Il concetto inglese di allenatore


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Quando gli allenatori sono ancora giocatori

Wayne Rooney è il nuovo tecnico del Derby County dopo l’esonero di Phillip Cocu. Niente di strano, forse, se non fosse che proverà a risollevare le sorti della sua squadra, ultima in classifica in Championship, dal campo. Wazza, a 35 anni, ricoprirà infatti la doppia veste di allenatore-giocatore.

Non è la prima volta che succede, ma non è nemmeno un evento così frequente. La costante, però, sembra essere l’Inghilterra, dove si sa che il concetto di allenatore è inteso in senso più ampio che negli altri Paesi. Lì il “coach” è spesso un vero e proprio manager e partecipa in prima persona a questioni dirigenziali, come il calciomercato. Sorprende fino a un certo punto, quindi, che oltremanica l’allenatore possa essere un giocatore che non ha ancora appeso gli scarpini al chiodo.

Kenny Dalglish

L’esempio più vincente di allenatore-giocatore è sicuramente Kenny Dalglish. Da giocatore, l’attaccante scozzese ha vinto praticamente tutto col Liverpool più forte di sempre, quello tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. All’indomani della tragedia dell’Heysel, nel 1985, i Reds decidono di voltare pagina e di affidare la panchina proprio a Dalglish, che ha 34 anni ma non ne vuole sapere di uscire dal rettangolo verde. Lo scozzese si improvvisa quindi allenatore-giocatore fino al 1990 e prosegue la tradizione vincente della squadra, mettendo in bacheca 3 campionati, 2 Fa Cup, una Coppa di Lega e 4 Charity Shield, il tutto condito da altri 11 goal nella doppia veste. Dopo essersi regalato un’ultima stagione solo da allenatore, nel 1992 Dalglish si trasferisce a Blackburn, raccogliendo i Rovers da un’anonima undicesima posizione in Second Division (Serie B inglese) e portandoli fino allo storico titolo in Premier League nel 1995. 

Ruud Gullit

Altro grande giocatore che ha vestito questo doppio ruolo. Dopo 8 stagioni trascorse in Italia tra Milan, con cui ha vinto tutto, e Sampdoria, a 33 anni l’olandese si trasferisce al Chelsea. Al termine della sua prima annata, Glenn Hoddle si dimette dalla guida dei Blues e Gullit ne diventa allenatore-giocatore. Si dividerà tra campo e panchina per una stagione e mezza, segnando solo un goal in 13 presenze totali, ma riuscendo a portare a casa un titolo: la FA Cup nel 1997.

Gianluca Vialli

Quando Gullit si dimette il 12 febbraio 1998, il suo posto viene preso da Gianluca Vialli, che viene investito della nomina di player-manager del Chelsea. La sua esperienza con i Blues si rivela vincente. Centra subito la vittoria in Coppa di Lega e nella Coppa delle Coppe, chiudendo al quarto posto in Premier League. Nella stagione successiva trionfa nella Supercoppa Uefa contro il Real Madrid e si migliora in campionato, arrivando terzo a soli 4 punti dal Manchester United campione. Nel 1999-2000, con 12 goal all’attivo da giocatore-allenatore, si ritira dal campo per dedicarsi completamente alla panchina. Il suo cammino in Champions League è ottimo e il Chelsea si ferma ai quarti di finale, mentre in campionato chiude solo al quinto posto. Vialli si consola però con la vittoria in FA Cup, prima di essere esonerato nel settembre del 2000, lasciando però i Blues da allenatore più vincente della storia del club fino a quel momento.

Ryan Giggs

Leggenda del Manchester United e della Nazionale gallese, nella sua ventennale esperienza con i Red Devils, Ryan Giggs vanta anche un mese da allenatore-giocatore. Accade al termine della stagione 2013-2014, la prima del post-Ferguson. A sostituire il tecnico più vincente di sempre arriva un altro scozzese, David Moyes, che tanto bene aveva fatto con l’Everton, con Giggs che viene nominato suo vice nonostante non si sia ancora ritirato. La stagione, malgrado l’iniziale vittoria del Community Shield, è in chiaroscuro e l’ex Toffies viene esonerato il 22 aprile. Ormai fuori da tutte le competizioni, lo United affida la panchina al suo numero 11 fino al termine dell’annata. Giggs scende in campo solo una volta, nei 20 minuti finali della sfida casalinga con l’Hull City, nella quale riesce comunque a regalare al pubblico (e a Van Persie) un ultimo assist, il suo marchio di fabbrica.

Paul Ince

Legato a Giggs e al Manchester United è Paul Ince, tra i migliori centrocampisti inglesi degli anni ’90, che ha indossato la maglia dei Red Devils per sei stagioni, prima di approdare all’Inter. Nel 2006, alla soglia dei 39 anni, inizia la sua ultima stagione con lo Swindon Town, in Football League Two (quarta serie del calcio inglese), ma a ottobre viene chiamato dal Macclesfield Town, nella stessa categoria, a ricoprire il ruolo di player-manager. Nonostante scenda in campo solo una volta per dare l’addio al calcio, il suo carisma porta la squadra, in piena zona retrocessione al suo arrivo, a un’insperata salvezza, venendo anche nominato “Manager del mese” a dicembre.

Trevor Francis

Trevor Francis è stato uno dei più grandi talenti britannici di sempre e protagonista di alcuni miracoli sportivi in Inghilterra. Da calciatore, nel gennaio 1979 passa al Nottingham Forest del celebre Brian Clough, campione di First Division in carica, per la cifra di 999.999 sterline. Dopo pochi mesi, vince la prima storica Coppa dei Campioni del club, ripetendosi l’anno successivo per una leggendaria doppietta. Gioca anche per cinque stagioni in Italia, con le maglie di Sampdoria e Atalanta, e nel 1988 torna nel suo Paese, al Queens Park Rangers. Dopo poco tempo passato in campo, a 34 anni ne diventa allenatore-giocatore, venendo esonerato nel 1990. Francis decide di tornare a dedicarsi alla sola carriera di calciatore e viene ingaggiato dallo Sheffield Wednesday, nella Serie B inglese, con cui ottiene la promozione in Premier League e vince la Coppa di Lega nella sua prima stagione. L’anno successivo viene nominato player-manager e guida la squadra fino a un inaspettato terzo posto in campionato nel 1992 e alle finali delle due Coppe nazionali nel 1993, entrambe perse.

Romario: l’esempio fuori dall’Inghilterra

Un esempio celebre di allenatore-giocatore fuori dall’Inghilterra è uno dei marcatori più prolifici della storia del calcio: Romario. Nel 2007, sconfinati il 40 anni, O Baixinho torna al Vasco da Gama, per chiudere la carriera nella squadra in cui è cresciuto e che l’ha lanciato nel grande calcio. Il brasiliano disputa 6 partite segnando 3 goal, per poi dividersi tra campo e panchina fino al 2008. Il 15 aprile annuncia il ritiro dal calcio giocato.

Andrea Bonafede


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