Calciatori Ignoranti logo

Serie A 2020-2021, il pagellone del campionato

24 Maggio 2021   Alessandro Rimi

Inter: 10. Erano undici anni che l’Inter aspettava questo momento. Parafrasando Massimo Marianella si potrebbe riassumere così la stagione dei nerazzurri, autori di una cavalcata che nel girone di ritorno gli ha permesso di non avere rivali nella lotta al titolo. I problemi non sono certo mancati, soprattutto a inizio campionato, quando l’elevata qualità della rosa ha suggerito a mister Conte di provare a cambiare filosofia, con risultati altalenanti. Dopo aver ripreso la strada della solidità, anche i giocatori che sembravano fuori dal progetto si sono sentiti coinvolti, aumentando i giri a una squadra che viaggiava a velocità di crociera. L’Inter ha chiuso con 12 punti di vantaggio sul secondo posto, con la miglior difesa e mancando il primato per il miglior attacco di un solo goal. Tutti sintomi di una Serie A dominata. Chapeau!

Milan: 9. Obiettivo pienamente centrato, anche se con qualche rimpianto di troppo: prima per aver mollato la lotta al titolo troppo presto, poi per aver rimesso in discussione una qualificazione alla Champions League che sembrava già archiviata. Alla fine, il Milan ha raggiunto il secondo posto all’ultima giornata, battendo l’Atalanta e chiudendo un cerchio che era iniziato proprio a Bergamo un anno e mezzo fa, con la famosa sconfitta per 5-0. Da quel momento Pioli ha lavorato sulle abilità tecniche e sulla mentalità dei giocatori, rendendoli capaci di uscire sempre vittoriosi dai momenti di difficoltà. Maldini e Massara sono stati davvero lungimiranti: era lui l’uomo destinato a riportare il Milan dove gli compete.

Atalanta: 9. Se serviva una dimostrazione, eccola qua: l’Atalanta è ormai una big del calcio italiano. La Dea conquista la terza qualificazione consecutiva alla Champions League, restando anche una delle poche società virtuose per la parte economica. Eppure la stagione non è stata semplice. La rottura col Papu Gomez e il rendimento deludente di Ilicic potevano essere gli ingredienti perfetti per un ridimensionamento degli obiettivi, ma la società e i giocatori sono stati bravi a lasciare fuori dal campo le questioni di spogliatoio, trovando anche nuovi attori protagonisti. La riserva di lusso Muriel è ormai un titolare inamovibile, Malinovskyi il trequartista di fantasia e Pessina l’equilibratore. L’Atalanta è ormai un esempio per tutti, anche se l’anno prossimo sarà chiamata a crescere ancora e a porsi nuovi traguardi.

Sampdoria: 8.5. Voto del girone di andata pienamente confermato. I blucerchiati non si sono accontentati di un’ottima prima metà di stagione, ottenendo lo stesso numero di punti delle prime 19 giornate, 26. Il lavoro di Claudio Ranieri, come sempre, ha pagato, trasformando la Sampdoria in una squadra da nono posto, dopo averla presa, più di un anno e mezzo fa, dal fondo della classifica. L’allenatore romano, che non sarà più sulla panchina blucerchiata dalla prossima stagione, ha reso la sua squadra tosta, difficile da affrontare per tutti: come sempre, gli ha dato un’identità.

Spezia: 8. C’è poco da dire, lo Spezia è la vera sorpresa di questo campionato e il merito va quasi tutto a Vincenzo Italiano. A inizio anno la rosa dei liguri sembrava non essere attrezzata per la Serie A e invece si è rivelata perfetta per le intenzioni del proprio allenatore. Lo Spezia non era salito nella massima categoria per fare da comparsa, per difendersi e sperare di scamparla con la fortuna, ma si è giocato le sue carte a viso aperto. E le statistiche ne sono una dimostrazione: 72 goal subiti (quarta peggior difesa), 52 reti segnate (decimo migliore attacco).

Sassuolo: 8. I due goal di differenza reti che escludono i neroverdi dall’Europa gridano vendetta, ma non cancellano l’ottima stagione del Sassuolo, che ha fatto registrare il proprio record di punti in Serie A. Gli emiliani hanno proseguito nel loro processo di crescita, grazie anche alla sapiente guida di mister De Zerbi, capace di rendere la sua una delle squadre con l’identità più chiara del campionato. Nella prossima stagione alla guida dei neroverdi ci sarà un nuovo allenatore, che dovrà raccogliere un’eredità pesante, pur arrivando in una delle società meglio organizzate in Italia.

Juventus: 7.5. Il finale salva la stagione più difficile dell’ultima decade e spiega un voto comunque alto, ma sarebbe falso definire positiva l’annata della Juventus. Guardare al bilancio complessivo – le vittorie in Supercoppa Italiana e in Coppa Italia, più il quarto posto – sarebbe fuorviante senza considerare anche il percorso della Vecchia Signora. Le premesse portavano a pensare a una stagione di transizione per la squadra nove volte campione d’Italia, ma certamente in pochi, a inizio campionato, avrebbero previsto che la Juve avrebbe faticato ad agguantare il quarto posto. La squadra, a causa anche di numerosi infortuni, non ha mai trovato una vera identità e se i bianconeri vogliono tornare a vincere lo scudetto e a essere competitivi in Europa dovranno fare grandi sforzi. Ormai il gap con le altre squadre si è consumato.

Verona: 7. Il girone di ritorno del Verona, che ha conquistato la metà dei punti rispetto all’andata, è stato deludente nei risultati, viste le premesse. Forse a incidere sull’andamento degli scaligeri è stata la salvezza già ampiamente acquisita, o la sensazione che a fine stagione Juric avrebbe lasciato, fatto sta che all’Hellas è mancata un po’ di fame in alcune partite, ma mai l’impegno. I gialloblù sono rimasti una delle squadre più ostiche del campionato, una di quelle che è sempre pronta alla guerra e che non fa sconti a nessuno, come testimonia l’ultima partita contro il Napoli, che è costata ai partenopei la Champions League.

Napoli: 6.5. L’ultima partita ha rappresentato il riassunto perfetto della stagione del Napoli. Grandi speranze, illusioni, sconforto. La partenza in campionato dei partenopei era stata scintillante e in molti erano convinti che Gattuso e i suoi avrebbero lottato per lo scudetto. Poi i numerosi infortuni, tanti problemi legati al Covid e i dissidi tra società e allenatore che hanno minato la tranquillità del gruppo. Con un’annata simile, insomma, era già un miracolo se il Napoli all’ultima giornata aveva a disposizione il match point per andare in Champions League. E ancora contro ogni pronostico, gli azzurri hanno fallito il colpo. Rimangono solo rimpianti e ricordi di una squadra che, a tratti, ha espresso il miglior gioco della Serie A.

Genoa: 6.5. L’inizio di stagione era stato terribile, ma l’arrivo di Ballardini ha rimesso a posto tutto. Con molta pazienza, il Genoa è risalito dalla zona retrocessione a quella salvezza, fino ad arrivare a metà classifica e a chiudere il campionato all’undicesimo posto. Non ci voleva certo questa annata per dimostrare che Ballardini fosse l’allenatore giusto per i rossoblù, ma la speranza per i tifosi del Grifone è che il presidente Preziosi l’abbia finalmente capito. Il Genoa ha bisogno di stabilità e il piazzamento di quest’anno è un’ottima base di partenza per il futuro di questa squadra.

Bologna: 6.5. È la squadra che, probabilmente, ha avuto la stagione più tranquilla di tutte. Troppo lontana sia dalla zona retrocessione sia da quella europea, il Bologna di Mihajlovic ha potuto giocare a mente libera ogni partita, esprimersi al meglio e lanciare tanti giovani. Il progetto dei rossoblù gode ora di molto equilibrio, ma dalla prossima annata sarà chiamata a uno step in più: il passaggio nella metà sinistra della classifica.

Lazio: 6. Se si parla di stagione complicata da fattori esterni, non si può tacere il nome della Lazio. La squadra di Simone Inzaghi era chiamata a confermarsi dopo il quarto posto della stagione precedente, ma non è riuscita a centrare l’obiettivo. La sensazione generale è che, malgrado una Champions League da disputare e un piazzamento da difendere, la società non abbia aumentato la qualità complessiva della rosa, fattore che poteva risultare fondamentale nel periodo critico tra infortuni e Covid. Inzaghi ha continuato però a lavorare, rientrando per qualche giornata nella corsa all’Europa che conta, senza mai agguantarla.

Udinese: 6. Una stagione meno travagliata di altre, la sensazione però è che il quattordicesimo posto stia stretto a una squadra con le individualità e la difesa dei friulani. Probabilmente De Paul se ne andrà verso lidi più prestigiosi e allora l’Udinese dovrà puntare su altro per rimanere una squadra da Serie A. Un attaccante che abbia tanti goal tra i piedi sarebbe sicuramente utile, visto che la punta con più goal quest’anno è stato Okaka, con soli 4 sigilli.

Fiorentina: 5.5. Il tredicesimo posto per una squadra con una rosa da top 10 è decisamente poco, oltretutto se per la maggior parte del campionato ha dovuto prestare attenzione alla zona retrocessione. A inizio stagione la Viola aveva altre ambizioni e non è bastata la rivelazione Vlahovic per portare la squadra in zone più prestigiose. Iachini se ne andrà e sarà fondamentale ingaggiare un allenatore che, dopo tanti anni di tentativi, sappia valorizzare l’ottimo materiale che la rosa offre.

Roma: 5. Il secondo anno di Fonseca è stato una copia, forse addirittura mal riuscita, del primo. Un girone di andata da 8 e quello di ritorno da 2, la media è presto fatta. La Roma non è mai stata all’altezza delle big del campionato, avendo perso tutti gli scontri diretti prima dell’ultimo derby, e quando ha iniziato a lasciare per strada dei punti anche con le squadre dietro di lei il castello è crollato. La semifinale di Europa League e la qualificazione risicata in Conference League sono le uniche, magre, soddisfazioni dei giallorossi. Mourinho avrà molto da lavorare, soprattutto sulla mentalità dei giocatori, perché il materiale tecnico c’è.

Cagliari: 4.5. Mister Semplici ha raddrizzato una situazione che sembrava ormai compromessa, ma la stagione del Cagliari non può che essere considerata insufficiente. Tutti hanno le loro responsabilità. La rosa era costruita per arrivare tra le prime dieci, ma non è stata valorizzata dal suo primo allenatore, Eusebio Di Francesco. La società ha tardato a cambiare la guida tecnica. E alcuni giocatori hanno reso ben al di sotto delle aspettative iniziali. Il risultato stava per essere una clamorosa retrocessione.

Torino: 4.5. Tutto è bene quel che finisce bene, ma il Torino è probabilmente la più grande delusione di questo campionato. La rosa era attrezzata in tutti i reparti, ma Giampaolo, forse, non era l’allenatore giusto per quel gruppo. Nicola ci ha messo una pezza, ma è dovuto arrivare fino al recupero della partita contro la Lazio prima di conquistare la salvezza. Dopo il settimo posto del 2019, il Torino ha sbagliato progetto, affrontando due stagioni molto complicate. Le potenzialità per cambiare rotta, dall’anno prossimo, ci sono.

Benevento: 4. Dov’è finita la squadra che ha giocato uno splendido girone di andata? Ci siamo illusi noi o quel Benevento ha performato ben oltre le proprie possibilità? Impossibile stabilire una verità, fatto sta che nella seconda metà del campionato le Streghe hanno raccolto meno della metà dei punti rispetto alle prime 19 partite. Una salvezza che sembrava alla portata di mano sfuggita lentamente e inesorabilmente. Per Pippo Inzaghi, questa poteva essere una rivincita e invece è stata una delusione.  

Crotone: 3.5. Il Crotone è stata tra le squadre più divertenti del campionato, ha regalato alcune partite tra le più emozionanti di quest’anno, ma purtroppo è sceso in Serie B senza troppe storie. Troppa la differenza tra i reparti: l’attacco composto da Messias e Simy (poi anche da Ounas) non è mai stato supportato da una difesa all’altezza, che alla fine ha subito ben 92 goal, record negativo di reti incassate in un singolo campionato. Un dato emblematico della stagione dei calabresi.

Parma: 3. La cura D’Aversa non è riuscita e il Parma ha pagato la scelta scellerata di cambiare allenatore al termine della stagione 2019-2020. L’allenatore protagonista della rinascita sportiva dei Ducali non è riuscito a risollevare gli emiliani dalla situazione drammatica in cui era sprofondata con Liverani. La squadra aveva molte potenzialità e dopo due salvezze ottenute in maniera tranquilla era difficile prevedere una retrocessione così netta.

Articoli correlati 

cross