Il mito incompiuto di Alvaro El Chino Recoba


A Miami in un locale, una famiglia sta mangiando tranquillamente. A un certo punto il bambino della tavolata, Jeremia, si accorge che al tavolo accanto siede niente meno che Marcelo, il giocatore del Real Madrid. Emozionato, il bimbo lo indica al padre, che però gli intima di stare buono e non dare fastidio. Dopo pochi minuti Marcelo nota il piccolo euforico, si alza e va al suo tavolo. Si rivolge al papà di Jeremia, sotto lo sguardo incredulo del bambino: “Ehi, scusami, non voglio disturbare, sono Marcelo e sono un tuo ammiratore”. Poi si scatta una foto con Jeremia e il padre.
Non è la prima volta che succede una cosa del genere, pensa Jeremia. Anche Luis Suarez aveva fatto lo stesso in un’altra occasione. Il piccolo sa che il padre da giovane era stato calciatore, ma come è possibile che questi campioni lo conoscano e siano addirittura suoi fan?
La risposta è semplice e sta nel nome del papà di Jeremia. Alvaro Recoba. Per gli amici “El Chino”. Ma andiamo con ordine e facciamo un salto indietro nel tempo.

All’ombra del Fenomeno

È il 25 luglio 1997 e una folla di tifosi si raduna sotto il balcone di un notaio in via Durini a Milano. Centinaia di bandiere nerazzurre sventolano al cielo e le attenzioni sono tutte per il nuovo attaccante dell’Inter: Ronaldo detto il Fenomeno. Di lì a poco però, un altro ragazzo avrebbe firmato il suo contratto con la squadra milanese. Con Ronaldo, al primo impatto, aveva in comune poco o niente: capelli rasati e orecchino scintillante al lobo sinistro per il Fenomeno; capelli lunghi e a caschetto e occhi a mandorla per il nuovo arrivato. Ecco, in comune a prima vista i due avevano i denti sporgenti. Ma di lì a qualche mese si sarebbe scoperto che quei due ragazzi erano uniti anche dalla passione per il calcio e da quell’eleganza unica che riuscivano a mettere in campo con la palla tra i piedi.

Il nome del giocatore misterioso è proprio Alvaro Recoba, per gli amici “El Chino”, a causa di quei suoi occhi a mandorla che lo fanno sembrare un cinese più che un sudamericano. Arriva dall’Uruguay e i video dei suoi gol fanno innamorare il presidente nerazzurro Massimo Moratti.

Una vera sorpresa

Recoba fa il suo esordio in Serie A il 31 agosto 1997, a San Siro contro il Brescia. L’Inter è sotto 1-0 e i tifosi accorsi allo stadio aspettano che una magia di Ronaldo illumini la partita. A farla, la magia, ci pensa invece un altro sudamericano. Gigi Simoni decide di puntare su quel ragazzino dai capelli lunghi e gli occhi a mandorla. Lo manda a scaldarsi e poi lo schiera in campo. Entrato, Recoba riceve palla sui 30 metri: siluro all’incrocio dei pali e gol dell’1-1. I tifosi sono in delirio, ma non è finita qui.
Dopo appena sei minuti l’arbitro fischia un calcio di punizione per l’Inter. Sul pallone non va Ronaldo, ma di nuovo Recoba: sinistro preciso e palla in rete.

È il gol vittoria nerazzurro, che fa esplodere i tifosi che erano andati a San Siro per un Fenomeno e tornano a casa con la consapevolezza di averne scoperto un altro. Un fenomeno che qualche mese dopo si riconfermerà contro l’Empoli, con quel gol da cinquanta metri che è pura magia.

Mito incompiuto

Sembra la nascita di un vero campione, ma in realtà Recoba rimarrà per sempre un mito incompiuto. È come se fosse il riflesso di quell’Inter che, tra il 1999 e il 2005 fa fatica, soffre. Arriva sempre vicina all’obiettivo, ma mai abbastanza per agguantarlo. Recoba è così, geniale quando è in giornata, capace di giocate incredibile, ma solo quando lo vuole lui. Come il 9 gennaio del 2005 in Inter-Sampdoria. I nerazzurri sono sotto di due gol e al 42’ del secondo tempo mister Mancini decide di far scendere in campo anche El Chino. Sono tre minuti, solo tre, eppure tutto cambia. L’Inter ribalta il risultato da 0-2 a 3-2 e indovinate a chi spetta segnare il gol decisivo? Esatto, proprio Recoba.


Ma anche in questo caso si tratta di un lampo. Recoba è colui che, come la squadra per cui gioca, è capace di vittorie da togliere il fiato e poi di sconfitte inaspettate. La “pazza Inter” El Chino ce l’ha nel Dna perché è pazza proprio come lui. Anche se, a proposito di Dna, Recoba ha sempre saputo di avere il calcio nel sangue, sapeva meno – invece – quale fosse il suo ruolo. Non un condottiero, non una guida, ma nemmeno un seguace, uno che corre e si sacrifica per gli altri. È sempre stato un giocatore libero. El Chino lo capirà probabilmente una volta tornato in Uruguay dove decide di terminare la sua carriera. “Forse il fatto di avere avuto un po’ di talento innato mi ha giocato un po’ contro perché mi sono accontentato di quello che avevo e questo a fine carriera sarà un rimpianto – ha dichiarato –. Oggi per esempio non ho la stessa mentalità di quando avevo vent’anni. Se avessi avuto prima questa mentalità sarebbe stato tutto diverso. Con gli anni ti rendi conto che tante cose ti servivano ed io ho fatto poco per migliorare quello che avevo di innato.”

Sarebbe potuto essere una vera stella del calcio. Non è stato però, nemmeno una meteora. Alvaro El Chino Recoba rimane un mito incompiuto, che però è riuscito a far divertire moltissimi tifosi. E oggi, nel giorno del suo 45esimo compleanno, noi lo vogliamo ricordare per le sue prodezze, per quei gol realizzati da lampi di genialità e sregolatezza più che per quello che sarebbe potuto essere, ma alla fine non è stato.

Di Martina Soligo

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