Franck Ribery, la forza nel dolore


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Son due gli uomini noti al mondo per la loro cicatrice. Il primo è Harry Potter, il secondo è Franck Henry Pierre Ribery. Il primo è un personaggio di fantasia. Il secondo… be, no, non lo è, eppure le loro storie in alcuni tratti paiono scritte dalla stessa penna. Il trauma infantile, il segno indelebile di quest’ultimo sul volto, la dimostrazione del valore, la trasformazione in simbolo per chi l’osserva. E si, il maghetto e il francese classe 1983, oggi trentottenne, sembrano prodotti dalla medesima mente creativa. L’unica differenza è che di magico Ribery non ha la bacchetta, ma due piedi che non vogliono smettere di sorprendere.

Il trauma infantile

“Sono orgoglioso della mia cicatrice. Mi ha dato forza e ha forgiato il mio carattere. Devi essere forte mentalmente per affrontare le risate degli altri bambini e gli sguardi degli adulti.”

Aveva solo due anni quando il fato gli ha reso la vita una strada in salita. Dopo essere stato abbandonato dai genitori biologici, un incidente stradale lo condannerà ad un’infanzia durissima. Nessuno ha mai regalato nulla al Francese, che proverà a riscattarsi sui campi di calcio di Boulogne-sur-Mer, suo paese natale. Brutto ma anche bravo, Franck Ribery diviene un professionista e nel 2004 passa dal Brest al Metz, squadra con cui debutta in ligue 1. Due esperienze non di rilevanza assoluta per la sua carriera. Il suo volto ferito diverrà icona in terra straniera. Ancora una volta come il maghetto, Franck parte in trasferta.

L’esperienza in Turchia

Nel 2005 vola direzione Galatasaray. La permanenza sarà poco duratura ed estremamente intensa. Qui il gioiellino transalpino verrà finalmente consacrato. “Ferraribery”. La brillante tifoseria turca lo denomina così per le sue accelerate sulla fascia sinistra. Ma il talento di Boulogne ha già un carattere distintivo ben predominante, pronto ad essere rilanciato con un’ottica differente. Finalmente, dopo aver dimostrato il suo valore, Franck diviene simbolo. “Scarface”. I tifosi turchi prepareranno per lui la locandina del noto film americano, sostituendolo ad Al Pacino. L’ appellativo lo identificherà per il resto della sua carriera. Qualche immagine per rendere l’idea…

Non è solo l’affetto dei tifosi a stimolarlo, ma anche quello di Wahiba, donna che sposerà e con la quale scoprirà la fede islamica. Sappiate che se doveste incontrare Ribery per strada potrete chiamarlo anche Bilal Yusuf Mohammed, lui si girerà. E’ il suo nome musulmano, ovviamente. Pare tutto fin troppo bello finché il giovane francese non controllerà il suo conto in banca. Tra i bonifici mancano all’appello le ultime quattro mensilità. Da lì ci sarà una rottura lunga e dolorosa, che concluderà l’esotico sogno turco fin troppo presto. Franck torna in Francia nell’estate del 2005 e firma con l’Olympique Marsiglia. Qui Scarface confermerà di essere un talento, al punto che la sua cicatrice rappresenterà la Francia nei mondiali del 2006.

L’approdo in Germania

Il Ribery che tutti conosciamo è quello che veste la casacca rossa del Bayern di Monaco. Il viaggio comincia il 6 giugno del 2007, data dell’acquisto dei bavaresi, che lo strappano al Marsiglia per 25 milioni. Senza troppi convenevoli, prima partita in coppa di lega: due goal e un assist. Debutto in campionato: goal su rigore. Vabbè ne segnerà 16 in 46 presenze, diventerà calciatore dell’anno in Germania e per la seconda volta calciatore francese dell’anno. Venticinque milioni ben spesi insomma, considerando che il Bayern vincerà la Bundesliga e nella finale di coppa di Germania sarà proprio Ribery a fornire l’assist per la marcatura di Luca Toni. Ribery e Luca Toni… eh già, che fantastica storia d’amore. Un’amicizia di cui ha beneficiato il calcio sia in campo che fuori, donandoci perle di cultura come questa…

Si sfottono proprio come tutti noi al calcetto… bellissimo. Vi invito a contare le svariate associazioni che oggi censurerebbero questo video.

La strada del francese prosegue alla grande, ma il gatto nero che lo accompagna dalla nascita è sempre pronto a mettergli i bastoni tra le ruote. Questa volta il suo unico modo di palesarsi sono gli infortuni, che accompagneranno il francese per gran parte della sua carriera.

La Rib e Rob e la conquista del triplete

Son quelle cose che hanno bisogno di poco per essere mitizzate. E’ il 2009 quando a Monaco arriva un certo Robben. Un tale olandese pagato 25 milioni dal Real Madrid. Fascia sinistra Franck Ribery, fascia destra Arjen Robben. Non sono certo che i tifosi bavaresi si aspettassero più di venti trofei conquistati grazie a questi due mostri sacri, ma dalla prima partita insieme si parlava già della “Robbery”, o Rib e Rob fate voi… Una macchina da goal devastante, scheletro di quello che è stato il Bayern Monaco negli ultimi anni. Oltre a far dannare qualsiasi avversario su Fifa, i due hanno brutalizzato ogni difesa incontrassero davanti. Ci dà un idea questo video del canale youtube della Bundesliga…

 Mamma mia… 124 goal e 184 assist in 424 partite per Ribery, 144 goal e 101 assist in 307 presenze per Robben. E vabbè… Numeri che hanno portato ovviamente dei trofei. Oltre ai nove campionati vinti da Franck, il francese è stato protagonista nel famoso triplete della stagione 2012 -2013. Una stradominanza del Bayern di Heynckes, che in finale di Champions League smorzerà la favola del Borussia Dortmund di Klopp, sconfitti per due a uno. L’ingiustizia della mancata assegnazione del pallone d’oro per Ribery sarà mediata dalla nomina di UEFA Best player in Europe, davanti a Messi e Cristiano Ronaldo. “Il Barça ha Messi, il Real ha Ronaldo e noi abbiamo te”. Iconiche le parole spese dal dirigente del Bayern Hoeness sul talento francese.  Una carriera incredibile, ancora in corso…

L’arrivo a Firenze

Son questi i campioni che ci piacciono. Quelli che hanno vinto tutto ma non sono mai sazi. Quelli che potrebbero prendere soldi ovunque, ma preferiscono vivere del calore di una piazza importante, con tutte le difficoltà che comporta. Nell’ agosto del 2019 Franck Ribery firma per la Fiorentina. Decide di onorarci con i suoi ultimi anni di classe pura nel nostro campionato. E lo fa per davvero, tanto da divenire subito “giocatore del mese di settembre”. Assist, goal e una presenza in campo di uno chiaramente appartenente ad un’altra categoria. L’età è un concetto relativo, non ti permetterà di spaccare le fasce, ma quando i piedi son questi…

Ci piace pensare che ogni grande sportivo abbia un messaggio da raccontarci, nel bene e nel male. Franck è uno di quei campioni dentro e fuori dal campo. Un uomo capace di dare valore al suo dolore e renderlo il suo punto di forza. “Non farò mai una chirurgia estetica per eliminarle, le mie cicatrici sono parte di me e la gente deve accettarmi per come sono” Una goduria da guardare sul campo, un esempio da seguire nella vita, tanti auguri Scarface.

Abascià Domenico


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