Il Prescelto: i 22 anni di Gianluigi Donnarumma


Ventidue anni e duecento presenze in Serie A. No aspettate, dev’esserci un errore. Se a quest’età sei già sceso in campo 200 volte vuol dire che, come minimo, devi aver giocato da titolare le ultime sei stagioni. Facendo due rapidi calcoli, sei uno dei pilastri della tua squadra da quando hai 16 anni. Sedici.  

Conosco la carriera di questo portiere e la sua atipica precocità, ma mi sembra impensabile che in Italia, notoriamente un Paese per vecchi, possa verificarsi un’eccezione simile. Faccio una ricerca. Google, search, Gianluigi Donnarumma wiki, statistiche. È proprio vero. A 22 anni ha già registrato 200 presenze in Serie A. Nel Milan, per giunta. Chi lo ha lanciato così giovane deve avere un gran coraggio. Cosa? Ha esordito grazie a Sinisa Mihajlovic? Perfetto, adesso tutto torna.

Erede naturale

Erano ormai diversi anni che l’Italia, terra dalla tradizione di portieri invidiabile, cercava il degno successore del più grande numero 1 del nuovo millennio, Gianluigi Buffon. Certo, trovarlo proprio come lui appariva un’idea alquanto ambiziosa, ci saremmo accontentati anche di un estremo difensore solido e affidabile. Tra tanti buoni prospetti usciti nell’ultimo decennio, però, nessuno convinceva fino in fondo. La soluzione, invece, era semplice. Bastava aggiungere una “o” a Gigi, abbreviativo del portierone della Juventus.

L’esordio di Donnarumma in Serie A contro il Sassuolo

Le infinite analogie tra Donnarumma e Buffon, al di là del nome, sembrano andare oltre il casuale, ma sono comunque di buon auspicio. Grazie a un’intuizione dei rispettivi allenatori, entrambi hanno esordito minorenni, scavalcando presto i primi due portieri nelle gerarchie. Sono diventati titolari inamovibili dopo poche partite, relegando alla panchina chi avevano temporaneamente rimpiazzato. Hanno scalato i gradi in maniera rapida anche in Nazionale. Hanno battuto vari record di precocità, l’ultimo dei quali è quello del giocatore più giovane a tagliare il traguardo delle 200 presenze in Serie A. Piccolo particolare: Donnarumma le ha raggiunte pochi giorni prima di spegnere 22 candeline, strappando il primato (24 anni e 83 giorni) proprio al portiere della Juventus.

Nessun limite

Gigio è già nella top 5 dei migliori portieri al mondo. Anzi, voglio esagerare. Per potenzialità può essere già considerato il numero 1 più forte (anche se sulle sue spalle porta il 99). Tra bravura e grandezza, però, scorre un confine sottile ma decisivo: l’esperienza. Non che a Donnarumma manchi, dopo sei anni di Serie A, ma rispetto ai colleghi a cui viene paragonato deve ancora scendere in campo su palcoscenici più prestigiosi. Questione di tempo, che è senza dubbio dalla sua parte.

In attesa di testare la sua mentalità sotto pesanti pressioni, Donnarumma ha già mostrato tutto il suo repertorio. Già agli esordi Gigio aveva poche lacune. Quello che ha subito impressionato, tra tutte le qualità che possiede, è la reattività, che gli permette di compiere parate impossibili anche da distanze ravvicinate. Anzi, a volte i suoi riflessi vanno più veloci del pallone, tanto è vero che, nei suoi fin qui pochi errori, a volte ha dato l’impressione di essere in anticipo, e non in ritardo, nel tempo dell’intervento. A tutto questo va aggiunta un’abilità innata nel neutralizzare i rigori: da quando ha esordito nei professionisti, tra tutte le competizioni ha parato ben 14 rigori su 39. Più di uno su tre finisce nelle sue mani.

Forse la migliore dote di Donnarumma: parare rigori

Ciò che a Donnarumma certo non manca, oltre all’istinto, è la personalità. Caratteristica che non viene testimoniata solo dallo sguardo, dalla voce, dalla capacità di restare sempre concentrato, ma anche in alcuni dettagli tecnici, come le uscite alte e basse e le escursioni fuori dalla propria area per bloccare i pericoli dietro alla difesa. La stessa personalità che gli ha permesso di migliorarsi laddove non eccelleva. Donnarumma ha fatto passi da gigante nel gioco con i piedi e, malgrado sia passato attraverso alcuni errori gravi (quello col Pescara su tutti), è diventato una risorsa affidabile nella costruzione dal basso, sempre più richiesta dall’evoluzione del gioco.

Under pressure

È da questi dettagli che si distinguono i giocatori forti dai campioni. Non reggi il peso di un esordio così precoce e l’etichetta di prescelto senza carattere. Sono tanti gli esempi, in qualsiasi sport, di giovani talenti che non hanno saputo mantenere le aspettative iniziali, perdendosi presto e rimanendo nella mediocrità. Avere le stigmate del predestinato è un complimento effimero che lascia subito spazio a una pressione che schiaccerebbe qualunque persona priva di personalità.

Non sono molti, invece, gli esempi di sportivi destinati alla grandezza che, alla fine della loro carriera, sono entrati nell’Olimpo. LeBron James a 17 anni era già sulla copertina del più prestigioso magazine sportivo statunitense, col titolo “The Chosen One”, senza aver ancora messo piede in Nba. Rafael Nadal a 19 anni vinceva il suo primo torneo dello Slam (Roland Garros, ovviamente). E se questi due fenomeni sono stati in grado di resistere al peso della responsabilità e all’obbligo di ripetersi – risultando oggi tra i più vincenti nelle rispettive discipline – lo devono principalmente alla loro mentalità, prima ancora che alle doti che Madre Natura gli ha gentilmente donato.

Senza voler paragonare Donnarumma a LeBron James e a Rafa Nadal, va comunque sottolineato come di Gigio si parlasse già prima del suo esordio in Serie A, con le prospettive che si sono allargate non appena ha potuto mostrare le proprie qualità al grande pubblico. E, non volendogli aggiungere ulteriore pressione (che sono sicuro saprebbe sopportare), affermare che Donnarumma potrà diventare uno dei migliori estremi difensori della storia del calcio non appare certo un’eresia. Del resto, portieri così forti già a 22 anni se ne ricordano proprio pochi.


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