatti, parlano chiaro.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport durante il Festival Dello Sport a Trento, il dirigente del Milan paolo Maldini ha parlato del futuro di Leao, delle ambizioni della squadra e di alcuni retroscena di mercato tra le altre.


Maldini Milan

Entrato a far parte della dirigenza rossonera nell'estate 2019, Paolo Maldini è stato uno dei principali artefici della rinascita del Milan. Dopo anni bui, tra acquisti flop e continui cambi allenatore, il club di Via Aldo Rossi ha ritrovato la sua stabilità e ora il futuro (societario e sportivo) è quanto mai luminoso. Il d.t. dei rossoneri dal 2019 ha messo a segno ben 33 colpi in entrata: il primo di questi è stato Theo Hernandez, arrivato a Milano per 20 milioni. Ora il valore del francese è cresciuto a dismisura ed è tra i top mondiali nel suo ruolo. Nella stessa finestra di mercato Maldini acquistò anche Rafael Leao, che dopo qualche difficoltà nei primi due anni è definitivamente esploso, rivelandosi il fuoriclasse del Diavolo e protagonista nella corsa scudetto. Nei mesi successivi, a gennaio 2020, ci fu poi il ritorno a Milanello di Ibrahimovic: da qui in poi, il resto è storia. Il ruolo del gigante svedese, dentro e fuori dal campo, è stato fondamentale: Zlatan ha guidato un gruppo composto di molti giovani verso traguardi incredibili.

Il rinnovo di Leao

Uno dei grandi temi dei prossimi sarà il rinnovo del contratto dell'attaccante, la nuova grande sfida della dirigenza rossonera. Se vincere è difficile, confermarsi lo è ancor di più. Maldini ben sa che per continuare a fare bene servirà blindare i top player, su tutti Leao. Il dirigente rossonero, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha così parlato del rinnovo del portoghese: "Leao ha una situazione difficile che deriva dal passaggio al Lilla, questo lo sta condizionando molto e ha fatto sì che i nostri interlocutori spesso siano cambiati. Rafa però è grato a noi e a me interessa quello che ci dice lui. Rafa capisce che il percorso nei prossimi anni deve essere al Milan, lo capisce e ce lo dice. Poi ci sarà una trattativa ma noi sappiamo che i giocatori forti vanno pagati per il loro valore. Se la squadra crescerà ancora, Leao avrà tutto per competere al massimo. Poi certo, non esiste un incedibile per tutte le squadre del mondo. Se possiamo dire che ci sono buone possibilità di trovare un accordo con lui e lo Sporting? Sì, con lui sì. Con lo Sporting Lisbona noi non c’entriamo nulla"

L'ultima grande scommessa

Per rinforzare la trequarti, nella scorsa estate i rossoneri sono andati dritti sul giovane talento belga Charles De Ketelaere. Maldini e tutto il mondo Milan si aspettano molto dall'ex Bruges che in queste prime settimane con la nuova maglia ha confermato le sue grande potenzialità. "Noi dobbiamo prendere giocatori di grandissima prospettiva e Charles è uno di loro. Dobbiamo aspettarlo ma abbiamo pochissimi dubbi su di lui. E' forte da tanti punti di vista, è 1.92, è forte di gambe, è forte di testa, ha caratteristiche di altissimo livello". Queste le parole del dirigente rossonero, che ha voluto ribadire la sua grande fiducia nel giovane belga: dopo Theo, Leao, Tonali e molti altri, Maldini vuole vincere anche questa scommessa.

Notti europee

Nonostante l'addio di Kessie, Maldini ha pochi dubbi ed è convinto che il suo Milan sia più forte dello scorso anno. Tornati protagonisti in Italia con la vittoria dello Scudetto, ora i rossoneri vogliono puntare a fare bene anche in Europa. Questo il pensiero di Maldini: "Se siamo pronti per le grandi notti europee di primavera? La voglia c’è: siamo il Milan e la storia parla per noi. Siamo più forti del 2021 anche se no, non siamo pronti ad arrivare sempre in semifinale o finale. E’ un discorso matematico: se hai ricavi di un certo tipo, arrivi a un certo risultato". 

Lo slovacco continua ad essere tentato dal PSG in chiave mercato invernale, mentre l'olandese sembra ormai destinato a lasciare Milano a fine stagione.


L'avvio di stagione difficile per l'Inter può essere sicuramente collegato ad un reparto difensivo apparso troppe volte distratto. In realtà non si tratta di apparenza, dato che due terzi dei titolari schierati a protezione di capitan Handanovic, hanno il contratto in scadenza a fine stagione e sembrano aver perso la tranquillità di un tempo. Stiamo parlando ovviamente di Milan Skriniar e Stefan De Vrij, due colonne portanti dei recenti successi nerazzurri.

Capitolo Skriniar: deadline fissata per fine ottobre

Per lo slovacco la situazione è ormai nota da tempo: la dirigenza ha fissato la deadline per il suo rinnovo a fine ottobre ed è praticamente impossibile andare a pareggiare l'offerta del PSG, pari a 7,7 milioni di euro, non potendo spingersi oltre la soglia dei 6,5. In Viale della Liberazione i segnali sono tutt'altro che incoraggianti. Nelle prossime settimane ci sarà un incontro cruciale con il suo entourage, ma il rischio di perdere l'ex Sampdoria diventa sempre più concreto. Marotta & co. potrebbero presto trovarsi ad affrontare un grande dilemma: lasciar partire il giocatore a gennaio per una cifra decisamente inferiore a quella offerta dai parigini in estate o farsene una ragione e perderlo a zero a stagione terminata? Prendere decisioni simili non è mai facile e ci sarà bisogno di ampie riflessioni. Inzaghi e i tifosi sperano ancora di non dover fronteggiare nessuno dei due possibili scenari.

Capitolo De Vrij: prestazioni deludenti e concorrenza

Per quanto riguarda l'olandese, il contesto è diverso: da un paio di stagioni le sue performance sono in fase calante e molto spesso il giocatore si ritrova al centro di polemiche a causa di svarioni difensivi dannosi. La sua valutazione di mercato è nettamente più bassa rispetto a quella del compagno di reparto. Proprio per questo motivo, i discorsi per un rinnovo non sono mai stati avviati e dunque l'ex Lazio potrebbe andare via da Milano a parametro zero. Intanto sembra essere scavalcato nelle gerarchie da Francesco Acerbi, il quale al momento offre maggiori garanzie ed infatti ha giocato dal 1' le ultime due partite. Tutto questo lo si apprende dalla Gazzetta dello Sport.

La tifoseria organizzata nerazzurra contesta la società, invitando l'attuale presidente ad abbandonare il suo incarico e vendere il club.


Dopo il comunicato diffuso giorni fa sul momento delicato dell'Inter, la Curva Nord alza nuovamente la voce. Questa volta nel mirino del tifo organizzato ci finisce il presidente nerazzurro Steven Zhang. La frattura tra gli ultrà e il numero uno del club è ormai evidente e non è la prima volta che vengono prese iniziative di questo genere.

Chiaro il messaggio apparso sui social

La Curva Nord dell'Inter ha esternato la rabbia sui propri canali social, dove è apparso un messaggio eloquente su uno sfondo nerazzurro: "Zhang vattene". La stessa frase è comparsa anche su un muretto del parcheggio del Giuseppe Meazza, non firmata. La pazienza dei tifosi è terminata da un po' di tempo e già in precedenza ci sono state dure contestazioni verso la proprietà cinese. Tra l'altro, il giovane imprenditore è alla ricerca di un acquirente per cedere le sue quote. La valutazione è di 1,2 miliardi di euro, al momento troppi per chiunque.

Perché vendere il club è così difficile?

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa, in questi anni si sono fatti avanti diversi potenziali acquirenti: Bc Partners, il fondo sovrano saudita Pif con qualche sondaggio prima di virare sul Newcastle e vari papabili compratori americani. Uno di questi sarebbe l’imprenditore di origine indiana, Vivek Ranadivé, co-proprietario dei Sacramento Kings di Nba.

La domanda che ormai si fanno in tanti, anche in ambienti vicini al mondo Inter, è perché Zhang non ceda il club visto che, da quasi due anni, non può più immettere risorse nel club, creando una situazione di totale auto-sostenibilità che comporta cessioni eccellenti per restare a galla. A maggior ragione non si capisce perché, di fronte a queste offerte, la cessione non arrivi, considerato che a maggio del 2024 scade il maxi-prestito di Oaktree Capital a Suning per l’Inter. In caso di mancato rimborso, Zhang perderebbe l’Inter, che a sua volta finirebbe in pegno al fondo californiano senza alcun guadagno per Suning.

È probabile che tale stallo sulla vendita possa essere legato alle cause che le banche creditrici di Zhang hanno avviato a Hong Kong e Milano per debiti non saldati pari a ben 255 milioni di dollari. Nel Tribunale del capoluogo lombardo pende una causa, intentata da China Construction Bank, che cerca di aggredire parte del patrimonio di Zhang fino al punto di chiedere al manager di Nanchino di non rinunciare ad essere pagato come presidente dell’Inter, in modo da avere un compenso da pignorare. È evidente che, in questo scenario giuridico, le banche creditrici chiederebbero subito conto a Zhang dei ricavi della cessione dell’Inter, individuando in questo asset finanziario una via per rientrare dei prestiti non restituiti.

La Beneamata pertanto è finita al centro di un gioco poco divertente, che alimenta un clima di preoccupazione in tutti i settori della società nerazzurra.

Il difensore centrale ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo dopo la rescissione con il Monza avvenuta due giorni fa. L'ex Inter, a 34 anni e mezzo, ha spiegato di non avere più nulla da dare.


Andrea Ranocchia ha annunciato il suo addio al calcio giocato attraverso due lunghi video apparsi sui suoi profili social. Il difensore centrale classe '88 aveva salutato l'Inter al termine della passata stagione, dopo 10 lunghi anni trascorsi con la maglia nerazzurra addosso. Avventura che non è potuta terminare nel migliore dei modi, visto lo scudetto perso nelle ultime giornate a vantaggio del Milan. In estate, da svincolato, aveva firmato per il Monza di Berlusconi e Galliani, ma la nuova parentesi è stata interrotta troppo presto a causa di un grave infortunio alla tibia rimediato nel match del suo esordio con i brianzoli, avvenuto contro il Napoli alla seconda giornata. Da qui la decisione di rescindere con il club biancorosso e subito dopo di ritirarsi.

Gli esordi tra Arezzo e Bari sotto la guida di Antonio Conte

Andrea Ranocchia muove i suoi primi passi da calciatore nella sua terra natale, l'Umbria, tra Bastia e Perugia. Esordisce da professionista in Serie B con la maglia dell'Arezzo, sotto la guida di Antonio Conte. Quest'ultimo, nell'estate 2008 lo porta con sé al Bari, dove centra la promozione in A apportando il suo contributo grazie a 1 gol in 17 presenze. Debutta con la maglia dei Galletti nel massimo campionato italiano, il 29 agosto 2009 a San Siro, quando la squadra biancorossa blocca sull'1-1 l'Inter di Mourinho (vittoriosa dello storico 'Triplete' 9 mesi più tardi). Durante quell'annata forma con Leonardo Bonucci quella che avrebbe dovuto essere la coppia di centrali della Nazionale del futuro. A causa di un infortunio al ginocchio, tuttavia, è costretto a saltare la seconda parte di stagione, chiudendo la sua avventura pugliese con 3 reti in 35 partite giocate.

Dalla breve parentesi genoana alla fascia da capitano in nerazzurro

Successivamente si trasferisce al Genoa, il quale lo acquista in comproprietà con l'Inter. All'ombra della Lanterna mette ancora in mostra le sue doti, convincendo il club nerazzurro a riscattare il suo cartellino e puntare su di lui. Con l'etichetta del 'nuovo Materazzi', riesce a convincere subito Leonardo, allora allenatore della 'Beneamata', il quale lo lancia da titolare. A fine stagione conquista il suo primo trofeo, la Coppa Italia, scendendo in campo dal 1' nella vittoriosa finale di Roma contro il Palermo, terminata 3-1. Durante gli anni successivi si rende protagonista di diverse prestazioni positive, grazie alle quali eredita la fascia da capitano dal leggendario Javier Zanetti. Tuttavia è a questo punto che, inaspettatamente, la sua carriera prende una piega diametralmente opposta.

Stagioni deludenti, prestiti e... 19° scudetto da leader silenzioso

Sfortunatamente cominciano delle annate negative per l'Inter, caratterizzate da cambi societari, caos nella costruzione delle rose, caterve di infortuni, sconfitte e inevitabilmente risultati sportivi deludenti. Nel marasma generale, il difensore non riesce a salvarsi, perdendo titolarità e fascia da capitano. In cerca di riscatto, nel gennaio 2016 si trasferisce alla Sampdoria con la formula del prestito secco per sei mesi. Un anno dopo vola in direzione Inghilterra, quando è l'Hull City a puntare su di lui. In Premier League colleziona 16 presenze e 2 reti. Fa nuovamente ritorno nel club nerazzurro ricoprendo però il ruolo di riserva, agli ordini del tecnico Luciano Spalletti, il quale lo schiera in attacco quando la squadra è in emergenza.

Nel 2019-2020 l'arrivo a Milano del suo mentore Antonio Conte, fa inizialmente presagire un possibile rilancio per lui. Tuttavia, pur ritrovando una momentanea titolarità in avvio di campionato, nelle settimane seguenti il difensore non riesce a sovvertire le gerarchie della retroguardia interista, scivolando nuovamente tra le seconde linee. Trova modo di raggiungere le 200 presenze in maglia nerazzurra, traguardo toccato il 20 febbraio 2020 nella sfida di Europa League vinta 2-0 sul campo del Ludogorets. La situazione non cambia nell'annata 2020-2021, in cui ha comunque modo di fregiarsi da leader silenzioso del 19° scudetto del club. La stagione seguente prende parte, sempre da rincalzo, alla conquista di due trofei: la Supercoppa italiana e la Coppa Italia. In particolare, nel cammino di Coppa proprio lui ha modo di essere decisivo per i suoi, grazie al gol del parziale 2-2 siglato nel recupero della sfida degli ottavi di finale contro l'Empoli.

Al termine della stagione non rinnova il proprio contratto in scadenza col club, chiudendo dopo undici anni la sua esperienza interista con 226 presenze, 14 reti e 4 trofei vinti.

I motivi che lo hanno portato al ritiro

A parlare dei motivi principali che lo hanno spinto a prendere tale decisione, ci ha pensato il diretto interessato tramite due monologhi pubblicati sui propri canali social, accompagnati dalla scritta "Endgame". Riportiamo qui le parole proferite durante il primo video: "Il mio ultimo anno e mezzo non è stato facilissimo, piano piano anche la passione che ho sempre provato per questo gioco è venuta meno. A maggio dell'anno scorso, quando ero ancora all'Inter, sentivo che qualcosa non mi tornava, ma non capivo cosa fosse. Con il club abbiamo deciso di separarci perché volevo trovare nuovi stimoli e nuove emozioni. Ho avuto la fortuna di trovare il Monza che mi ha dato un'opportunità e grande fiducia, offrendomi un ottimo contratto, oltre alla possibilità di rimettermi in gioco e poter capire cosa mi stesse succedendo. Purtroppo all'inizio della stagione le sensazioni non erano migliorate e andando avanti è come se mi si fosse spento un interruttore, non c'era più passione. All'inizio non volevo accettarlo, ho continuato con impegno, ma sentivo che non c'era più niente dentro di me".

L'infortunio di Napoli e la scelta definitiva

Nel secondo video si è soffermato su quello che probabilmente ha contribuito di più alla sua decisione finale: "Inoltre c'è stato questo brutto infortunio rimediato a Napoli, che mi avrebbe tenuto lontano per mesi: senza la passione e la determinazione necessarie per tornare ho ritenuto giusto non prendere in giro nessuno, a partire da me stesso. Ho sentito Galliani e gli ho espresso il mio malessere e la mia decisione, lui ha capito e ci siamo lasciati da amici e con grande rispetto. Non ho più niente da dare in questo momento. Adesso mi prendo un po' di tempo per rimettere in ordine tutte queste emozioni e i miei pensieri per il futuro. Non credo proprio che tornerò a giocare a calcio, non è quello che voglio".

Parole lusinghiere da parte di Adriano Galliani

L'ad del Monza Adriano Galliani ha commentato la scelta del giocatore, spendendo per lui parole al miele: "Andrea è una persona stupenda, l'hanno sempre detto i suoi allenatori e i suoi compagni. Sono pochi i calciatori che rinunciano al denaro. Lui l'ha fatto. E' una scelta sua, personale, non sollecitata da noi. E' stato lui a volerlo. Chapeau, grande uomo, grande giocatore. Per lui le porte del Monza saranno sempre aperte se vorrà intraprendere una carriera da allenatore. Non è stata né pensata né sollecitata da noi, è stata una decisione tutta sua".

Il messaggio dell'Inter: "Onorati di aver fatto parte del tuo cammino"

L'Inter ha postato sui propri canali social le foto dei 4 momenti clou della carriera di Andrea Ranocchia, accompagnate da una bella frase.

Nelle ultime ore, sta filtrando la notizia di un possibile ritorno del tecnico salentino, fissato per giugno.


In caso di esonero di Allegri, spunta la clamorosa ipotesi che vedrebbe tornare Antonio Conte come allenatore dei bianconeri. Scenario molto complicato, ma, dall'Inghilterra, visto il mancato rinnovo con il Tottenham, il ritorno di Conte per giugno non sembrerebbe impossibile.

Motivazioni e storia: ecco perchè Conte può tornare

Nonostante questa notizia possa suonare di fantamercato, Antonio Conte, avrebbe più di un motivo per tornare a Torino. L'attuale tecnico degli Spurs, infatti, potrebbe ottenere in caso di ritorno sotto l'ombra della Mole, una vittoria sportiva senza precedenti. Dopo aver iniziato un ciclo vincente durato nove anni con la Vecchia Signora, per poi concluderlo di sua mano sedendo sulla panchina delI' Inter, il tecnico salentino potrebbe riportare alla vittoria la sua Juve, dopo due annate di digiuno. Difficile pensare ad uno scenario simile, ma, indubbiamente, lasciandoci trasportare dall'immaginazione, si tratterebbe dell'ennesima conferma di forza da parte di uno tra gli allenatori più forti del calcio moderno. Il mancato rinnovo con il Tottenham, e la voglia di tornare in Italia per rimanere vicino alla famiglia, inoltre, potrebbero spingere l'ex Juve a riflettere ancor di più su un suo possibile ritorno in bianconero.

Ipotesi realmente realizzabile?

Nonostante i rumours, principalmente inglesi, resta comunque molto difficile immaginarsi il ritorno di Conte a Torino. Il rapporto con famiglia Agnelli, infatti, segnato da una rottura insanabile (o quasi) , fa emergere più che qualche dubbio sulle possibilità di questo ritorno fissato per giugno 2023. Sarebbe difficile, inoltre, risanare il rapporto tra il tecnico e gran parte della tifoseria, visto il trascorso nerazzurro dell'allenatore. L'unico spiraglio che potrebbe dare il via libera a questo ritorno, quindi, potrebbe essere, in caso di apprezzamento di Conte per il progetto Juve, il cambio di presidenza della Vecchia Signora. Uno spiraglio, ad oggi, di cui non si ha nessun sentore.

Dopo Theo, si fermano anche Maignan e Tonali: ora a casa Milan è emergenza infortuni. Pioli non potrà contare su di loro contro l'Empoli e spera di recuperarli per il big match contro il Chelsea.


infortuni Milan

La sosta delle nazionali si è trasformata in un vero e proprio incubo per i rossoneri. Nelle ultime ore alla lista degli infortunati si è aggiunto anche Maignan, uscito al termine del primo tempo di Francia-Austria per un fastidio al polpaccio. Il portiere farà ritorno nei prossimi giorni a Milanello dove verranno monitorate le sue condizioni. Secondo quanto riportato dall'AFP (Agence France-Presse) dovrebbe trattarsi di un piccolo fastidio. I tifosi del Milan sono in apprensione per tutti gli infortuni di questi ultimi giorni che stanno bersagliando i rossoneri.

Le condizioni di Theo

Maignan lascerà il ritiro della Nazionale nelle prossime ore, proprio come fatto dal connazionale Theo qualche giorno fa. Il terzino ha cominciato le terapie per recuperare dall'infortunio dopo la conferma dello stiramento del lungo adduttore. Il francese potrebbe tornare disponibile tra Juve e Chelsea, saltando certamente la partita contro l'Empoli. Per la partita contro i toscani, è vera e propria emergenza in casa Milan dopo i diversi infortuni: dovrebbero essere indisponibili oltre al francese anche Maignan, Tonali e Calabria. Il capitano rossonero è il più vicino al rientro dopo l'affaticamento muscolare avvertito al termine del match contro il Napoli.

Si ferma anche Tonali

Piove sul bagnato in casa Milan con gli infortuni che non accennano a placarsi. Tonali sembrava aver recuperato dopo i fastidi muscolari post Napoli e sarebbe dovuto partire titolare contro l'Inghilterra. Il centrocampista non ha però preso parte alla rifinitura pre partita e come confermato dal c.t. Mancini, dovrebbe saltare anche la sfida contro l'Ungheria. Probabile a questo punto che, come Theo e gli altri acciaccati, torni dal ritiro della Nazionale per cominciare il percorso riabilitativo. Pioli e il suo staff dovranno valutare al meglio la situazione in vista del tour de force che aspetta i rossoneri.

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