Il calcio sta diventando uno sport per signorine


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«Il calcio non è uno sport per signorine» affermava negli anni ’80 Guido Ara, mediano della Pro Vercelli. Il pallone, insomma, era cosa da uomini e tale doveva rimanere. Che le donne si dedicassero alla ginnastica, all’atletica o, al massimo, alla pallavolo.

Altri tempi, certo. Quarant’anni fa il calcio femminile doveva ancora decollare, mentre oggi si sta tentando di dare a questo sport più visibilità. Ciò nonostante esistono ancora tanti stereotipi legati a questo mondo, che rendono difficile paragonare il calcio femminile a quello maschile. Quello tradizionale. Quello vero. 

Eppure le calciatrici si allenano come gli uomini. Fanno gli stessi sacrifici, indossano le stesse divise, faticano, corrono, giocano e fanno gol proprio come i colleghi maschi. 

In effetti, però, delle differenze ci sono. E non parlo solo degli stipendi esorbitanti di campioni quali Messi o Cristiano Ronaldo, imparagonabili a quelli delle migliori calciatrici femminili. Parlo della tutela dei loro diritti. In una parola: professionismo.

In Italia le donne che giocano a calcio – attenzione parlo della Serie A – sono considerate dallo Stato disoccupate. Questo sport per loro non è un lavoro. Non versano i contributi, non hanno una cassa integrazione, non godono dell’indennità di malattia o della maternità. Nulla. Eppure si dedicano al calcio con anima e corpo, spendono la maggior parte del loro tempo ad allenarsi e a ottenere risultati sempre più importanti. 

Fortunatamente, da qualche anno a questa parte, il panorama italiano del calcio femminile sta cambiando. Molto lo si deve alle ragazze azzurre guidate da Milena Bertolini al Mondiale FIFA femminile in Francia nel 2019. Dopo la delusione per la mancata qualificazione dei maschietti per il Campionato del Mondo in Russia nel 2018, gli italiani si sono scoperti sostenitori delle azzurre. Hanno guardato le loro partite (la Rai, che ha trasmesso i match in chiaro, ha registrato uno share che ha superato ogni aspettativa), hanno tifato, gioito a ogni gol. Hanno scoperto che in fondo queste ragazze con il pallone tra i piedi non sono così male. 

Per questo noi di Calciatoriignoranti abbiamo deciso di dedicare una sezione del nostro sito proprio al calcio femminile. Alle storie delle campionesse che ogni weekend scendono in campo per vincere una partita, ma che ogni giorno si spendono per essere ascoltate e riconosciute come le professioniste che sono. Da Sara Gama a Valentina Giacinti. Da Barbara Bonansea a Regina Baresi. Sono molte le protagoniste a cui vogliamo dare voce. Donne che hanno lottato per affermarsi in un mondo, quello del calcio, dominato dagli uomini e che pian piano stanno raggiungendo i traguardi prefissati. 

Perché nel 2020 il calcio è eccome uno sport per signorine.

Martina Soligo


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