La nazionale è tornata


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Come Mancini ha cancellato l’onta di Italia-Svezia

L’Italia è rinata. Oggi quel maledetto 13 novembre 2017 e la partita contro la Svezia sembrano più lontani che mai. La mancata partecipazione al mondiale di Russia e il conseguente processo al ct Giampiero Ventura rappresentano uno dei punti più bassi nella storia della selezione azzurra, una mazzata al cuore e una ferita all’orgoglio di una federazione abituata, nel bene e nel male, ad albergare con continuità nell’élite del calcio internazionale. A partire da quella serata infausta, però, il movimento ha ripreso a lavorare facendo perno intorno a una sola parola: rinascita.

Le chiavi della riscossa sono state affidate a un uomo che da giocatore, a dispetto del grande talento di cui era dotato, con la nazionale non ha mai avuto un rapporto facile, ma che da commissario tecnico ha iniziato a levarsi più di una soddisfazione. Roberto Mancini è ripartito dal futuro, ha ridisegnato la nazionale dalle fondamenta svecchiando il gruppo, concedendo spazio giovani, adattando le scelte tattiche alle caratteristiche dei calciatori a sua disposizione. Un modo di agire che in teoria dovrebbe rappresentare la norma, ma che in Italia non è mai da dare per scontato.

Obiettivo Qatar

I risultati non hanno tardato ad arrivare. Un girone di qualificazione ai prossimi europei dominato, una final four di Nations League conquistata e la possibilità di sognare una doppietta nel 2021: un club di pretendenti esclusivo e molto ristretto che comprende il Belgio, numero 1 del ranking Fifa, i campioni del mondo della Francia e la Spagna, espressione di bel calcio e tra le selezioni stabilmente al vertice dal 2008 a oggi. E a proposito del ranking Fifa, dopo 4 anni l’Italia è tornata nella top 10, un risultato che per le qualificazioni ai mondiali 2022 garantisce un sorteggio da testa di serie. Niente male per una nazionale che solo nel 2017 sprofondava nell’oblio. Ed è proprio il biglietto per la rassegna iridata in Qatar uno degli obiettivi dell’Italia in quello che si prospetta come un 2021 ricco di impegni (2 partite di Nations, minimo 3 di europei e 8 di qualificazione ai mondiali). Nel sorteggio di Zurigo del 7 dicembre gli azzurri sono stati inseriti in un girone che comprende Bulgaria, Svizzera, Irlanda del Nord e Lituania. Anche nel caso in cui i ragazzi di Mancini non dovessero superarlo avrebbero quasi sicuramente diritto agli spareggi. Il regolamento Fifa garantisce infatti due posti ai playoff per le migliori vincenti nei gruppi di Nations League, ovviamente solo nel caso in cui non dovessero riuscire a vincere il girone di qualificazione. Francia e Belgio hanno conquistato più punti dell’Italia nei rispettivi raggruppamenti, ma è difficile che si possano ritrovare nella condizione di dover ricorrere agli spareggi. Tale prospettiva offre all’Italia un’ulteriore ancora di salvezza sulla via che conduce alla fase finale della Coppa del Mondo.

Come è cambiata l’Italia

I miglioramenti ottenuti dall’Italia negli ultimi due anni, che ci fanno arrivare speranzosi ai prossimi impegni, non sono casuali, ma frutto di una strada intrapresa nel segno del cambiamento. Sulla panchina della nazionale si è seduto l’allenatore italiano più internazionale di tutti, se non nell’esperienza (Ancelotti li batte tutti) almeno nella mentalità. Roberto Mancini è stato chiamato per dare una sterzata alla recente storia calcistica degli azzurri non solo nei risultati, ma anche nella visione e nell’approccio a un gioco che negli ultimi dieci anni ha subito trasformazioni radicali.

Il nuovo commissario tecnico si è trovato di fronte a una nuova generazione di giocatori, diversa forse da qualsiasi altra nella storia dell’Italia. Non più dighe insuperabili come Nesta o Cannavaro (solo per citare gli ultimi) e neanche fantasisti talentuosi, i classici numeri 10, come Totti, Del Piero o Baggio. Nella rosa attuale c’è invece una grande abbondanza di centrocampisti tecnici, di esterni che vengono molto dentro al campo, difensori che sanno impostare diventando registi in più.

La narrativa intorno al catenaccio italiano è stata troppo spesso enfatizzata in maniera eccessiva, specialmente all’estero, ma non era una semplificazione così lontana dalla realtà. La forza dell’Italia si basava sulla solidità nella fase difensiva, a cui partecipava tutta la squadra e non solo i difensori, e sull’estro dei calciatori con maggiore creatività e talento. Adesso questi giocatori non ci sono più, perciò l’idea di Mancini è stata quella di costruire un vestito adatto al materiale a disposizione, che ha molto potenziale.

Non c’è la mezzapunta che inventa? Il gioco passa dagli esterni e dai centrocampisti. I difensori, per quanto ottimi, concedono spazi? Allontaniamoli dall’area spostando il baricentro più avanti. Mancini ha trovato la soluzione ideale in un 4-3-3 con molti giocatori tecnici in campo, il cui obiettivo è quello di tenere in mano il pallino del gioco. I difensori più impiegati – Florenzi, Bonucci, Acerbi, Emerson – sanno cosa fare col pallone tra i piedi, sono dei centrocampisti aggiunti. In mezzo ci sono giocatori come Jorginho, Verratti, Barella, Locatelli ai quali è difficile portare via il pallone.

Il palleggio è l’arma in più di questa nazionale, che non è mai fine a sé stesso e nemmeno sterile, ma sempre teso a cercare la verticalizzazione anche grazie al continuo movimento di tutti i giocatori. Gli esterni, come detto prima, vengono dentro al campo, le mezzeali invece si allargano, la punta svaria su tutto il fronte offensivo e i terzini non viaggiano solo sulla linea laterale, potendo essere sfruttati sia come ali sia come centrocampisti aggiunti. Tutto questo ha fatto sì che la nazionale fosse divertente da vedere, oltre che concreta. Ma se è vero che bisogna segnalare i netti miglioramenti ottenuti, altrettanto vero è che risulta necessario riconoscere il valore (non eccelso) degli avversari affrontati finora. La prima vera occasione per testare il livello di questa nazionale, e stabilire gli obiettivi futuri da raggiungere, saranno gli Europei, seguiti a ottobre dalla Final Four di Nations League, dove l’Italia se la vedrà con corazzate come Belgio, Francia e Spagna. Solo a quel punto, se gli azzurri faranno una buona impressione, sarà lecito iniziare a sognare in vista di Qatar 2022.

Le scelte di Mancini

Ma come arriverà l’Italia all’Europeo? Quali saranno i convocati di Mancini per questa manifestazione? C’è da dire che il commissario tecnico azzurro ha chiamato diversi giocatori in questi due anni, potendoli osservare minuziosamente a Coverciano e nei vari impegni della nazionale. E sembra che, per la maggior parte, la rosa sia già composta. Sono 18-19 i calciatori che quasi sicuramente (salvo fattori esterni come gli infortuni) Mancini chiamerà, su 23 posti disponibili. Le convocazioni vacanti sono frutto di ballottaggi o di possibili composizioni diverse della rosa, come portare un centrocampista in meno e un attaccante in più e scelte simili.

I portieri sembrano già decisi: Donnarumma sarà il titolare, Meret la sua riserva e Sirigu il terzo. Un possibile outsider potrebbe essere Cragno, ma è difficile scalfire la triade che la maggior parte delle volte Mancini ha impiegato negli impegni ufficiali. In difesa Florenzi, Bonucci, Acerbi ed Emerson sono certi della convocazione, ai quali va aggiunto Chiellini se arriverà agli Europei senza infortuni. Quasi certo della chiamata è anche Spinazzola, un jolly che può giocare sia a destra sia a sinistra. Un ballottaggio sicuro sarà quello tra Bastoni e Romagnoli, che si potrebbe proporre anche qualora Chiellini non ce la facesse a giocare. In quest’ultimo caso, il ct potrebbe scegliere di portare solo uno dei due e convocare un difensore di piede destro, come Mancini della Roma. Se l’allenatore della nazionale optasse per gli 8 difensori, mancherebbe un terzino e la scelta dovrebbe ricadere su uno tra Di Lorenzo e D’Ambrosio, ma occhio anche a Biraghi e Calabria.

A centrocampo le convocazioni sembrano abbastanza blindate: Jorginho, Barella, Verratti e Locatelli sono imprescindibili e a questi si dovrebbe aggiungere quasi certamente anche Lorenzo Pellegrini. Avendo cinque giocatori di altissimo livello, Mancini potrebbe decidere di accontentarsi di questi nomi e aggiungere un posto in attacco. Se invece ci fosse da portare un sesto uomo, la scelta non sarebbe semplice: in questo momento Castrovilli è quello che più di tutti meriterebbe una chiamata, ma sono da seguire attentamente l’evoluzione della stagione di Tonali e le condizioni fisiche di Sensi. Se il centrocampista dell’Inter dovesse risolvere i suoi problemi, diventerebbe il principale candidato all’ultima maglia del reparto. 

In attacco ci sono forse più decisioni da prendere. Certi del posto sono Insigne, Immobile, Belotti e Chiesa, a cui si deve aggiungere anche Zaniolo, per cui Mancini stravede, se rientrerà in forma in vista dell’Europeo. Con cinque posti quasi blindati, in teoria ne mancherebbe uno, sulla destra, che si dovrebbero contendere Berardi e Bernardeschi. Se il ct dovesse scegliere di sacrificare un posto negli altri reparti per portare un attaccante in più, si riproporrebbe un altro ballottaggio: portare un esterno o una punta? E quindi: quello escluso tra Berardi e Bernardeschi, oppure Kean, Caputo, El Shaarawy?


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