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Nell'anno della storica promozione in Serie A, il prima e il dopo del club di Silvio Berlusconi porta il nome della punta danese.


Un 2022 da ricordare per il Monza del presidente Silvio Berlusconi che ha ottenuto la promozione in Serie A per la prima volta in assoluto in 110 anni di storia. Il 29 maggio 2022 rimarrà per sempre inciso nel cuore di tutto il popolo biancorosso e della società brianzola. Scegliere il calciatore più importante del Monza nell’anno solare 2022 non è opera semplice. Difatti, diversi sono stati i protagonisti che hanno contribuito in maniera esponenziale alla promozione dei biancorossi nella massima serie sotto l’egida dell’ormai ex tecnico Giovanni Stroppa: dal capocannoniere di squadra Dany Mota Carvalho, autore nella scorsa annata di undici reti, al portiere scuola Inter Michele Di Gregorio; dal centrocampista goleador Mattia Valoti a segno in dieci occasioni nella serie cadetta, al terzino fluidificante, col vizio del gol, Carlos Augusto; dall’allora capitano Mario Sampirisi (ora in forza al Frosinone, ndr) all’uomo della provvidenza Christian Gytkjaer.

Nel segno di Christian Gytkjaer, l’eroe dei due mondi

L’attaccante danese, classe 1990, è stato l’uomo dei due mondi paralleli imponendosi prima nel “metaverso” della Serie B siglando gol decisivi in campionato e mettendo la firma soprattutto ai playoff segnando contro Brescia e Pisa, spianando alla sua squadra la strada per la conquista del Paradiso chiamato Serie A. L’impatto con la massima serie non è stato idilliaco per il Monza: inizio in salita per la compagine di Stroppa che ha raggranellato un solo punto nelle prime sei giornate di campionato. L’avvio difficile dei Bagaj ha causato l’esonero di Stroppa e il conseguente arrivo in panchina dell’esordiente Raffaele Palladino: l’allenatore più giovane della Serie A 2022/23 ha ridato linfa vitale alla squadra sciorinando un calcio piacevole adatto alla categoria e muovendo le pedine in maniera oculata, ottenendo subito nove punti nelle prime tre partite giocate, frutto di tre vittorie, sei gol fatti e zero subiti.

“Din-Don, Din-Don, il Vichingo ha fatto gol”

La prima vittoria del Monza in Serie A è datata 18 settembre 2022: un altro giorno da segnare sul calendario e nel cuore biancorosso, non solo per aver centrato i primi tre punti nel massimo campionato italiano, ma per aver sconfitto meritatamente (seppur con un uomo in più per il rosso rifilato dall’arbitro al Fideo Di Maria, ndr) la squadra più titolata in Italia, ovvero la Juventus di Max Allegri. Il match winner di quella partita? Proprio lui, Christian Gytkjaer, il messia che ha deciso con una doppietta la finale playoff contro il Pisa. Un centravanti poderoso che si fa sentire in campo e fuori dal rettangolo di gioco: nell’ultima gara disputata dal Monza il 28 dicembre 2022, nell’amichevole contro il Torino di Juric, Christian a fine partita ha regalato un sorriso a tutti i bambini presenti sugli spalti, salutandoli, firmando autografi e concedendo loro delle foto. Amore, calcio e condivisione: parlare di sport è anche questo. Christian Gytkjaer, Vichingo dal cuore grande, tenero fuori dal campo e implacabile in area di rigore.

Eligio Galeone

Tra il saliscendi del secondo atto 2021/22 e lo start super del primo tempo 2022/23, non c'è dubbio che il turbo dell'Atalanta abbia un solo nome. Quello dell'anglo-nigeriano.


Il 2022 dell'Atalanta: reset e ripartenza con una stella brillante

L’anno solare dell’Atalanta sarebbe da separare in due tronconi. La prima parte, ossia il finale della stagione 2021-22, da resettare. La seconda, ovvero, l’esordio del campionato 2022-23, invece da confermare, eccezion fatta per le 4 partite perse nelle ultime 5 disputate. Se a gennaio, infatti, si parlava ancora di speranze scudetto per gli uomini di Gasperini, prima gli infortuni di uomini chiave come Zapata e il rendimento non eccezionale di altri hanno fatto scivolare la Dea all’ottavo posto. Per la prima volta dopo cinque stagioni, quindi, i nerazzurri sono rimasti senza Europa e proprio questo stava per far vacillare il rapporto Atalanta-Gasperini. Il mister, alla fine, convinto dall’amore della piazza e dalle promesse di migliorare la rosa orobica in fase di mercato, è rimasto al timone e ha fatto brillare la stella di Ademola Lookman.

Velocità, dribbling e in Italia anche il killer instinct: lo scatto di Lookman

Gli esperti di calcio internazionale, specialmente gli amanti della Premier League, avevano già avuto modo di notare le doti del talento nigeriano. In maniera sporadica, infatti, sia al Lipsia che all’Everton il classe 1997 aveva attirato le attenzioni degli addetti dei lavori. Grande velocità e capacità nei dribbling e poco killer instinct, si diceva di Lookman. Con lavoro e dedizione, prima al Fulham nel campionato 2020-21 e al Leicester l’anno successivo (fino alla semifinale di Conference League) il nigeriano ha affinato le capacità sotto porta. Fino ai primi mesi con la Dea: complici anche 2 rigori segnati Lookman ha chiuso (pre pausa Mondiale) a quota 7. Terzo posto parziale in classifica marcatori in coabitazione con Lautaro Martinez e Nzola, dietro gli scatenati Osimhen (9) e Arnautovic (8).

Scavalcati Zapata e Muriel, ora Lookman sogna con l'Atalanta

E anche grazie a Lookman che l’Atalanta è rimasta incollata alle posizioni di vertice (seconda prima dello scontro col Napoli). Il sesto posto attuale è perfezionabile anche grazie al giocatore che in teoria doveva partire dietro a Zapata e Muriel nelle gerarchie. Noie fisiche e prestazioni non all’altezza dei due colombiani, ma anche di Malinovskyi e Pasalic (in teoria i più talentuosi), oltre al desaparecido Boga, hanno consegnato gran parte delle responsabilità sulle giovani spalle di Lookman. E per chi ha già scelto una nazionalità (nigeriana) invece quella del suo paese di nascita (Inghilterra) farsi carico della Dea anche per il 2023 non dovrebbe essere un problema.

Emanuele Landi

Non ci sono dubbi sul fatto che l'attaccante argentino sia stato il migliore tra i nerazzurri durante l'anno solare che sta per concludersi. Per il Toro record individuali ed importanti obiettivi di squadra raggiunti.


Un altro anno solare sta per volgere al termine e come da tradizione è l'ora di tirare le somme traendo un bilancio di ciò che è stato. Farlo nel mondo del calcio è fondamentale perché aiuta a costruire i successi e porre fine ai fallimenti. Spesso ci si chiede "Chi è stato il migliore?". In casa Inter, la risposta è abbastanza semplice: Lautaro Martinez, protagonista indiscusso del 2022 nerazzurro. Le statistiche individuali e gli obiettivi di squadra raggiunti sono dalla sua, ma non è tutto: spesso conta anche l'atteggiamento, in questo caso anch'esso molto positivo.

Un anno da incorniciare tra Inter e Argentina

Nessun dubbio riguardo al fatto che Lautaro Martinez è stato il miglior marcatore dell'Inter nel 2022: ben 22 reti realizzate tra tutte le competizioni. E non è finita qui: l'argentino è stato coinvolto in 21 reti in Serie A, grazie a 17 gol e 4 assist. Nessuno meglio di lui. Ha dato il suo contributo per la conquista di due trofei, entrambi contro gli eterni rivali della Juventus: Supercoppa Italiana e Coppa Italia. Da ricordare soprattutto il magnifico tiro al volo con cui ha battuto Maignan nel derby di Coppa (in semifinale), stravinto dai nerazzurri con un netto 3-0. Eroica la prestazione di qualche mese fa al Camp Nou, in occasione del match terminato 3-3, decisivo per la qualificazione agli ottavi di Champions League degli uomini di Inzaghi. Le cose sono andate altrettanto bene con la maglia della sua Argentina. Altri due trofei alzati al cielo: a giugno la Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA e undici giorni fa la prestigiosa Coppa del Mondo. Peccato che non abbia marcato mai il tabellino durante la competizione tenutasi in Qatar. Ciononostante, il 2022 del giocatore originario di Bahia Blanca resta comunque un anno da incorniciare.

Lautaro Martinez e quel legame indissolubile con la maglia nerazzurra

Non solo statistiche individuali e successi di squadra, molto spesso un'altra componente importante per essere definito "migliore di tutti" è l'atteggiamento. L'attaccante classe '97 ha dimostrato grande attaccamento alla maglia nerazzurra, non tirandosi mai indietro nei momenti di difficoltà e non facendosi condizionare nemmeno da stanchezza e piccoli problemi fisici. Ha risposto sempre presente ed è proprio questo suo modo di essere che i tifosi interisti hanno imparato ad apprezzare dal suo arrivo all'ombra della Madonnina. A più riprese ha ribadito di stare bene all'Inter, respingendo qualsiasi avance da parte dei top club europei. Il suo desiderio è quello di entrare nella storia del club, al pari di molti altri suoi connazionali negli anni scorsi. Tra il dire e il fare, si sa, c'è di mezzo il mare, ma una cosa è certa: se un giorno le strade del Toro e della Beneamata dovessero dividersi, non sarà per colpa sua.

Ora l'obiettivo è emulare Materazzi

Sicuramente l'ex Racing non è uno che si pone limiti ed ora mette nel mirino un grande della storia recente del club, ovvero Marco Materazzi. Il centralone originario di Lecce, è stato l'unico a centrare l'obiettivo scudetto, subito dopo aver vinto la Coppa del Mondo con la Nazionale. Stiamo parlando dell'estate 2006, durante la quale Matrix fu decisivo in più occasioni, dando una grossa mano ai suoi compagni per trionfare nella finale di Berlino e mandare in visibilio l'Italia intera. La stagione 2006-07 fu la migliore per lui con la maglia della Beneamata : ben 10 reti realizzate in Serie A, alcune delle quali pesanti e cruciali per tenersi il tricolore sul petto. Un'annata storica e insolita per un difensore centrale, come se la spedizione azzurra in terra tedesca gli avesse trasmesso dei superpoteri. Spera dunque di emularlo il Toro, in modo tale che le lacrime versate durante l'ultima giornata dello scorso campionato, siano soltanto un lontano ricordo.

Dallo sbarco in Serie A i granata hanno sempre sognato in grande. Chi è arrivato e chi è stato a un passo da Salerno.


Tutti i top acquisti, o quasi, della Salernitana. Non pochi. Dallo storico ritorno in Serie A dopo 23 anni, il club granata ha lavorato duramente per restare nel paradiso del calcio italiano, centrando poi l'obiettivo con il miracolo marchiato da Walter Sabatini. E adesso, in Campania, sognano una salvezza più che serena per alzare ancora di più il tiro, a partire dalla prossima stagione. Si pensa in grande, si sogna anche di più. Non è un caso che il presidente Iervolino, l'uomo dell'Università Telematica Pegaso (poi ceduta in America per 1 miliardo di dollari) e dell'Espresso, abbia provato più volte a portare grandi campioni (spesso ormai in discesa) nel suo club.

I migliori colpi di mercato della Salernitana del presidente Iervolino

La Salernitana ha puntato tutto sul brand. Sul suo brand, ma anche su quello dei calciatori che ci hanno costruito una carriera a suon di gol e giocate. Fosse anche solo avvicinarsi a questi. I classici rumors di mercato che accendono l'interesse degli stakeholders. Leggi che non si possono spiegare. Intanto, sotto la gestione tecnica di un gigante come Sabatini e, ora, del suo successore Morgan De Sanctis, i granata hanno fatto breccia nelle menti di calciatori dal profilo medio e alto. Ne sono un esempio Federico Fazio, Antonio Candreva e Kristof Piatek, già tasselli importanti della Serie A. Ma anche elementi internazionali alla stregua di Domagoj Bradaric e Erik Botheim, pescati dal Lille e dal Bodø/Glimt.

Da Pastore a Cavani, passando per Bale: tutti i mancati acquisti della Salernitana

Lo step successivo per la Salernitana riguarda i giocatori più elitari. Non è per nulla scontato l'ingaggio di Boulaye Dia dal Villarreal, un anno prima a un passo dal Tottenham quando l'attaccante senegalese giocava nel Reims in Ligue 1. L'appeal cresce enormemente quando a Salerno sbarca gente come Franck Ribéry e Guillermo Memo Ochoa, alla terza esperienza in un grande torneo europeo dopo quelle in Liga (Granada e Malaga) e Ligue 1 (Ajaccio). A far specie però, quando si parla di Salernitana, sono tutti i grandi potenziali acquisti non concretizzati ma che, in qualche modo, hanno fatto sognare Salerno. Salvatore Sirigu, Tiémoué Bakayoko, Javier Pastore (pallino da sempre di Sabatini), Michy Batshuayi, i napoletani Mertens e Callejon, Yusuf Yazici, perfino Gareth Bale, Edinson Cavani e Diego Costa. Non sono arrivati per una serie di scelte, budget e incastri mancati, ma l'elenco dei nomi, potete giurarci, non finirà qui.

L'attaccante interista è salito sul tetto del mondo con la sua Argentina, seppur non da protagonista. Il Toro infatti ha deluso le attese, finendo per farsi scavalcare nelle gerarchie da Julian Alvarez dopo le prime due partite.


Si è conclusa ieri l'insolita edizione dei Mondiali, per la prima volta nella storia disputati tra novembre e dicembre. A trionfare in terra qatariota è stata l'Argentina, trascinata dal suo leader Lionel Messi. Si tratta del terzo titolo mondiale vinto dall'Albiceleste dopo quello casalingo nel 1978 e quello in terra messicana nel 1986, sotto il segno di Diego Armando Maradona. Tra i 26 convocati dal CT Scaloni, 4 militano nella nostra Serie A, tra cui Lautaro Martinez. L'attaccante dell'Inter però ha disputato un torneo fatto da tante ombre e poche luci.

Rigore decisivo nei quarti contro l'Olanda: unica gioia mondiale del Toro

Tutti si aspettavano molto da Lautaro Martinez, titolare e punta di diamante nel tridente con Messi e Di Maria. Eppure l'unica gioia mondiale del Toro è stato un tiro dal dischetto a cronometro fermo. Stiamo parlando del rigore calciato nei quarti contro l'Olanda, pesante e decisivo per spedire la Selección in semifinale. Decisamente troppo poco, considerando le medie realizzative fatte registrare nelle ultime stagioni in maglia nerazzurra. Essere convocato e far parte dei titolari in un Mondiale con la maglia del proprio Paese è un'emozione unica, eppure qualcosa è andato storto, tanto da passare in secondo piano ed esultare dalla panchina per le prodezze altrui. Tutto il popolo argentino ricorderà il trionfo arrivato grazie a Messi, Alvarez, Dibu Martinez, Di Maria, Enzo Fernandez. Mentre l'attaccante nerazzurro sarà soltanto uno dei tanti di questa spedizione vincente.

Gol annullati, concorrenza e infiltrazioni

I fattori che hanno determinato il flop personale di Lautaro Martinez in terra qatariota ne sono principalmente tre. Innanzitutto nella partita d'esordio contro l'Arabia Saudita è arrivata una clamorosa sconfitta, con gli uomini di Renard in grado di applicare la trappola del fuorigioco in maniera eccellente. Tanto da far annullare tre reti siglate proprio dall'ex Racing Avellaneda durante il primo tempo. A questo si aggiunga la concorrenza di Julian Alvarez, gioiellino del Manchester City, voglioso di dimostrare il motivo per cui Pep Guardiola lo ha voluto in Inghilterra dopo aver visto appena due allenamenti. L'Araña si è preso il posto da titolare nella terza partita, contro la Polonia, con tanto di gol. A questo ne sono seguiti altri tre, di cui due nella semifinale, ai danni della Croazia. Gerarchie ribaltate, con il numero 22 relegato dunque al ruolo di subentrante. L'ultimo fattore riguarda le condizioni fisiche del giocatore nativo di Bahia Blanca, costretto a giocare con le infiltrazioni per un problema alla caviglia. Questo secondo quanto rivelato dal suo agente Alejandro Camano ai microfoni di Olè.

L'Inter lo celebra in attesa del ritorno alla base

Immancabile la celebrazione social da parte dell'Inter per il proprio numero 10. Al termine della finale mondiale vinta dalla Selección, il club nerazzurro ha 'twittato' una foto ritraente Lautaro sorridente e in festa. Intanto alla Pinetina sale l'attesa per la ripresa del campionato, prevista per il 4 gennaio. I ragazzi di Simone Inzaghi ospiteranno a San Siro il Napoli, in quello che sarà un crocevia per il prosieguo della stagione. La speranza è di poter tornare a schierare la Lu-La dal 1' minuto dopo il lungo stop del gigante belga. E mentre Big Rom è tornato al lavoro già da qualche settimana, per il rientro del Toro bisognerà attendere fino al 29 dicembre.

Durante la premiazione, prima dello scatto fotografico ufficiale con la Coppa alzata al cielo, un funzionario del Qatar ha obbligato Leo a indossare la tunica araba, immortalando quel momento per sempre.


Lionel Messi è diventato eterno e con lui anche il Qatar. Il diez ha chiuso un cerchio stratosferico grazie alla vittoria del Mondiale con la sua Argentina, prendendosi la scena del globo a coronamento di una carriera unica, di un percorso che spesso e sempre verrà affiancato a quello di Diego Armando Maradona, quantomeno al Diego giocatore. Al termine dell'ultimo atto a Doha però, vinto dalla Seleccion ai calci di rigore, necessari per risolvere un 3-3 infinito con la Francia di Mbappè, è accaduto qualcosa di incredibile da punto di vista sociale e culturale.

La finale del Mondiale in Qatar è la più bella di sempre

Doppietta di Messi con lo zampino di Di Maria, tris sovrannaturale di Kylian Mbappé: 3-3 e dritti ai penalty come tantissime gare risolte così in questo Mondiale autunnale. La Francia ne sbaglia troppi, l'Argentina invece no, è freddissima e porta a casa la coppa più importante del mondo per Nazionali. Messi incoronato come il più forte del globo, forse il più forte di sempre. Per la Pulce è il 45° trofeo vinto in carriera, l'unico anello mancante per confezionare un percorso unico. L'immagine potente di Messi, della sua storia, del suo cammino, del suo continuo e perenne paragone con Maradona, trova la sublimazione nel momento più forte, nel momento in cui il capitano dell'Argentina alza la coppa al cielo.

Messi obbligato a indossare la Bisht araba. Così il Qatar diventa eterno come Leo

Decine di milioni di argentini hanno sognato questo momento per 36 anni. Un passaggio di consegne che il mondo aspettava da quando Leo Messi, all'età di 17 anni, esordì nella Liga con la maglia del Barcellona, rievocando il Pibe de Oro in blaugrana, iniziando ad elevare a livello mondiale la possibilità che, finalmente, potesse essere arrivato il momento della nascita di un erede. Dopo 18 anni, Messi ha vinto il mondiale con l'Argentina e, al momento della premiazione con la coppa alzata al cielo, i funzionari del Qatar, in accordo con la Fifa, hanno costretto il capitano della Seleccion a indossare un velo nero, la Bisht, per immortalare quel momento per sempre. Messi campione del mondo, nel Mondiale organizzato dai qatarioti. Un'immagine che resterà nella storia, in eterno come Messi. Ma con lui, anche il Paese ospitante che, infine, lo ha incoronato Re.

Leo e Kylian, compagni e leader nel PSG, si affronteranno ancora una volta in un mondiale come quattro anni fa in Russia, ma in questa circostanza lo faranno in una finale affascinante che mette a confronto storie, vissuti, stili e caratteristiche.


M&M, si compie il destino. Messi contro Mbappé è la sfida generazionale che incollerà il mondo nella finale di Qatar 2022. Un confronto tra quello che, per molti, è il calciatore più forte di tutti i tempi e il talentissimo francese che, ad oggi, risulta essere il giocatore più forte del mondo. Due numeri 10 dalla storia, dalla filosofia e dalle caratteristiche essenzialmente differenti: l'immensa classe, l'eterna visione e il vissuto unico di Leo, la velocità supersonica, l'uno contro uno surreale e il killer instinct di Kylian.

Argentina e Francia di fronte come in Russia, trascinati da Messi e Mbappé

Come quattro anni fa Argentina e Francia tornano a incrociarsi al Mondiale trascinati da Lionel Messi e Kylian Mbappè. Agli ottavi di finale del torneo russo, a Kazan, l'Argentina rimontò il rigore iniziale di Griezmann (procurato proprio da KM a seguito di una sgasata da urlo) con i centri di Di Maria e Mercado (assist di Leo). Poi l'esplosione rabbiosa del fenomeno del PSG: doppietta dopo lo splendido 2-2 di Pavard che spezzò i sogni della Seleccion che, seppur all'ultimo istante, accorciò le distanze con Aguero che capitalizzò un gioiello, sempre, di Messi.

Il percorso a suon di gol e assist di Messi e Mbappé in Qatar 2022

Ultimo atto in Qatar 2022. L'Argentina, prima nel girone con Polonia, Messico e Arabia Saudita, ha eliminato Australia, Olanda e Croazia con Leo che ha piazzato 5 gol (di cui 3 rigori) e 3 assist, per giunta fallendo il penalty contro la Polonia. Sarebbe capocannoniere del torneo. Sull'altra sponda la Francia campione in carica, leader nel gruppo con Australia, Tunisia e Danimarca, che ha fatto fuori Polonia, Inghilterra e Marocco trainato dai guizzi di KM: 5 gol, 2 doppiette a Danimarca e Polonia e 2 assist. Meglio, ma neanche di molto, della sua spedizione russa quando aveva soltanto 19 anni. Nel precedente torneo globale bussò 4 volte, di cui 2 schiaffi pesanti proprio all'Argentina di Messi e 1 in finale contro la Croazia.

Quanto guadagneranno Messi e Mbappé nei prossimi tre anni?

Escluso il confronto dei goat con Cristiano Ronaldo, atteso da sempre e svanito con l'eliminazione del Portogallo contro il Marocco, non poteva esserci epilogo più affascinante in questo Mondiale invernale in Qatar 2022. Il match tra il più grande di tutti i tempi e il più forte e completo al mondo. M&M, Messi di fronte a Mbappé. Fa specie pensare che, stando agli ultimi contratti firmati con il Paris Saint Germain, il francese guadagni la bellezza di 212 milioni a stagione, bonus e premi inclusi, ovvero quasi il doppio del totale di ciò che il diez argentino percepirà nei prossimi tre anni a Parigi. Un discorso di età, futuribile, naturalmente, ma anche di ciò che sta accadendo nel mercato del calcio, a velocità spaventosa. Domenica a 15km da Doha, avremo un verdetto. In ogni caso, il verdetto più bello del mondo.

Nonostante la Roja sia stata eliminata dal torneo continentale, la Primera Division resta comunque protagonista dei Mondiali per numero di giocatori e squadre rappresentate nelle 4 Nazionali approdate al penultimo step.


La Liga, la massima divisione di calcio spagnola, domina in Qatar nonostante la Spagna sia fuori dal Mondiale. La Roja di Luis Enrique, agli ottavi di finale solo grazie alla differenza reti che ha condannato la Germania, è stata eliminata al turno secco dal Marocco ai calci di rigore. Tuttavia la Primera Division, tra le quattro semifinaliste al torneo globale, ovvero Argentina, Croazia, Francia e Marocco, è la più rappresentata con la bellezza di 22 giocatori.

La Liga è il campionato più rappresentato in semifinale al Mondiale in Qatar 2022

Da Koundé a Tchouameni, passando per Bono, Papu, Modric e Budimir. Sono solo alcuni dei tantissimi giocatori sotto contratto con i club della Liga, inglobati dalle quattro Nazionali che si sfideranno al penultimo atto del mondiale in Qatar 2022. La Liga domina davanti a Premier League, Ligue 1, Serie A e Bundesliga. Una strana antitesi che riguarda le sorti della selezione spagnola, con ciò che concerne il numero di superstiti in Qatar attivi nella massima divisione del calcio di Spagna.

Atletico Madrid e Siviglia, con il Bayern Monaco, i club più presenti in Qatar 2022

Ad avvalorare la tesi secondo la quale il calcio spagnolo gode di ottima salute, se non altro a livello di diffusione e percezione mondiale, c'è anche il fatto che due dei tre club europei più rappresentati nelle semifinaliste in Qatar, appunto, giocano nella Liga. Si tratta di Atletico Madrid e Siviglia che contano 5 giocatori, al netto degli infortunati, al penultimo step del torneo più grande e importante del mondo. La terza società più rappresentata, in compagnia delle spagnole, è il Bayern Monaco.

Chi sono gli "spagnoli" in semifinale al Mondiale in Qatar 2022?

I colchoneros con 3 argentini (Molina, De Paul, A. Correa), 1 francese (Griezmann) e 1 croato (Grbic, secondo di Oblak), gli andalusi con 3 argentini (Marcos Acuna, Gonzalo Montiel, Papu) e 2 marocchini (Bono e Yousef En-Nesyri). Infine i bavaresi con 3 francesi (Upamecano, Coman, Pavard), 1 croato (Stanisic) e 1 marocchino (Mazraoui). A proposito di stranezze, è curioso che dei tre club, solo i tedeschi hanno superato il girone dell'attuale edizione di Champions League.

La Nazionale guidata da Regragui è senza ombra di dubbio la rivelazione del Mondiale qatariota. Una vetrina importante per tutti i giocatori magrebini, le cui prestazioni super positive non sono passate inosservate. Si prevedono aste a suon di milioni, nelle prossime due finestre di calciomercato, da parte dei top club europei.


Sorprendentemente il Marocco è in semifinale dei Mondiali, dopo aver battuto in successione Belgio, Spagna e Portogallo. I Leoni dell'Atlante, guidati ottimamente da Walid Regragui, non hanno intenzione di fermarsi: vogliono continuare a stupire contro la Francia, sognando la finale. Vada come vada, hanno già scritto una pagina di storia indelebile per il mondo africano e per la storia del calcio. Molti giocatori hanno fatto registrare un'impennata nelle valutazioni dei loro cartellini, accrescendo i propri estimatori. Attualmente la Nazionale magrebina rappresenta una sorta di 'Eldorado ', come fa giustamente notare il Corsport. Nelle prossime finestre di calciomercato potremmo assistere ad una vera e propria 'caccia all'oro marocchino' da parte delle big europee.

Tentazione Inter: Hakimi come Lukaku?

Secondo alcune indiscrezioni, Achraf Hakimi avrebbe manifestato la propria volontà di tornare a vestire la maglia nerazzurra. La sua valutazione al momento si aggira attorno ai 65 milioni di euro e potrebbe salire ancora da qui al termine della stagione. Sembra impossibile ipotizzare un esborso simile da parte di Suning, così potrebbero entrare in scena nuovamente Marotta e Ausilio, programmando un'operazione 'alla Lukaku'. Vero è che il gigante belga aveva deluso completamente le attese del Chelsea, mentre non si può dire la stessa cosa del terzino classe '98. A Parigi sta bene, i campioni di Francia difficilmente lo lasceranno partire a cuor leggero. Eppure è bastato un 'Forza Inter sempre ' urlato dal giocatore durante una diretta sul proprio profilo Instagram, subito dopo la vittoria con il Portogallo, per riaccendere i sogni dei tifosi interisti.

Ziyech oggetto dei desideri del Milan

Quante volte abbiamo sentito il nome di Hakim Ziyech accostato al Milan? Troppe. E mai come adesso questo argomento diventa attuale. Le prestazioni negative di Charles De Ketelaere sembrerebbero spingere la dirigenza rossonera a guardarsi intorno alla ricerca di un'occasione da cogliere al volo. Questa potrebbe essere proprio il fantasista classe '93, in forza al Chelsea, dove non sta trovando lo spazio sperato. Il suo cartellino vale 20 milioni di euro, ma occhio alle possibilità di trasferirsi alla corte di Stefano Pioli in prestito, secco o con diritto di riscatto. Un giocatore come lui, capace di creare superiorità con le sue giocate, farebbe molto comodo al Diavolo per alimentare le speranze nella corsa scudetto. Rispolveriamo i numeri del trequartista mancino in maglia Ajax, dal 2016 al 2020: 165 presenze, 49 reti e 81 assist. Davvero tanta roba.

Tutti pazzi per Sofyan Amrabat e Azzedine Ounahi

Detto di Hakimi e Ziyech, sostanzialmente le due stelle del Marocco, ad aver stupito e attirato le big europee a suon di prestazioni sono due centrocampisti: Sofyan Amrabat e Azzedine Ounahi. Caratteristiche diverse, stessa voglia di dare tutto in campo per il proprio Paese. Sulle tracce del primo c'è da tempo il Tottenham di Antonio Conte, a cui si sono aggiunti nelle ultime settimane Marsiglia e Liverpool. In particolare il manager dei Reds Jurgen Klopp è rimasto stregato dal classe '96 della Fiorentina e starebbe pensando di investire 30 milioni di euro per assicurarselo. Per il secondo, sicuramente meno conosciuto, si è mosso addirittura il Barcellona. Dopo aver ricevuto gli elogi da Luis Enrique per la sua corsa instancabile, il classe 2000 dell'Angers potrebbe rappresentare un'occasione d'oro per i blaugrana, soprattutto in termini di ingaggio: guadagna appena 570mila euro a stagione.

E gli altri? Da En-Nesyri a Cheddira, passando per Sabiri

Tutto qua? Assolutamente no, il Marocco è molto altro ancora. Non dimentichiamo le prodezze del portiere Bounou, la fisicità dei centrali Saiss, Aguerd, El Yamiq e Dari, la spinta di Mazraoui e la fantasia di Boufal. Menzione d'onore per il centravanti Youssef En-Nesyri, giustiziere del Portogallo, capace di battere il record di salto in alto appartenente a Cristiano Ronaldo. Nei quarti ha colpito la palla di testa a 278 cm (l'asso portoghese si era fermato a 256 contro la Sampdoria nel dicembre 2019), anticipando Diogo Costa e trascinando il suo popolo in semifinale. Gioca nel Siviglia e il suo valore di mercato da 15 milioni di euro potrebbe presto portarlo lontano dal club andaluso. In ottica mercato occhio anche ad Abdelhamid Sabiri, destinato a lasciare la Sampdoria già nella finestra invernale. Su di lui è forte l'interesse della Fiorentina. E per finire c'è Walid Cheddira, attaccante che si sta mettendo in mostra nella nostra Serie B con la maglia del Bari (9 le reti segnate finora nel campionato cadetto). Da diverse settimane Lazio e Napoli si stanno muovendo per il classe '98 nativo di Loreto e il costo modesto del suo cartellino (2,50 milioni di euro) rappresenta un motivo in più per vederlo presto in squadre importanti. Insomma, i Mondiali in Qatar hanno permesso al Marocco di mettere in vetrina diversi profili interessanti.

Analizzando i valori di mercato dei componenti delle rose, salta fuori una netta differenza all'interno di due quarti di finale. Come sempre spetterà al campo l'ultima parola. E mai come adesso, in un Mondiale pieno di sorprese, i pronostici potrebbero essere ribaltati.


I valori delle 'Magnifiche 8' secondo Transfermarkt

A guidare questa speciale classifica, in ordine decrescente, è l'Inghilterra, seguita a ruota da Brasile, Francia, Portogallo, Argentina e Olanda. La graduatoria si conclude con la Croazia e il sorprendente Marocco. Andiamo ad analizzare nel dettaglio ciascun match.

CROAZIA vs BRASILE

Dando un'occhiata alle valutazioni dei singoli giocatori, è questo il quarto di finale più squilibrato. La Seleção del 'professor ' Tite vale tre volte di più dei Kockasti guidati da Zlatko Dalić: 1,14 miliardi contro 377 milioni di euro. Solo prendendo in considerazione il più costoso di ciascuna rosa, ci accorgiamo del gap evidente: Vinicius (120 milioni) e Gvardiol (60 milioni). Un confronto impietoso, un distacco notevole tra due Nazionali che hanno storie completamente opposte. I verdeoro hanno vinto ben 5 Coppe del Mondo, tanto da essere conosciuti anche come Pentacampeões. I balcanici invece hanno iniziato a dire la loro soltanto in epoca recente, dopo aver ottenuto l'indipendenza dalla Jugoslavia nel 1990. Capitan Luka Modric e compagni sono riusciti a conquistare il secondo posto nella scorsa edizione dei Mondiali, in Russia, perdendo 4-1 la finale contro una Francia mostruosa ed obiettivamente inarrivabile. Occhio però a non farsi ingannare dal dato economico riportato poc'anzi. In campo il divario non sarà altrettanto ampio: la fantasia e la tecnica da funamboli dei brasiliani contro la fisicità e lo spirito combattente dei croati. Ci attende una bella sfida, probabilmente equilibrata, e sarà dunque il campo a parlare.

OLANDA vs ARGENTINA

C'è sicuramente maggior equilibrio nella partita in programma per questa sera tra gli Oranje e l'Albiceleste. Il valore di mercato complessivo dei ragazzi di Louis Van Gaal ammonta a 587 milioni di euro, contro i 645 di Messi e compagni, per una discrepanza di appena 58 milioni. Ciò che balza agli occhi è il distacco nel costo dei cartellini dei due estremi difensori titolari. Soltanto 2 milioni quello di Andries Noppert, classe '94 con trascorsi da 12° uomo nel nostro campionato cadetto con la maglia del Foggia. Ben 25 milioni invece il valore del Dibu Emiliano Martinez, classe '92 leader dell'Aston Villa di Unai Emery. Chi sono i più preziosi? Indubbiamente Lautaro Martinez (75 milioni) e Matthijs De Ligt (70 milioni). Riuscirà la 'Scaloneta ' (nuovo soprannome della Selección, derivante dal nome del CT) ad avere la meglio anche questa volta? Prevalere non sarà scontato, tuttavia ogni partita sembra essere più facile se in squadra hai un certo Lionel Messi.

MAROCCO vs PORTOGALLO

Altro quarto di finale squilibrato in termini economici è quello che vedrà fronteggiarsi i sorprendenti Leoni dell'Atlante e i lusitani guidati da Fernando Santos. La valutazione della rosa dei vincitori di Euro2016 ammonta a 845 milioni di euro, quasi quattro volte tanto quella della selezione nordafricana (241 milioni). Con CR7 svincolato e sul viale del tramonto di una carriera stratosferica, il più costoso è il milanista Rafael Leao, il cui cartellino vale 85 milioni, seguito da Bernardo Silva e Ruben Dias (80), Bruno Fernandes (75) e Joao Cancelo (70). Prezzi modestissimi nella selezione magrebina: oscillano infatti tra gli 1,2 e i 17 milioni. Le eccezioni sono i difensori Achraf Hakimi (PSG, 65), Noussair Mazraoui (Bayern Monaco, 25) e Nayef Aguerd (West Ham, 25). I favoriti sulla carta sono i portoghesi, ma occhio a non sottovalutare i ragazzi di Hoalid Regragui. Una selezione molto organizzata e difensivamente solida, che non ha nulla da perdere ed è capace di colpire in ripartenza grazie alla velocità dei suoi uomini migliori. Per info, chiedere a Belgio e Spagna.

INGHILTERRA vs FRANCIA

Considerate le tantissime stelle di cui è composta la rosa a disposizione di Didier Deschamps, parrebbe scontata la vincitrice nel confronto economico tra le due Nazionali. Eppure sono i Tre Leoni a spuntarla con un valore complessivo pari a 1,26 miliardi di euro, appena 23 milioni in più rispetto ai transalpini. A chi appartiene il cartellino più oneroso? Inutile dirlo, Kylian Mbappè, ben 160 milioni. Tra gli inglesi invece al primo posto troviamo Phil Foden con una valutazione da 110 milioni, seguito dai 100 di Jude Bellingham. I valori di mercato più bassi appartengono all'esperto Steve Mandanda da un lato (1,5 milioni) e Kieran Trippier dall'altro (13 milioni). Molto basso anche il costo del bomber rossonero Olivier Giroud (4 milioni) eppure lui riesce a 'girarsi' continuamente, con buona pace degli avversari (sono 3 le reti siglate finora dal classe '86 nel torneo iridato). Per quanto riguarda ciò che vedremo in campo, siamo sicuri che lo spettacolo non mancherà. I ragazzi di Gareth Southgate hanno voglia di riscattare l'Europeo casalingo perso ai rigori contro la nostra amata Nazionale. Les Bleus invece hanno l'obbligo di provare a difendere il titolo conquistato 4 anni e mezzo fa in Russia.

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