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L'appuntamento dell'anno per il conferimento dei migliori premi ai calciatori e alle calciatrici della A italiana è alle porte. Nel frattempo resta aperto il sondaggio per individuare la marcatura più bella della scorsa stagione.


Il Gran Galà del Calcio AIC sta per tornare. La consegna del "Pallone d'Oro Italiano", ormai giunto alla sua 10^ Edizione, è ormai alle porte. La super serata in programma a Milano prossimo 17 ottobre, sarà preceduta dalla votazione del "Gol più bello" che riguarda sia il calcio maschile, sia quello femminile, ovviamente sulla stagione 2021/22.

I 10 pretendenti al "Gol dell'anno"

In lizza per aggiudicarsi la prodezza dell'anno, ci sono Luis Alberto (Lazio-Sampdoria), Hakan Çalhanoğlu (Inter-Cagliari), Antonio Candreva (Sampdoria-Udinese), Paulo Dybala (Roma-Juventus), Davide Faraoni (Verona-Roma), Theo Hernandez (Milan-Atalanta), Lautaro Martinez (Inter-Atalanta), Lorenzo Pellegrini (Verona-Roma), Gianluca Scamacca (Milan-Sassuolo) e Daniele Verde (Sassuolo-Spezia).

Che cos'è e chi organizza il Gran Galà del Calcio

Il Gran Galà del Calcio AIC è l’evento in cui vengono premiati i migliori giocatori del campionato di calcio italiano, organizzato dall’Associazione Italiana Calciatori in collaborazione con l’agenzia di sport marketing ed eventi "Demetrio Albertini". L’ultima edizione, relativa alla stagione 2020-21, è stata trasmessa con uno speciale televisivo andato in onda in esclusiva su Sky Sport nel marzo 2021.

Questo weekend, al centro VAR di Lissone, prime simulazioni con la nuova tecnologia, poi formazione della classe arbitrale e installazione delle telecamere negli stadi dove ancora mancano. La deadline di lancio è fissata per il 4 gennaio


VAR

Cosa cambia con il fuorigioco semiautomatico

Lega, FIGC ed arbitri concordano: ridurre ulteriormente i margini di errore, specie dopo il “caso” Candreva di Juventus-Salernitana, è diventato necessario. In che modo? Implementando la già sperimentale tecnologia del fuorigioco semiautomatico: un sistema che, tramite sensori di posizionamento di telecamere speciali e intelligenza artificiale, permette di tracciare ogni singolo elemento in campo, dalla posizione dei giocatori fino a quella del pallone stesso, rilevando 29 punti del corpo (escluse le braccia) ad una velocità di 500 volte al secondo. Il tutto permetterà così ad un computer di riprodurre graficamente una mappatura completa della partita in tempo reale, segnalando eventuali off-side con una discrepanza davvero esigua di centimetri.

Perché “semi”?

I dati raccolti dalla computer-grafica verranno poi inviati direttamente alla sala VAR, ma spetterà all’arbitro la decisione finale, analizzando anche il cosiddetto “fuorigioco geografico”, vale a dire il grado di coinvolgimento nel gioco (attivo o passivo) del calciatore finito oltre la linea dei difensori. Il consulto sarà comunque molto più veloce che in passato, poiché più semplice sarà la valutazione grazie agli output forniti dal nuovo sistema.

Gli step che mancano per il lancio in Serie A

Già testato in Supercoppa Europea e nel Mondiale per Club 2021, pronto all'uso ai Mondiali in Qatar, il fuorigioco semiautomatico prevede l’installazione di 12 telecamere posizionate sul tetto dello stadio. Gli impianti delle squadre impegnate in Champions (San Siro, Maradona ed Allianz Stadium) sono già dotati dell’attrezzatura necessaria, mentre nelle prossime settimane toccherà ai restanti del nostro campionato. Questo weekend, al centro VAR di Lissone, comincerà invece la formazione della classe arbitrale attraverso la simulazione di alcune precedenti partite della stagione, seguiranno poi corsi d'istruzione sull’utilizzo della nuova tecnologia. Gravina, Presidente della FIGC, nel corso del Social Football Summit di Roma ha fissato la data di lancio: 4 gennaio 2023, giorno in cui riprenderà la Serie A dopo la pausa Mondiale.

È stato il POTM di Serie A del mese di agosto: dribbling, sterzate, gol e assist, a Napoli sono già pazzi di lui. Ma come nasce il talento di "Kvaradona"?


L’infanzia in Georgia ed un carattere temprato dalla guerra

Badri, suo padre, è già calciatore in Azerbaigian, nel Semkir, quando Kvaratskhelia viene alla luce nel febbraio 2001. Il prossimo 77 azzurro nasce però a Tsibilisi, in Georgia, nazione per la quale sarà eletto, diversi anni dopo, miglior giocatore. La guerra e il calcio, un ossimoro che a volte si incontra con la realtà dei fatti, temprando l’animo di ragazzini cresciuti con il solo sogno di accarezzare un pallone sopra un rettangolo verde. Ha solo 7 anni Khvicha quando l’esercito russo sconvolge la sua vita, invadendo la vicina città di Gori. Quella sfera di cuoio diventa quindi l’unica speranza di futuro, un desiderio da custodire quando gli occhi si chiudono e gli orrori là fuori fanno da sottofondo.

L’eco di quei medesimi rumori si ripresenterà ancora 13 anni dopo, quando il bambino è diventato adulto, mantenendo come unico comun denominatore proprio quel pallone. Dalla Dinamo Tsibilisi, squadra in cui muove ai primi passi, si trasferirà infatti alla Lokomotiv Mosca prima ed al Rubin Kazan poi, fermandosi nel marzo 2022 nuovamente a causa dello scoppio del conflitto Russia-Ucraina. La Dinamo Batumi “sfrutta” l’occasione di ingaggiarlo per una fugace esperienza, ma ancora meglio farà il Napoli, prelevandolo poco dopo per appena 10 milioni. Quel sentimento di rivalsa, la voglia di mangiarsi l’erba, la leadership ed una tempra dura da abbattere, figlie di una cultura e di una giovinezza la quale senza opzione di scelta ha dovuto convivere con le difficoltà, arricchiscono il pacchetto di un calciatore che sembra essere davvero arrivato all’appuntamento col destino.

“Ho visto Kvaratskhelia, o’ mamma, innamorato son”

Fisico longilineo, movenze eleganti, una danza imperterrita su quella fascia dove, a conti fatti, sta mettendo a soqquadro la Serie A. Fantasia applicata alla tecnica, visione di gioco e sguardo sempre puntato sull’avversario. Dolce tocco alla sfera, passi corti, sterzata bruciante e conclusione.
Ha già segnato in ogni modo, Khvicha, ma quel che più sorprende è la capacità straordinaria di entrare in ogni azione pericolosa del Napoli.

Raddoppi e marcature saltano, creando superiorità numerica in grado di accendere le offensive dei partenopei. Centro gravitazionale, moto perpetuo che ha “cancellato” Insigne al primo tiro a giro entrando immediatamente nel cuore dei tifosi. “Kvaradona”, dicono, convinti di aver fatto centro con un innesto arrivato in sordina e divenuto protagonista assoluto, cancellando il topos secondo cui lo “straniero” in Italia abbia bisogno di tempo per ambientarsi.

Il futuro: quali limiti?

Se era difficile immaginare un impatto da alieno in Serie A, decisamente più complicato è provare ad indovinarne un futuro. Alla prima sosta della stagione, dopo sette giornate, un POTM già in saccoccia e le sue eccellenti interpretazioni in Champions League, tutto sembra lasciar presagire una stagione con il vento in poppa. Anche l’ultima sfida contro il Milan ha fatto intendere quanto il georgiano sia temuto e rappresenti il pericolo numero uno: raddoppi costanti, marcature strette ed asfissianti.

Ammoniti Calabria e Kjaer, rigore procurato per un intervento in ritardo di Dest. Alla scala del Calcio, insomma, Kvaratskhelia ha fatto Kvaratskhelia, pur senza segnare o assistere. I riflettori dell'Europa sono tutti puntati su di lui, già capace di far venire il mal di testa a gente come Alexander-Arnold e Van Dijk. Incidere, e decidere, fino ad ora sono stati fattori all'ordine del giorno, ma mantenere questi standard per tutto l'anno sarà la vera sfida da vincere. Fuoriclasse o fuoco di paglia, dunque: ai posteri l’ardua sentenza.

Anche in questa sessione estiva non sono mancate sorprese e cifre da capogiro: tra le leghe europee più importanti, una su tutte svetta sulle altre per esborsi ed investimenti. Spoiler: non è la Serie A.


Haaland, superstar del mercato del Manchester City

Il potere d’acquisto del calcio inglese

Imprenditori e magnati esteri, arabi o americani, fatturati esorbitanti, ricavi da stadi di proprietà e diritti tv: la Premier League è il campionato più ricco d’Europa, e di conseguenza quello in grado di poter spendere più degli altri: uno strapotere economico che sovverte le regole della libera concorrenza permettendo ad ogni club di poter investire cifre importanti sul mercato.
Ed è proprio così che un Wolverhampton può permettersi un Nunes a 45 milioni, o il West Ham ha la possibilità di mettere sul tavolo 60 milioni per Paquetà e quasi 40 per Scamacca. Questo anche senza alcun bisogno di scomodare le big, con un Chelsea primo in lista con quasi 200 milioni totali spesi, e con acquisti del calibro di Koulibaly, Sterling e Cucurella. Denari fuori da ogni paragone, un dominio spietato che ha permesso alla massima divisione inglese di accrescere ulteriormente il proprio livello, confermandosi come porto sicuro dove attraccano star e future star del firmamento europeo. Da Haaland a Nunez, passando per Casemiro e Isak (prelevato dal Newcastle per la modica cifra di 70, e diciamo settanta, milioni).
Ma quali squadre hanno finora provato a dare del filo da torcere alle inglesi?

Tchouaméni, l'acquisto più costoso, ed il ritorno del Barcellona

Sì, senza ulteriori spoiler è la Liga, con focus totale su Barcellona e Real, ad aver quantomeno impensierito a livello numerico i grossi investimenti della Premier. In particolare i blaugrana che, senza lasciarsi intimorire dai debiti finanziari e provando a risanarli con operazioni quantomeno “dubbie”, si sono fiondati a capofitto su diversi profili, anche a costo di spendere parecchi zeri. Lewandowski, Raphinha, Koundé (più Kessie e Christensen a 0) per un totale di spesa di oltre 150 milioni, quasi il doppio dei rivali storici e campioni d’Europa del Real Madrid, al quale resta però lo scettro di aver effettuato l'acquisto più oneroso di questo calciomercato estivo. Aurelien Tchouaméni, l’unico esborso dei Blancos, è arrivato nella capitale spagnola per un prezzo da capogiro di poco superiore agli 80 milioni e, a soli 22 anni, si candida già ad essere una delle prossime stelle del calcio europeo.

L’austerity parigina ed il mercato oculato dei tedeschi

Chi fosse ormai abituato ai fuochi d’artificio sotto le luci della Tour Eiffel, quest’anno sarà rimasto piuttosto deluso. L’avvicendamento in panchina di Christophe Galtier è coinciso con un calciomercato mirato, volto a puntellare la rosa laddove era necessario: Vitinha, Mendes e Renato Sanches, rispettivamente a 45, 38 e 15 milioni, si sono aggiunti ad un cast da 5 stelle, il quale probabilmente quest’anno avrebbe bisogno solo di quella stabilità ed equilibrio necessari per vincere, finalmente, la Champions League. Bayern Monaco e Borussia Dortmund hanno fatto invece la voce grossa in Germania: i bavaresi hanno sostituito Lewandowski con Sadio Mane, e come fiore all’occhiello hanno invece optato per De Ligt, salvo però impiegarlo in maniera molto risicata nei primi 5 impegni stagionali. Più sfortunati i gialloneri, che dopo aver perso Haaland hanno scelto Haller, il quale ha dovuto dare subito forfait a causa di un brutto male.

E la Serie A?

Molti addii, diversi prestiti, qualche parametro zero, pochi soldi. Il tormentone è sempre lo stesso, schiacciato da burocrazia e ricavi ridotti all’osso. Le big del nostro calcio faticano a tenere il passo di quelle estere, ed i risultati in campo europeo sono sotto gli occhi di tutti. Basti pensare che, nei primi 25 acquisti più costosi, solo due sono "italiani": Bremer alla Juventus e Charles De Ketelaere al Milan.
Una forbice sempre più ampia che alla lunga sta creando un divario il quale rischia di diventare insanabile.

L’ormai ex Fenerbahce sarà solo il terzo sudcoreano a giocare in Serie A. Dalla passione per i tatuaggi al soprannome "The Monster": tutto quello che non sai sul nuovo acquisto del Napoli


Chi è Kim Min-Jae

L’estate partenopea è finora stata segnata da addii illustri, i quali hanno sicuramente tracciato una linea netta sul passato, aprendo le porte ad un nuovo corso di protagonisti pronti ad ereditare lo scettro dei predecessori. In difesa, la cessione di Kalidou Koulibaly ha sicuramente lasciato una voragine che ora sembra sarà colmata da un nuovo innesto: Kim Min-Jae è il prescelto, l’uomo giusto per prendere il comando della retroguardia. L’affare si è sbloccato nella notte, definendo gli ultimi dettagli e fissando i prossimi step che lo vedranno presto indossare la casacca azzurra. Ma conosciamo più nel dettaglio il futuro centrale del Napoli.

Il soprannome: "The Monster"

1,90 di altezza per quasi 90 kg. Un muro davvero complicato da superare sia fisicamente che per via aerea, perfetto per il campionato italiano e per il soprannome “The Monster”. Di lui ne raccontano la bravura nell’uno contro uno ed il forte senso tattico e della posizione. Il nativo di Tongyeong, classe 1996, oltre al Fenerbahce ha giocato in Cina, nella K-League (massimo torneo della Corea del Sud) e vanta inoltre 42 presenze e tre reti in Nazionale. Il colosso d’Oriente è stato ribattezzato anche “Il Gigante Bambino”, forse per la sua correttezza in campo: sono infatti solo 23 le ammonizioni rimediate in carriera, con zero espulsioni dirette.

La passione per i tatuaggi

Un enorme tattoo simboleggia l’importanza del cogliere l’attimo: “Carpe diem” si mostra a caratteri cubitali sul petto, come a voler indirizzare la via e la mentalità del giovane sudcoreano.
Non solo, perché Kim Min-Jae ha un secondo enorme tatuaggio a tema religioso sulla schiena, completamente in bianco e nero, che raggiunge spalle e braccio sinistro.

Il cuore d’oro

In Corea del Sud è amatissimo per le imprese sportive con la Nazionale, avendo conquistato la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici Asiatici del 2018, ma soprattutto per aver donato ben 50 milioni di Won coreani (circa 37 mila euro) alla Purme Foundation, organizzazione no-profit che si occupa della riabilitazione dei bambini con disabilità e dell’indipendenza dei giovani con disabilità. Un gesto non da poco che gli è valso il plauso generale di tutta l’opinione pubblica e la nomina ad ambasciatore dell’organizzazione.

Una famiglia di sportivi

Come si dice in questi casi, buon sangue non mente. La tradizione sportiva e calcistica della famiglia Kim si annoda dalle radici: lo zio, mister a Tongyeong, ha cresciuto e allenato il giovane Min-Jae fin dagli albori della propria carriera. Il fratello maggiore, Kyung-mi, ha militato nella Myongji University come portiere, mentre il padre è stato un apprezzato judoka.

“Patti chiari e amicizia lunga: Skriniar non si tocca” tuona uno striscione a firma Curva Nord fuori dalla sede, a cui fanno eco le parole al miele di Handanovic. Ma quali sono i reali piani dell’Inter?


Se il calcio navigasse a puro sentimento, senza doversi intrecciare a meri interessi economici e di business, probabilmente questa discussione non si sarebbe mai nemmeno intavolata.
Il protagonista è Milan Skriniar, difensore slovacco arrivato all’Inter nel 2017 ed entrato rapidamente nel cuore dei tifosi, innamorati di un ragazzo che per la maglia sta dando tutto stagione dopo stagione e destinato, un domani, ad indossare stabilmente la fascia di capitano. Ma, come per tutte le storie, qualcosa scricchiola nell’apparente equilibrio del racconto: le sirene estere, in particolare quelle provenienti da Parigi, stuzzicano e non poco il palato della dirigenza nerazzurra, quasi obbligata per necessità a sistemare i conti del proprio bilancio. Lasciarlo partire, dettandone comunque le condizioni, oppure no? Questo è il dilemma.

Skriniar al PSG: perché si

Ci sono 70 milioni (più bonus) di motivi per i quali la cessione di Milan Skriniar al Paris Saint Germain risulterebbe estremamente vantaggiosa per l’Inter, fruttando nelle casse del Biscione un succulento introito, oltre che ad una plusvalenza importante. Ma, stando agli ultimi dialoghi tra le parti, il club transalpino si è fermato a 60, pur avendo già raggiunto un accordo con il giocatore. La quadra, dunque, è ancora lontana ma, come ben sappiamo, il potere d’acquisto del club di Nasser Al-Khelaifi è tale per cui non dovrebbe essere assolutamente complicato raggiungere e soddisfare le richieste di Marotta & Company.

Skriniar resta all’Inter: perché si

Uno, se non il calciatore più amato dell’intera rosa nerazzurra gode di un appoggio quasi totale di tifosi e compagni di squadra. L’appello e lo striscione fuori dalla sede è stato chiaro, così come il confronto successivo con la società, la quale ha però lasciato aperti entrambi gli spiragli.
Non solo, perché anche le parole di Handanovic alla Gazzetta dello Sport sono apparse come un concreto messaggio alla dirigenza, un caloroso invito a non smembrare ulteriormente la formazione se non si vuole rischiare di perdere terreno dalle avversarie: un’Inter senza Skriniar apparirebbe indebolita e probabilmente andrebbe a causare spaccature e distanze tra tifoseria e club, che mai come ora mirano ad essere uniti per perseguire obiettivi comuni. Inoltre, perso Bremer (finito alla Juventus), si apre qui il problema di cercare un sostituto che rispecchi le altissime aspettative, operazione sicuramente non facile in un mercato dove i soldi sono pochi e gli investimenti sono di conseguenza rischiosi, motivo per il quale non si possono sbagliare.

L'ex Monaco e Chelsea sarà il prossimo acquisto della società lombarda: per lui pronto un contratto biennale


Colpo a sorpresa del Como: accordo a un passo per Cesc Fabregas, attualmente svincolato dopo l'esperienza con il Monaco. Come riportato da Gianluca Di Marzio, il centrocampista spagnolo vuole giocare in Italia e l'offerta del Como, che ha proposto un contratto biennale, sembrerebbe averlo convinto.

Gli ultimi anni dello spagnolo

Per il classe 1987, solo 6 apparizioni e zero gol nell'ultima stagione e diversi infortuni. Negli ultimi anni, Fabregas ha avuto molte difficoltà, soprattutto a livello fisico, che gli hanno impedito di scendere in campo con il Monaco. Prima dell'esperienza in Francia, lo spagnolo ha giocato in Premier e in Liga, vestendo le maglie di Arsenal, Chelsea e Barcellona.

Un talento fuori dal comune

Se in condizione, il Como si assicura un top nel suo ruolo. Gli anni passano, indubbiamente lo spagnolo non sarà quello visto ed ammirato con la maglia del Barcellona, ma la qualità e la classe che lo contraddistinguono restano tali. Fabregas sarà un elemento fondamentale a disposizione di mister Giacomo Gattuso, dentro e fuori dal campo. La piazza lariana sogna in grande, avvicinandosi con l’innesto dello spagnolo, almeno sulla carta, alle prime posizioni del campionato.

Il ruolo di Dennis Wise

Il profilo giusto per coltivare e portare avanti un obiettivo apparentemente irrealizzabile risponde al nome di Dennis Wise, amministratore unico del Como ed ex centrocampista del Chelsea e della Nazionale inglese. Secondo le testate spagnole è stato lui ad interagire maggiormente con Cesc Fabregas, avvicinandolo fino a tal punto da proporgli un’offerta da quelle parti ritenuta irrinunciabile. Ma il dirigente degli azzurri non è nuovo a queste “follie” di mercato, avendo già l’anno scorso tentato l’affare Wilshere, poi andato ai danesi dell’Aarus.

On this day, direbbero quelli bravi, nel 1982 l'Italia di Enzo Bearzot si laureava per la terza volta Campione del Mondo. La vittoria per 3-1, sotto il cielo di Madrid, contro una grande Germania Ovest rappresentò un segno di rinascita dopo anni difficili, sia dal punto di vista sportivo (tra inchieste e vicissitudini complesse) sia dal punto di vista sociale, uscendo dagli anni di Piombo. Un anniversario, quello di 40 anni fa, da tenere bene a mente per l'Italia calcistica che ora deve rimediare a un'altra crisi.

Esattamente un anno addietro, proprio a 39 anni di distanza dal trionfo dell'Italia Mundial, arrivava un'altra gioia che sembrava risolutrice di tanti problemi. Il successo ai rigori ad Euro 2020, della nazionale guidata da Roberto Mancini, sul prato di Wembley contro gli Inglesi padroni di casa sembrava poter far dimenticare il recente passato. La mancata qualificazione ai Mondiali del 2018, sotto la gestione Ventura, dal punto di vista sportivo era ancora ben presente e più di 15 mesi dallo scoppio della Pandemia sembravano poter essere accontonati per una notte tinta di azzurro. E invece no.

La nazionale campione d'Europa ha commesso una serie di passi falsi nei mesi successivi, anche se con assenze pesanti (da Spinazzola a Chiesa), che l'hanno portata a fare pure peggio di quella del 2017. Non qualificarsi direttamente dal girone con la presenza della Svizzera (e non della Spagna) e non battere alla semifinale Play-off la Macedonia del Nord (e non la Svezia) è di certo un passo indietro pesante. Certo non vanno dimenticati la vittoria dell'Europeo e il record di partite per le nazionali (36) senza sconfitte ottenute in quasi 3 anni di percorso, ma ora è obbligatorio invertire la rotta. Anche la recente pessima figura in Nations League con la Germania non aiuta. Oggi è un giorno di "festa" e di ricordi ma urge rimettere un punto e andare a capo dopo la mancata qualificazione a Qatar 2022, altrimenti ci si chiederà: cosa resterà di quelle due Italia vincenti, esattamente l'11 luglio 1982 e 2021?

Emanuele Landi

Allungare la carriera, cedendo alle lusinghe milionarie oltreoceano, oppure svoltarla in cerca di riscatto. Il trend dei calciatori figli del Bel Paese che scelgono l’MLS come terreno di conquista, o futura rendita, è in costante aggiornamento soprattutto negli ultimi 10 anni. Basti pensare alla sola attuale finestra di mercato: Lorenzo Insigne e Domenico Criscito a Toronto (raggiunti, con buona probabilità, anche da Federico Bernardeschi) e Giorgio Chiellini ai Los Angeles FC. Tre capitani che hanno deciso di chiudere importantissimi capitoli di carriera e vita, affascinati da un avventura che sicuramente arricchirà il loro bagaglio professionale e culturale.

L’evoluzione della MLS

Nata nel 1993 in parallelo con i Mondiali USA ‘94, la Major League Soccer nel corso del tempo è cambiata, migliorata, progredita. Si sa, il calcio negli USA non è proprio il primo sport nazionale, eppure ha goduto negli anni di diversi big approdati nel proprio campionato, non solo italiani. Da Beckham a Ibrahimovic, senza dimenticare David Villa, Kakà, Rooney, Drogba o Henry. Una popolarità cresciuta a dismisura non solo abbracciando il talento di affermati fuoriclasse, ma coltivando ed investendo in strutture che potessero formare calciatori targati USA, in grado di competere non solo sul territorio americano, ma anche in quello europeo. Una competizione crescente che ha sicuramente catturato l’occhio di sempre più campioni “europei”, attratti dai milioni degli investitori e dal fascino del torneo.

“Un italiano in America”

Sono in totale 23 gli azzurri che hanno tentato l’avventura in MLS. I pionieri furono, nel 1996, Giuseppe Galderisi, Nicola Caricola e Roberto Donadoni seguiti l’anno seguente da Walter Zenga. Ma è curioso notare come, da quel momento in poi, per ritrovare un connazionale in MLS dobbiamo spostare le lancette del tempo fino al 2012. Tra i top class, con rendimenti sicuramente non al loro livello, ritroviamo sicuramente Alessandro Nesta, che scelse per un solo anno il Montreal Impact insieme a Marco Di Vaio, e Andrea Pirlo, 60 presenze ed un solo gol in tre anni al New York City. Ma, tra tutti, chi ha fatto davvero la differenza in America?

Il timbro della Formica Atomica

Insigne e Criscito, prego prendere appunti: a Toronto sono ancora vivi i ricordi e le gesta di Sebastian Giovinco. L’ex Juve arriva in Canada nel febbraio 2015 come calciatore più pagato dell’epoca (7 milioni) ed in poco meno di 4 anni si prende tutto. Vince un campionato MLS (nel 2017), il Canadian Championship e MLS Supporters' Shield, conquistando inoltre a livello individuale un MVP (2015) ed un titolo di capocannoniere. In 142 presenze mette a referto 83 gol e 57 assist, ottenendo in America i meritatissimi riconoscimenti ed applausi che avrebbe meritato, forse, con più fiducia in Italia.

corto muso

Fotografia, corto muso. Semplice."

Max Allegri è uno degli allenatori più divisivi del nostro campionato. Il modo con cui ha avuto la meglio su Chelsea e Torino non ha fatto altro che scatenare due fazioni sui social, tra chi lo celebra per la commovente efficacia e chi storce il naso perché amante del gioco propositivo.

Juventus-Chelsea 1-0

Dopo i problemi palesati nelle prime giornate di campionato, Allegri ha ricercato con urgenza la solidità difensiva, trovandola nel match sulla carta più ostico di tutti. I Blues erano venuti a Torino da Campioni d'Europa in carica, ma non avevano fatto i conti con i piani di Allegri.

Dopo le difficoltà iniziali, il passaggio al 3-5-1-1 bianconero in fase difensiva ha reso l'attacco del Chelsea sempre più sterile, sfruttando le improvvise ripartenze di Chiesa e Bernardeschi per provare a fare male.

Una Juventus nuova anche per le assenze obbligate di Morata e Dybala, che forse hanno però aiutato Max ad interpretare la gara nel modo più allegriano e accorto possibile. Come piace a lui: 1-0. Massimo risultato e minimo sforzo, anche per la complicità di un Lukaku stranamente impreciso sottoporta.

La trama offensiva della squadra di Tuchel è sfumata tra le linee di difesa bianconere, brave a spegnere sul nascere le ricezioni di Lukaku, o a sporcare ogni sua sponda potenzialmente pericolosa per Havertz.

Torino-Juventus 0-1

C'è un dato che sarà piaciuto poco ai tifosi bianconeri: i 0 tiri in porta nel primo tempo, mai successo in un derby della Mole dalla stagione 2004/05. C'era bisogno di un cambio per provare a rendere più imprevedibile l'attacco della Juve, fino a quel momento tremendamente assente: Cuadrado per Kean.

Senza chiari punti di riferimento per la difesa del Toro, la pericolosità degli uomini di Allegri è cresciuta, arrivando ad un punto di climax nella conclusione vincente di Manuel Locatelli a 4 minuti dal novantesimo.

Una vittoria nel derby che fa senz'altro bene per il morale, ma che non può soddisfare appieno il tecnico livornese, specie dopo la prestazione opaca del primo tempo. La rete inviolata di Szczesny è invece un segnale molto positivo, in Serie A non si verificava da ben 20 gare consecutive.

Dopo la sosta per le Nazionali, la Juve ripartirà con la Roma di José Mourinho, in un match fondamentale per le ambizioni di alta classifica delle due squadre. Chissà se la vittoria di corto muso colpirà pure lo Special One.

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