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La Roma è Dybala-dipendente? Spoiler: No

19 Settembre 2022   Mauro Giansante

Troppi gol falliti anche ieri, nuovi infortuni e pochi punti con le big. Le difficoltà dei giallorossi e i pilastri da cui ripartire dopo la sosta


Difficoltà dei giallorossi, Mou squalificato contro l'Inter al rientro dalla sosta

Il dominio sul campo, i numeri a favore su tutto: dai corner al possesso palla, passando per i tiri in porta. Ma la palla, dentro la porta, ce la devi mettere. E ieri l'unico a farlo è stato Scalvini.

Quali sono le vere difficoltà dei giallorossi

Dopo sette giornate, con una sosta nazionali alle porte, è giusto fare un primo punto sull'inizio di stagione della Roma. Due sconfitte in campionato, una in Europa League, un pareggio a casa della Juventus più in difficoltà degli ultimi dieci anni. Alla quale comunque è stato lasciato il pallino del gioco per un'ora abbondante. I problemi sono essenzialmente due, collegati: concretezza e capacità di ribaltare la gara.

I numeri

Le quattro vittorie in Serie A, più quella in coppa, sono arrivate contro squadre già sulla carta inferiori ai giallorossi. Salernitana, Monza, Cremonese, Empoli, Helsinki. Partite rivelatesi difficili, però, da giocare. I punti si devono sempre conquistare sul campo. Banalità. Poche squadre faranno risultato in Campania, contro l'undici di Nicola. Idem contro la Cremonese, brava a dimostrare sin da subito di avere una identità (che non basta per arrivare a una salvezza tranquilla, ma sempre meglio averla). L'Empoli è in crescita, ha giovani di qualità. Il Monza, la più in difficoltà delle neopromosse, ha ottenuto il suo primo successo storico contro la non-corazzata di Allegri. Che comunque si chiama Juve. Infine, nel caso dell'Helsinki non si può certo esprimere stupore per il largo successo di giovedì scorso.

Ma le partite europee hanno sempre altre logiche, altri ritmi e quindi altre valutazioni. Il successo doveva arrivare dopo il ko in Bulgaria, in una settimana - una delle tante - di impegni ravvicinati e indisponibilità da infermeria.

Il confronto con un anno fa

Questi i risultati. Venendo al contenuto di quanto ottenuto sin qui: la Roma ha probabilmente fatto meno di quanto ci si potesse aspettare. Otto gol fatti, contro i sedici di un anno fa. Expected goals a quota 17,51: primato in questa classifica. Rispetto alla scorsa stagione la solidità difensiva è pressoché invariata, sebbene l'impressione generale è che gli avversari riescano a creare più pericoli. Non è il caso di ieri. I punti sono quasi gli stessi: 15 nella stagione scorsa, 13 oggi.

La variabile infortuni

Torniamo a oggi. Fino ad ora pesano i tanti gol non capitalizzati ma anche gli infortuni. Una variabile tornata attuale, dopo i fasti registrati nel Mourinho I. Darboe, Wijnaldum, Zaniolo, El Shaarawy, Kumbulla, Zalewski. Da ieri anche Dybala e Pellegrini. Da oggi anche Spinazzola, sul quale Mancini ha rivelato la mancanza di forma, motivo di mancata convocazione. Problematiche muscolari che preoccupano. Problematiche comuni a tutte le squadre.

E che stanno oscurando l'ottimo lavoro svolto dalla società giallorossa sul mercato. Nonché le possibilità di scelta a disposizione del tecnico. Evidenziando solo l'inadeguatezza dei calendari sempre più compressi.

Abraham è un caso?

Mourinho, tra l'altro, deve fare i conti con la sterilità del suo reparto offensivo. Abraham è un po' il simbolo di questa opacità. Il suo impegno non sta certo mancando, né la sua disponibilità. Ma anche ieri è stato protagonista di una enorme chance per portare la Roma in vantaggio. A Torino ed Empoli l'ha capitalizzata, rimediando ad una prestazione meno felice. In generale, la sua brillantezza sta mancando e il messaggio diffuso via social ieri ("Tornerò più forte e farò meglio") indica anzitutto il chiaro attaccamento alla piazza, alla maglia, al gruppo. Ma anche che qualcosa effettivamente non sta funzionando.

Mancano i gol. E i gol sono materia degli attaccanti. Come ha ripetuto JM nel post Roma-Helsinki, citando i troppi tacchi di Belotti.

E segnando si ribaltano le partite. Le sbandate come quella in terra friulana sono uniche, per lo più irripetibili. Anche se stagionali, nel caso della Roma. Il problema, però, è non riprendere due risultati come quello di Razgrad o di ieri.

Una squadra Dybala-dipendente?

Questo significa essere Dybala dipendenti? No. Perché basta prendere in esame proprio la gara di ventiquattro ore fa per capire che non c'entra l'assenza del Ventuno in campo per gonfiare la rete nel caso della zuccata di Shomurodov. O dei tiri sotto porta di Abraham e Ibanez. L'argentino è e dev'essere un valore aggiunto. Un fattore per sbloccare la gara anche nei momenti bui. Un plus quotidiano. Mai un minus.

La produzione offensiva generata contro i bergamaschi, così come contro l'Helsinki, denotano un potenziale ancora inespresso. Troppo inespresso. Urge liberarlo. Seguendo l'esempio del palese miglioramento sulla concretezza conquistata nei tiri dalla bandierina.

Urge appropriarsi di un fattore sin qui mancante. La consapevolezza. Quella di avere abbondanza (potenziale, al netto degli infortuni) in ogni reparto. Quella di avere qualità in ogni zona del campo. E di stare in un gruppo forte del successo europeo del 25 maggio. Che per tanti undicesimi ha iniziato la stagione attuale conoscendosi già.

L'inverno alle porte dei giallorossi e come superare le difficoltà

Lasciando stare gli enfatici e dannosi pronostici d'agosto, lo stesso allenatore portoghese ha più volte fatto riferimento alle ottime uscite estive dei suoi. Quando Pellegrini giocava al fianco di Matic o quando c'era ancora Wijnaldum.

Segno che nella testa c'è la convinzione di essere molto di più di un anno fa. E ci mancherebbe. Altrimenti tanti cari saluti a Pinto e Friedkin, "torno in Inghilterra". Altrimenti non vi sarebbe stata una reazione così palese anche ieri. Per quanto esagerata, simbolo di frustrazione positiva. Segno che non si stava ottenendo quanto fosse giusto avere, meritare.

Il ko contro l'Atalanta deve, insomma, far riflettere su tutto questo. Rafforzare quanto di buono, ottimo, c'è in cascina. Sicuri che attorno, a differenza di tanti altri momenti del passato, c'è un ambiente unito. Che riempie lo stadio in casa e in trasferta. Con una società molto più presente che, da ultimo, si accinge a presentare il progetto per il nuovo stadio.

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