Manuel Neuer, la rivoluzione


Quando Manuel Neuer rientra negli spogliatoi della Veltins-Arena ha l’umore diviso a metà. È orgoglioso di essere il capitano di una squadra che, contro ogni pronostico, è arrivata fino alle semifinali di Champions League, eliminando anche l’Inter, conquistatrice del Triplete nella stagione precedente. Un senso di frustrazione assale la fierezza del traguardo raggiunto, perché il portiere tedesco sa che, verosimilmente, quella sarà la sua ultima stagione nella società in cui gioca da quando ha cinque anni.

Lo Schalke 04 è stato appena preso a pallonate, davanti al proprio pubblico, dal Manchester United, ma il risultato recita un dignitoso, quanto inattendibile, 0-2. Se i Red Devils non hanno dilagato è solo grazie a Neuer e, nel post-partita, Ferguson si sbilancia affermando di aver appena assistito alla “migliore prestazione di un portiere vista nella mia carriera”. Il nativo di Gelsenkirchen ha ormai 25 anni, è già titolare della Nazionale tedesca e per consacrarsi deve per forza lasciare la sua città e i suoi colori. È impossibile replicare, con lo Schalke, l’exploit europeo di quella stagione. Su di lui c’è il Bayern Monaco, che a fine stagione saluterà Butt, ma non solo: i migliori club che hanno bisogno di un portiere lo vogliono, compreso lo United, che deve sostituire Van der Saar.

Un ambiente ostile

Alla fine la spunta il Bayern, che sborsa 30 milioni di euro per assicurarsi quel portierone che, solo a vederlo tra i pali, scoraggerebbe qualsiasi attaccante dal trovare una soluzione per segnare. La cifra è importante, nel 2011 Neuer diventa il secondo portiere più pagato di sempre. La società sa di aver appena concluso un grande affare, ma i tifosi non sono d’accordo. Nessuno discute le sue qualità, ma è impossibile dimenticare le sue origini. Manuel è un figlio di Gelsenkirchen, terra di minatori, è cresciuto nel settore giovanile dello Schalke, squadra odiatissima dai bavaresi, e ne è diventato capitano. È impensabile, dunque, avere un nemico a difendere la porta del Bayern Monaco.

I malumori diventano protesta fin dal primo giorno di ritiro, a Riva del Garda. I tifosi chiedono che venga annullato il trasferimento di Neuer, o al peggio che venga subito ceduto in prestito. La dirigenza convoca un tavolo con i capi ultrà, dove ovviamente vengono rifiutate categoricamente le ipotesi popolari. L’accordo tra società, supporter e giocatore stesso viene trovato intorno a cinque rigide condizioni: Neuer non potrà avvicinarsi alla Curva Sud dell’Allianz Arena, se non per fare il suo lavoro; non si dovrà permettere di baciare la maglia né di lanciarla ai tifosi; non potrà intonare l’inno del Bayern e non dovrà esprimere opinioni, a mezzo stampa, riguardo al comportamento degli ultrà.

L’uomo della rivoluzione

Le storie tese tendono ad affievolirsi nel giro di un paio d’anni. Il nuovo acquisto è qualcosa che dalle parti della Baviera non si era mai visto, nemmeno da Oliver Kahn, che aveva difeso la porta del Bayern fino a pochi anni prima, consacrandosi tra i migliori portieri a cavallo dei due secoli. In realtà Neuer è qualcosa di inedito per il mondo del calcio. È una rivoluzione vera e propria, uno dei pochi calciatori a potersi vantare di aver contribuito a cambiare il gioco. Nel ruolo del portiere esiste un avanti Neuer e un dopo Neuer.  

Non sono gli incredibili riflessi, la sicurezza nelle uscite alte e basse, la capacità di guidare la squadra nella fase difensiva le sue qualità principali. O meglio, sono tutte caratteristiche che il portiere tedesco possiede meglio di molti suoi colleghi, ma per parlare di rivoluzione bisogna sempre uscire dai propri confini: nel caso di Neuer, l’area di rigore. Di estremi difensori bravi coi piedi ce n’erano già in circolazione, soprattutto di scuola spagnola. Il numero 1 di Bayern e Germania, però, è stato il primo ad aver interpretato il ruolo in chiave moderna, trasformando il portiere in un libero aggiunto in tutte le fasi.

In costruzione, Neuer diventa un palleggiatore in più e, grazie alle sue doti col pallone tra i piedi e ai suoi ottimi tempi di scarico, la pressione su di lui libera spesso e volentieri un uomo, creando superiorità numerica. Oggi, dopo circa dieci anni, le squadre avversarie sono abituate a prendere le giuste contromisure a questa manovra, ma in quel periodo si trattava di un’assoluta e spiazzante novità. In fase difensiva, invece, Neuer è stato il primo portiere a uscire costantemente dalla propria area, per evitare che un rifornimento per un avversario potesse arrivare fino all’area di rigore.

Tutto è bene quel che finisce bene

Grazie a tutto questo e ai numerosi trofei conquistati col Bayern, tra cui due Triplete, il guardiano della porta bavarese ha vinto ben cinque trofei di miglior portiere dell’anno Iffhs, record condiviso con due mostri sacri come Buffon e Casillas. Ma soprattutto, è riuscito a convincere i suoi tifosi. Quelli che dopo appena due anni, alla conquista di Bundesliga, Coppa di Germania e Champions League (contro i rivali del Borussia Dortmund) si sono dimenticati delle sue origini, del suo tifo, del contratto stipulato in quella vicina ma ormai lontanissima estate del 2011, inneggiando il suo nome e decantando le sue imprese.

Oggi lo stile di Neuer ha fatto scuola e nel panorama calcistico si sono affacciati diversi portieri di grande livello. Forse stimolato dalla nuova competizione, a 35 anni spaccati Manuel Neuer sembra aver ritrovato la forma dei tempi migliori. Diversi infortuni lo hanno tediato per circa tre stagioni, alcuni credevano che il ritiro fosse imminente, molti avevano pronosticato un suo ineluttabile calo. Come altri infiniti campioni, però, il numero 1 tedesco ha sfidato il tempo e l’età che avanza. Il 2020 è stato l’anno in cui Neuer ha voluto nuovamente dimostrare che, malgrado non sia più l’unico portiere moderno, rimane ancora il migliore.

Andrea Bonafede


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