Il calcio al cinema: la trilogia di Goal!


La storia non è nulla di originale: un povero ragazzino straniero che trova la gloria e il riscatto grazie alla sua abilità con il pallone. Eppure per i 20enni e 30enni di oggi, Goal! è una di quelle pellicole che non puoi non aver visto se sei un amante del calcio. Peccato che il film in realtà faccia parte di una trilogia. E se il primo è uscito tra squilli di trombe, il secondo è passato un po’ in sordina e il terzo… beh del terzo ho scoperto la sua esistenza solo nell’approcciarmi a questo articolo.

Ma andiamo con ordine.

Goal! (2005)

Del primo film, volendo ammetterlo o meno, ci siamo innamorati tutti. O per lo meno ci ha affascinato. La storia, lo abbiamo detto, è quella classica del riscatto ma, pur essendo ricca di stereotipi, funziona e appassiona. Tutti si possono identificare nel protagonista, Santiago Munez, interpretato da Kuno Becker, che da bambino emigra clandestinamente negli Stati Uniti dove, per aiutare la famiglia, fa i lavori più umili. Fino alla svolta. Un procuratore lo nota mentre gioca a calcio e gli procura un provino con la squadra inglese del Newcastle.

Per Santiago inizia una nuova vita in Inghilterra. Tra alti e bassi, compagni di squadra invidiosi e altri che si rivelano amici, il ragazzino straniero venuto da lontano riesce a realizzare il suo sogno: diventare un calciatore affermato. Tanto che (ATTENZIONE: allerta spoiler per chi, incredibilmente, non avesse già visto il film) Munez scala le gerarchie della squadra fino ad arrivare alla vetta e a segnare il gol vittoria per 3-2 sul Liverpool nell’ultima giornata di campionato, nel match che vale la storica qualificazione alla Champions League per il Newcastle.

Sebbene il finale sia abbastanza scontato, Goal! ha fatto sognare migliaia di bambini. Piace proprio perché tutti possono essere Santiago, tutti nella vita hanno una possibilità. Un classico film per tutta la famiglia in cui il vero protagonista è lo sport che amiamo di più: il calcio. L’unica nota stonata della pellicola è il seguito. Sulla scia dell’entusiasmo per il primo film, si è pensato di produrre una trilogia. Ma si sa che in queste cose, il prodotto originale rimane sempre il migliore.

Goal 2 – Vivere un sogno (2007)

Nel secondo capitolo della trilogia, la storia si sposta a Madrid. Santiago, ormai diventato una stella, viene acquistato dal Real con cui firma contratto biennale. Tra le fila dei Galacticos, Munez giocherà con autentiche leggende come Raul, Ronaldo, Roberto Carlos, Zidane e non solo. È la naturale evoluzione della brillante carriera di un atleta che ha iniziato dal basso fino ad arrivare nell’Olimpo del calcio.

In Spagna Santiago non riesce a instaurare un buon rapporto con l’allenatore del Real, che si ostina a schierare il suo compagno di squadra Harris, nonostante Munez segni dei gol degni del miglior Cristiano Ronaldo ogni volta che entra in campo, praticamente cinque minuti a partita.

Si giunge alla finale di Champions League contro l’Arsenal. Santiago, ormai consolidata l’amicizia con Harris, chiede e ottiene di stare in panchina in favore dell’amico che vede in questo match l’opportunità di farsi notare dall’Inghilterra per il Mondiale del 2006. Alla fine del primo tempo però, il tecnico dei Galacticos decide di affiancare Munez ad Harris. La scelta si rivela corretta: sul 2-0 per l’Arsenal, a cinque minuti dalla fine, Munez lancia Harris che al volo segna l’1-2.

Il Real si risveglia ed è proprio Santiago a segnare la rete del pareggio dopo un’azione confusa e che, diciamocelo, poco coinvolge lo spettatore. Arriviamo all’ultimo minuto del match. Santiago ottiene una buona punizione dopo aver subito un fallo. “Ora segna il gol vittoria” dice la mente di chi guarda il film. D’altronde stiamo parlando del protagonista. E invece no. A battere il calcio piazzato ci pensa… David Beckham. 3-2, il Real vince la Champions e titoli di coda. Santiago nemmeno merita l’ultima inquadratura.

Certo, far segnare il goal vittoria a Santiago sarebbe stato scontato, ma perché Beckham? Perché il protagonista dei primi due film scompare nel finale? Le risposte magari arriveranno nel terzo film.

Goal 3 – Taking on the world (2009)

I pochi che lo hanno visto sanno bene che il terzo capitolo della saga non fornisce alcuna risposta in merito ai dubbi suscitati dal secondo film. Al contrario, alimenta le perplessità dello spettatore che fatica a cogliere il nesso con le due pellicole precedenti. Stiamo sempre parlando della storia di Santiago?

Già la copertina confonde, visto che accanto al giovane Munez appaiono due personaggi finora mai visti e un calciatore (Chi? Non si sa) che colpisce il pallone in rovesciata. In ogni caso, il film inizia con Santi assieme a due amici: Charlie Braithwaite, calciatore della Nazionale inglese e Liam Adams, che incarna lo stereotipo del giocatore finito dall’alcool che ha già raggiunto quello che poteva in carriera.

I tre giocano nel Real Madrid e attendono una chiamata per il Mondiale 2006. Durante una vacanza in Romania (non chiedete il perché), i tre apprendono della loro convocazione e mentre tornano a casa fanno un incidente in taxi. Liam e Charlie hanno solo una lieve commozione cerebrale, mentre Santi si rompe qualche costola ed è costretto a saltare il Campionato del Mondo.

Ora, chiunque immaginerebbe un miracoloso ritorno del protagonista sui campi da calcio, magari giusto in tempo per la partita decisiva del Mondiale. E invece no. La storia di Santiago finisce qui. Lui salta i Mondiali e il film parla proprio del Mondiali. Il resto della pellicola si concentra su Charlie e Liam e le loro gesta in campo.

Charlie, dopo uno scontro di gioco muore in ambulanza per un aneurisma causato dall’incidente stradale avvenuto in Romania. Liam, sconvolto dalla morte dell’amico, sbaglia il rigore decisivo nel match contro il Portogallo.

Al funerale di Charlie riappare Santiago. Sarà suo il commovente discorso sul senso della vita che chiuderà la pellicola? Ovviamente no. Il nostro protagonista riappare solo per qualche minuto, prende la parola ma viene vinto dalla commozione.

Il film termina con immagini alternate della vittoria dell’Italia ai Mondiali e del matrimonio di Liam con la sua ex fidanzata.

Un finale senza senso per una pellicola senza senso. Santiago si vede pochissimo, eppure è il protagonista, la trama fa acqua da tutte le parti. Il film si trova solo in inglese, per cui vi sarà facile evitarlo.

Una trilogia, quella di Goal!, partita bene, in grado di far sognare i bambini che immaginavano il loro futuro proprio come quello di Santiago e terminata del peggiore dei modi, con una serie di cliché che hanno gradualmente relegato Santi al ruolo di comparsa. Alla fine dei conti, dei tre film è meglio ricordarsi – e riguardarsi – solo il primo.

Martina Soligo


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