“Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore.” I 10 errori più celebri dagli 11 metri


Francesco De Gregori ha spento le sue prime 70 candeline. Cifra tonda per uno dei maestri del cantautorato italiano, tra i migliori artisti viventi del nostro paese. Il nativo di Roma ha pochi eguali quando si tratta di abbinare parole e musica, tanto che molte delle frasi contenute nei suoi testi sono divenute iconiche. Da veri amanti del pallone, nell’augurare buon compleanno a De Gregori non possiamo non citare il brano “La leva calcistica del ’68”. Il pezzo, scritto nel 1980 e inserito all’interno dell’album “Titanic”, racconta il congiungimento tra lo sport e la vita. Il giovane Nino, attraverso le prime avventure su un campo di calcio, dà inizio a una strada che lo porterà, un giorno, a diventare uomo.

Ci sono momenti in cui il calcio si trasforma nella perfetta metafora dell’esistenza. Prendiamo per esempio la frase “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore“. Il diritto di commettere un errore è un passaggio fondamentale all’interno di un percorso di crescita personale. Nella tremenda lotteria dagli 11 metri, quella che tutti i calciatori vorrebbero evitare, si celano virtù e debolezze di ogni essere umano. La camminata interminabile dal cerchio di centrocampo fino al dischetto, tutti gli occhi puntati addosso, la lotta interiore contro la paura di sbagliare.

Tutti noi ogni giorno tiriamo il nostro calcio di rigore: lo facciamo quando prendiamo una decisione importante, quando scegliamo di assumerci le nostre responsabilità, quando il destino non sembra sorriderci, ma ciò nonostante gli andiamo incontro a testa alta. Non sempre il pallone finisce dentro, così come nessuno di noi può ritenersi infallibile, ma tutta la differenza tra un errore e un rimpianto risiede nel coraggio di provarci. Sono tanti i campioni che si sono presentati sul dischetto nel momento più importante di una gara, ma si sa, anche i campioni possono sbagliare. Tra i rigori non andati a buon fine più celebri della storia del calcio ne abbiamo selezionato dieci, qui riportati rigorosamente in ordine cronologico.

Ciccio Graziani, finale Coppa dei Campioni 1984

Probabilmente la più grossa ferita calcistica nella storia della Roma. La finale dell’allora Coppa dei Campioni sul terreno di casa dell’Olimpico rappresentò l’occasione mancata per eccellenza. Dopo l’1-1 maturato al termine dei supplementari, tutto si giocò ai tiri dal dischetto, una novità nella storia del torneo. Il portiere del Liverpool Grobbelaar si fece segnalare per i suoi continui balletti sulla linea di porta, finalizzati a innervosire gli avversari incaricati della battuta. L’errore decisivo, dopo quello di Bruno Conti, fu quello di Ciccio Graziani, che consentì al difensore Kennedy di chiudere il discorso con l’ultimo tiro.


Roberto Donadoni, semifinale Italia ’90

Il sipario sulle “notti magiche” calò il 3 luglio del 1990. L’Italia di Azeglio Vicini, di un giovane Baggio e della rivelazione Totò Schillaci, che fino a quel momento aveva proceduto come un treno nel suo cammino mondiale, dovette arrendersi all’Argentina di Maradona nella cornice dello Stadio San Paolo di Napoli. Anche in questo caso si andò ai penalty sul punteggio di 1-1, ma mentre i sudamericani fecero percorso netto, tra le file azzurre sia Aldo Serena che Roberto Donadoni si fecero ipnotizzare dal portiere Goycochea.


Roberto Baggio, finale Usa ’94

Il rigore sbagliato più famoso nella storia della nazionale azzurra. Roberto Baggio, dopo un inizio in salita non esente da incomprensioni col Ct Arrigo Sacchi, prese per mano gli azzurri in quel mondiale americano, conducendoli fino alla finale contro il Brasile. Un ultimo atto che ebbe bisogno dei tiri dal dischetto per decretare un vincitore, prima volta assoluta nel torneo iridato. Nei verdeoro sbagliò Marcio Santos, tra gli azzurri Baresi e Massaro. Al Divin Codino toccò calciare l’ultimo rigore per l’Italia. Va ricordato che il Brasile, anche in caso di trasformazione, avrebbe comunque avuto a disposizione un ultimo match point. Il tiro di Roberto terminò alto, un momento che ancora oggi, a tanti anni di distanza, ci fa ancora stringere il cuore.


Gigi Di Biagio, quarti di finale Francia ’98

A quattro anni di distanza l’Italia subì un’altra delusione mondiale, stavolta ai quarti di finale contro i padroni di casa della Francia. Con il risultato inchiodato sullo 0-0 la sorte della sfida si decise ai rigori. Il penalty decisivo calciato da Gigi Di Biagio si stampò sulla traversa, con Le Bleus che avanzarono in semifinale, per poi battere il Brasile di Ronaldo nell’ultimo atto.


Martin Palermo, Coppa America 1999

Non uno, non, due, ma ben tre rigori falliti in una partita per Martin Palermo. Il record in negativo stabilito dall’attaccante argentino venne battuto in una sfida di Copa América contro la Colombia. Palermo rimase comunque uno degli uomini simbolo di quella nazionale, avendo vinto il pallone d’oro sudamericano solo l’anno prima. 


Andriy Shevchenko, finale Champions League 2005

La finale che nessun tifoso del Milan vorrebbe ricordare. Da 3-0 a 3-3 in quel di Istanbul, con la rimonta clamorosa del Liverpool a soffiare dalle mani del Diavolo una coppa che sembrava già vinta. Si giocò tutto alla lotteria dei rigori: l’errore fatale portò il nome di una delle stelle rossonere, il fenomeno ucraino Andriy Shevchenko. 


David Trezeguet, finale Germania 2006

“Non è gol! Non è gol! Non è gol!”. Ce le ricordiamo tutti le urla del telecronista Fabio Caressa quando David Trezeguet colpì la traversa dagli 11 metri, con la palla che rimbalzò vicino alla linea. Era l’ultimo atto del mondiale 2006, quello che ci regalò la quarta stella della storia azzurra. L’errore del centravanti francese si rivelò determinante, perché tra le file dell’Italia nessuno fallì il proprio tentativo, fino all’ultimo rigore di Fabio Grosso. 


John Terry, finale di Champions League 2008

In una versione tutta inglese della finale di Champions League, sia i tempi regolamentari che quelli supplementari si conclusero sull’1-1. Al vantaggio di Cristiano Ronaldo rispose Frank Lampard, con Manchester United e Chelsea che arrivarono a giocarsi tutto ai rigori. Il capitano dei londinesi John Terry fallì un clamoroso match point per i suoi. Il difensore scivolò proprio mentre era in procinto di calciare e il pallone si stampò sul palo. Si proseguì quindi a oltranza, fino all’ultimo errore di Nicolas Anelka che consegnò la Champions allo United.


Asamoah Gyan, quarti Sud Africa 2010

Un finale drammatico ai quarti del mondiale sudafricano. Dopo l’1-1 maturato nei tempi regolamentari, all’ultimo minuto dei supplementari il Ghana sembrò trovare lo spunto decisivo, ma l’attaccante della Celeste Luis Suarez si immolò per la causa, respingendo con le mani sulla linea il colpo di testa di Kwandwo Asamoah. Rigore ed espulsione inevitabili e chance per il Ghana di portare per la prima volta una selezione africana tra le prime quattro in un mondiale. Sul dischetto si presentò Asamoah Gyan, che però colpì la traversa. La sfida terminò poi ai rigori e fu l’Uruguay a guadagnarsi l’accesso alla semifinale.


Arjen Robben, finale Champions League 2012

Di questa finale di Champions ricordiamo soprattutto l’incornata vincente di Didier Drogba, che su calcio d’angolo regalò il pareggio al Chelsea a pochi istanti dal novantesimo. Sarà lo stesso attaccante ivoriano a suggellare la vittoria ai suoi realizzando l’ultimo, decisivo rigore. Nel mezzo di questi due episodi, ai supplementari lo stesso Drogba si rese protagonista anche di un’ingenuità, commettendo un fallo in area che diede al Bayern Monaco la possibilità di tornare in vantaggio in una fase cruciale del match. Incredibilmente, Arjen Robben fallì però il penalty, che venne neutralizzato dal portiere dei Blues Petr Cech.


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