Moratti-Inter: dalle prime delusioni alla gioia del Triplete


Stadio San Siro, 27 maggio 1965. Nella finale di Coppa dei Campioni si affrontano i padroni di casa dell’Inter e i portoghesi del Benfica. Al 43′ del primo tempo il brasiliano Jair riceve palla sulla destra, appena dentro l’area di rigore. L’attaccante lascia partire un tiro rasoterra, non irresistibile, ma il portiere Costa Pereira non riesce comunque a trattenerlo, la sfera termina in rete. Quel gol vale la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, sono gli anni della Grande Inter guidata dal “Mago” Helenio Herrera, uno dei tecnici più vincenti della sua generazione. Ma è soprattutto l’Inter di Angelo Moratti, imprenditore e fondatore della Saras, storico presidente nerazzurro tra il 1955 e il 1968.

Trascorsa quella notte indimenticabile, l’Inter dovrà attendere altri 45 anni prima di sedersi nuovamente sul trono d’Europa. Alla guida della società ci sarà un altro Moratti, stavolta il figlio Massimo, che nel febbraio del 1995 avrebbe rilevato la Beneamta dall’allora presidente Ernesto Pellegrini. L’esborso fu di 70 miliardi di lire, ma la felicità di aver finalmente messo le mani sulla società che fu di suo padre non aveva prezzo. “Sono fortunato – dichiarò appena concluso l’affare – l’Inter è un bellissimo regalo che mi è stato offerto”. Il sogno del neo patron era chiaro: dare vita a un nuovo ciclo di vittorie nerazzurre, seguendo ovviamente, le orme del papà.

La prima grande operazione della seconda era Moratti si consumò quasi in sordina, su segnalazione dell’italo-argentino Antonio Angelillo, già giocatore nerazzurro a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. In qualità di osservatore per conto del club, Angelillo indicò alla dirigenza un giovane talento della mediana, l’allora 22enne Javier Zanetti. All’epoca era difficile, se non addirittura impossibile, immaginare che quel giocatore sarebbe diventato il recordman per presenze nella storia dell’Inter (858), oltre che il capitano della squadra per ben 16 stagioni.

Moratti ha sempre avuto un debole per i giocatori di talento. Il suo primo grande amore da presidente risponde al nome di Alvaro “El Chino” Recoba. L’uruguaiano e il suo magico sinistro lo avevano letteralmente stregato, tanto da indurlo nel 1997 a sborsare 7 miliardi di vecchie lire per acquistarlo dall’Internacional di Montevideo. Sempre nello stesso anno arrivò un altro grande colpo, senza ombra di dubbio l’acquisto simbolo dell’era “morattiana”: Ronaldo Luís Nazário De Lima, più semplicemente noto come Ronaldo. Il “Fenomeno” lasciò a sorpresa il Barcellona che già si preparava a fargli sottoscrivere un contratto a vita. Moratti riuscì a portarlo a Milano per circa 50 miliardi di lire, un’operazione che venne accolta con enorme clamore del popolo nerazzurro. Ronaldo divenne la punta di diamante di una squadra che ormai non poteva più nascondere le proprie ambizioni di vittoria.

I primi anni

I primi anni della presidenza Moratti ebbero un sapore agrodolce. L’agro dello scudetto sfumato nel 1998 e il dolce della prima vittoria continentale. Le polemiche sul contatto in area tra Montero e Ronaldo e la gioia della Coppa Uefa, conquistata in finale contro la Lazio al Parco dei Principi di Parigi. La lotta al vertice della serie A divenne una costante per l’Inter di quegli anni, con Moratti che investì parecchi miliardi senza però riuscire a levarsi le soddisfazioni sperate. Per cucirsi un tricolore al petto infatti, i tifosi avrebbero dovuto attendere ancora alcuni anni.

Lo stesso patron non ha mai fatto mistero di come il 5 maggio 2002 sia stato il momento peggiore della sua presidenza. Lo scudetto che mancava dai tempi dell’Inter dei record del 1989, un punto di vantaggio sulla Juventus all’ultima giornata e lo stadio Olimpico interamente addobbato di nerazzurro. Tutto era apparecchiato per una festa attesa 13 anni, ma come si sa le cose non andarono come sperato: “Ero talmente svuotato dal pareggio del primo tempo che nemmeno andai negli spogliatoi” avrà modo di rivelare Moratti anni più tardi. Ma il tempo sarebbe stato galantuomo nel ripagare la pazienza sua e di tutti i tifosi nerazzurri.

I successi, il triplete

L’addio di Ronaldo nel 2002 concluse con coerenza un anno da dimenticare. Prima di sollevare al cielo un nuovo trofeo, l’Inter dovette attendere l’approdo in panchina di Roberto Mancini, la cui guida condusse alla vittoria di due Coppe Italia e tre scudetti, di cui uno assegnato a tavolino per via del caso Calciopoli. Moratti era riuscito a riportare un tricolore nella Milano nerazzurra, ma per eguagliare le gesta del padre mancava ancora qualcosa, la coppa più ambita di tutte a livello di club, quella che fa girare la testa ai tifosi di ogni parte del vecchio continente. Intanto, nel 2008, sulla panchina nerazzurra si sedette il portoghese Jose Mourinho, l’uomo che solo quattro anni prima quella stessa coppa l’aveva vinta a sorpresa alla guida del Porto.

Il primo anno di Mourinho si concluse con la conquista di un altro scudetto e della Supercoppa italiana, ma anche con l’eliminazione agli ottavi di Champions per mano del Manchester United di Rooney e Cristiano Ronaldo. Come tutti i supporters della Beneamata sanno fin troppo bene, la stagione seguente si tramutò in un’annata leggendaria propiziata in qualche modo da una mossa inaspettata nel corso della finestra estiva del calciomercato: Barcellona e Inter misero in piedi uno scambio, con i nerazzurri che spedirono in Catalogna Zlatan Ibrahimovic in cambio di 49 milioni di euro più il cartellino di Samuel Eto’o.

Cedere il giocatore più forte della rosa sarebbe potuta apparire una mossa azzardata, ma al contrario si rivelò fondamentale per l’equilibrio tattico di squadra che trovò in Diego Milito il bomber giusto al momento giusto. Scudetto, Coppa Italia e l’agognata Champions League, sollevata al cielo di Madrid esattamente 45 anni dopo l’ultima volta. Inutile aggiungere che quel 22 maggio del 2010 abbia rappresentato e rappresenti il punto più alto della presidenza di Massimo Moratti. Quella sera sentì davvero di avercela fatta, di avere finalmente onorato il ricordo di suo padre. Ancora oggi, che non è più presidente della squadra ormai da alcuni anni, il suo nome resta legato indissolubilmente ai colori nerazzurri.


Like it? Share with your friends!

What's Your Reaction?

Love Love
0
Love
Happy Happy
0
Happy
Lol Lol
0
Lol
Sad Sad
0
Sad