Didier Drogba, la meraviglia ivoriana


didier drogba

Ci sono molti giocatori con una tecnica fantastica, ma non sono leader. Non hanno sfruttato al meglio la loro carriera perché non avevano un carattere, una personalità o un coraggio abbastanza spiccato. Tutti questi attributi sono necessari tanto quanto la tecnica. Didier ha tutto. Quando trovi un giocatore che ha talento ed è altruista, hai vinto.”

Carlo Ancelotti

Queste doti da leader, raccontate da un suo ex grande allenatore, illustrano fedelmente cosa rappresenta Didier Drogba. Un atleta esemplare, sia in campo che fuori. Il suo carisma gli ha permesso di diventare ambasciatore per la pace in Costa d’Avorio, facendo terminare le ostilità di una guerra civile nel 2006. Quest’opera di diplomazia è stato uno dei motivi per cui Didier è stato inserito nella lista delle 100 persone più influenti al mondo nel 2010. Not bad. Nella disciplina sportiva in cui ci ha deliziato per anni, invece, siamo sempre di fronte ad un fuoriclasse assoluto.

La finale del 2012

Uno scenario da film. Il Chelsea di un esordiente Roberto Di Matteo sfidava in finale di Champions il Bayern, una squadra molto più abituata a palcoscenici come questo. Sulla carta, poi, era effettivamente superiore, oltre ad avere il vantaggio di giocare in casa. Dopo aver buttato fuori il Barcellona, ai Blues serviva un altro semi miracolo. Il gioco del Chelsea si basava su un catenaccio vecchio stampo, cercando di colpire nei momenti di disattenzione l’avversario, rigorosamente in contropiede. La gara fu proprio per questo motivo sullo 0-0 fino all’83’, quando Thomas Müller trovò il modo di battere Čech. A questo punto l’atteggiamento degli inglesi doveva per forza cambiare.

Minuto 89.

Battuto il corner, verso DROGBA! DROGBA! ANCORA UNA VOLTA, sempre Drogba, MERAVIGLIOSAMENTE, incredibilmente Drogba, anche nella finale di Coppa dei Campioni, a due dalla fine, è 1-1!”

Massimo Marianella

Esultanza che entra ufficialmente nell’immaginario collettivo:

È una delle reti simbolo della dominanza fisica dell’ivoriano in area di rigore, l’emblema di un giocatore a tratti immarcabile. La gara si trascinerà fino alla lotteria dei rigori. Un deja-vu dunque, negli occhi di chi aveva ancora lo scivolone di John Terry proprio davanti ai rivali del Manchester United, appena qualche anno prima. Si arriva al quinto rigore in totale parità, il momento è decisivo. La tensione divora Bastian Schweinsteiger: palo. Proprio Didier Drogba può far entrare nella storia il club inglese.

Il Chelsea è campione d’Europa per la prima, storica volta.

Drogba & Marianella, la “love story”

Mi venne incontro, un sorriso, un saluto e poi mi disse armato di cellulare pronto per fare un video «Massimo, per favore, mi fai Drogbaaaaa?»”

Didier Drogba

In Italia c’è un individuo in particolare che raccontava le eroiche gesta di Drogba con un trasporto superiore. Era fin troppo evidente l’amore sportivo che nutriva Massimo Marianella nei confronti del suo pupillo. Ci sono coppie in giro molto meno affiatate di questa, basti vedere quando i due si incontrarono per la prima volta nel 2017. Gli occhi del telecronista italiano non mentono, l’emozione era veramente tanta.

Un bambino al primo incontro con il suo idolo.

La celebre lite con Ovrebo

Nel 2009 un uomo decise di prendersi la scena delle semifinali di ritorno di Champions League. Tale Tom Henning Ovrebo, un arbitro norvegese che non assegnò 2 rigori discussi al Chelsea contro il Barça. La prodezza di Andrés Iniesta allo scadere spedì i Blaugrana a Roma, facendo saltare i nervi ai giocatori Blues in campo.

La UEFA punì l’attaccante con ben 4 giornate di squalifica, reo di aver speso parole poco gradevoli al termine di quella controversa gara. Lo sguardo in camera, «it’s a f*cking disgrace». La cocente delusione della mancata possibilità di giocare la seconda finale di Champions ha annebbiato la sua mente.

In un’intervista rilasciata nel 2018 a Marca, l’arbitro comunque ha fatto un apprezzabile mea culpa:

No, non ne vado fiero, non fu affatto la mia migliore giornata. Ma errori così può commetterli un arbitro come un allenatore o un giocatore: ma nel loro caso non succede mai niente. Il mio arbitraggio fu il peggiore della storia? Può essere. Non posso cambiare le idee della gente.”

Questo può giustificare in parte le vibranti proteste dell’ivoriano.

Didier Drogba ha rappresentato, nel corso della sua carriera sportiva e non, un punto di riferimento per diverse realtà. Ha passato diversi momenti negativi sul campo – come le finali di Coppa d’Africa perse, insieme a quella di Champions nel 2008 – ma è stato in grado di non lasciarsi abbattere. In futuro, onestamente, non mi stupirebbe nascesse un bel documentario – o addirittura un film – a celebrare la vita di questo meraviglioso campione.

Davide Albanese


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