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Milan, Giroud: "Obiettivo seconda stella. Mi voleva l'Inter, poi..."

7 Luglio 2022   Alessandro Rimi

Olivier Giroud ha presentato oggi il suo libro 'Crederci, sempre. Perché ho fiducia nella vita, in Dio, in me stesso e nel destino'. Nel corso dell'evento di lancio, il francese si è raccontato a tutto tondo, anche dello scudetto e della nuova stagione che sta per prendere il via".

SHEVCHENKO - "Negli anni del grande Milan, tra il '90 e il 2000, ero un grande tifoso rossonero. Ho visto tanti video di Van Basten e di Papin, volevo segnare come loro. Sheva era per me la classe, l'esempio, il calciatore preferito, poteva fare gol in tutti i modi e mi piaceva tanto la sua mentalità. Quando l'ho incontrato, avevo le stelle negli occhi".

SBARCO A MILANO - "Ero a Nizza con la Nazionale e il mio manager aveva organizzato un Facetime con Maldini. Per me era una cosa speciale, è una leggenda del Milan. Mi piace il rapporto che ho con lui e Massara, mi hanno dato subito la spinta per venire qui".

PIOLI E IBRA - "Non conoscevo lo stile del mister, ma quando ho parlato con lui ho capito subito di poter lavorare molto bene. È una brava persona, sincera, sa come parlare ai giocatori. Ibra invece è una leggenda del Milan. Non gli ho detto subito che fossi un suo tifoso, i miei amici mi hanno anche regalato la sua maglia. Sono molto felice del rapporto che ho con Zlatan".

IL DERBY DELLA SVOLTA - "Un'emozione pazzesca, con la Curva Sud davanti a me. Sono stati due gol pesanti perché se l'Inter avesse vinto quel derby, sarebbe stata quasi irraggiungibile. Credo che Dio mi ha detto di crederci fino alla fine, per il primo gol e anche per il secondo. Tutti i tifosi mi hanno parlato di questo gol per mesi, anche oggi succede. Sono molto orgoglioso e spero di vivere ancora questo tipo di emozioni".

SLIDING DOORS - "Al Chelsea ero il terzo attaccante con Abraham e Batsuahyi davanti a me. Parlai con Lampard per trovare una soluzione, ma lui non voleva mandarmi via. Poi segnai 8 gol nelle ultime dieci partite. L'Inter era molto interessata ma, ad un certo punto, mi hanno detto che non c'erano più soldi. Mi voleva anche la Lazio. Ero disperato e volevo andare via. Potevo andare al Tottenham, ma avevo giocato nell'Arsenal... Era destino che andasse così, che diventassi rossonero e non nerazzurro".

SCUDETTO - "Ho paragonato l'atmosfera di vincere lo scudetto a quella del Mondiale. Non ho mai visto questo tipo di celebrazioni. La gente ha aspettato a lungo questo titolo, piangeva per la strada e questo ti tocca il cuore. Con la Francia andammo troppo velocemente, qui per fare tutto il percorso ci abbiamo messo 4 ore e mezza. I tifosi a Reggio Emilia sono entrati tutti in campo e non me lo aspettavo. È stato pazzesco. In doccia canto 'I campioni dell'Italia siamo noi', l'ho cantata per tutta l'estate e insegnata anche ai miei figli. Lo stesso il 'Siam venuti qua su, per vedere segnare Giroud' e il 'Pioli is on fire' ".

LA NUMERO 9 - "Non c'è mai stato un tabù perché sono cristiano, non superstizioso. Non è il numero che mi fa fare gol. Lo volevo. È un bel regalo essere il numero 9 del Milan come Inzaghi".

SECONDA STELLA - "Lo ha già detto Maldini. Il difficile nel calcio non è vincere, ma riuscire a confermarti. Abbiamo fatto una grande stagione e la nuova sarà ancora più difficile, perché Juventus e Inter si stanno rinforzando. Mi piace questo tipo di sfida: sarà molto difficile, ma penso che abbiamo le qualità per vincere".

ORIGI - “Lui parla francese, io ho fatto il mio ruolo di fratello maggiore perché è molto importante dare un buon benvenuto a tutti, anche se saremo in competizione per una maglia da titolare. Ho sempre detto che la competizione è molto importante per essere forte, per imparare e dare il massimo. È un buon rinforzo”.

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