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Brocchi si racconta a Originals. Il Milan, Ancelotti, Pioli e Ronaldo il Fenomeno

13 Luglio 2022   Alessandro Rimi

Il tecnico parla in esclusiva a Calciatori Ignoranti: ricordi, modelli, avversari, rapporti con le tifoserie e previsioni sulla prossima Serie A

Cristian Brocchi è stato ospite a Calciatori Ignoranti - Originals, live sul profilo Twitch della Community, raccontandosi in maniera totale sulla sua carriera da calciatore e su quella da tecnico. Dal Milan all'addio al calcio con la Lazio, passando per i rapporti con Ancelotti e Gattuso, fino ai pronostici sulla griglia di partenza del prossimo campionato di Serie A.

Affidabilità, stima e Ancelotti

Ho avuto un rapporto bellissimo con il mister. In due stagioni su tutte, al Milan, ho giocato veramente tante partite. Negli altri anni ero il primo cambio di Gattuso, però ho giocato i quarti e una semifinale di Champions League da titolare e un’altra da subentrato. Ricordo che in un'intervista, alla domanda su chi fosse il più sottovalutato, rispose “assolutamente Christian Brocchi”. Mi stimava e sapeva che quando si girava e mi doveva chiamare in causa, avrei dato qualcosa di importante. Sapeva che non mi lamentavo quando non giocavo due-tre partite. Prima della semifinale con l'Inter venne e mi disse: "Stanno raccontando che manca manca quello e quell'altro, ma non sanno che ho te e sono tranquillo”. Lui ha vinto così tanto perché è un allenatore da grandi squadre, non so se con squadre più piccole poteva avere qualche difficoltà in più. Certamente, se fossi il presidente di una squadra importante e volessi vincere qualcosa, il primo allenatore che chiamerei è lui.

L'amicizia con Gattuso

Al Milan eravamo un gruppo di amici. Ridevamo, scherzavamo e facevamo di tutto, però quando iniziava l’allenamento si andava a duemila, in partita alzavamo gli scudi e lottavamo tutti insieme, proprio perché c’era un rapporto bellissimo. Con Gattuso, ad esempio, ho sempre avuto un grande rapporto. Se ho giocato molte meno partite di quelle che avrei potuto è perché avevo davanti un mostro. Nonostante questo ho sempre vissuto il rapporto di amicizia tra noi con un affetto forte. Ero io il primo che tifava per lui ed era lui il primo che tifava per me quando giocavo io o lo facevamo insieme. Ma ho un rapporto speciale anche con Ambrosini, Nesta, Pirlo, Inzaghi e Abbiati.

Lo studente Ricardo Kakà

Era il bambino che arrivava in gruppo già formato, ce lo presentarono come un giocatore dalle caratteristiche diverse da quelle reali. Si presentò con questi occhialini che sembrava uscito da una lezione e perciò nessuno gli dette la giusta importanza. Poi al primo controllo ne lasciò due sul posto e al secondo fece gol. Ci siam guardati come a dire: "Ma chi è questo? Forse neanche voi sapete chi avete appena preso". Pulito fuori, devastante in campo. Al contrario di Cristiano Ronaldo, magari era meno spettacolare ma aveva una forza incredibile. Gli volevi bene, era umile, fuori dal campo quasi sembrava un'altra persona, anche se negli anni diciamo che è diventato "più sveglio nel suo modo di vivere".

L'Inter e l'episodio del cambio nome

Con l'Inter ci siamo lasciati male, una storia complicata. Ho sempre detto che la mia famiglia è interista, mio padre mi portava a vedere le partite. Feci un'intervista dove, sbagliando, dissi che odiavo un compagno di squadra che in Pinetina cambiò il mio nome con quello di un altro. Mi sentii tradito. I media riportarono che il mio era un odio verso il club, quando invece ho un enorme rispetto verso questa società e tantissimi amici interisti e in Curva Nord. Quando tornavo poi a San Siro con la maglia del Milan, ovviamente, l'accoglienza era figlia di quell'episodio.

Ronaldo il Fenomeno davanti a Messi e CR7

Quello che ho visto fare a Ronaldo il fenomeno, mai a nessun altro. Era qualcosa di magico e meraviglioso. Dal vivo, anche quando non stava bene o con qualche chilo in più, faceva delle cose inimmaginabili, impossibili per noi umani. Senza gli infortuni avrebbe fatto meglio di Messi e Cristiano Ronaldo.

Firenze e l'apporto fondamentale di Prandelli

Con Firenze è stato un colpo di fulmine, come quando i ragazzini si innamorano d'estate, all'improvviso. Feci una stagione meravigliosa, una delle tre migliori della mia carriera. Una piazza molto calda che parla sempre di calcio e trasmette tanto. Ho ricevuto tanto e il ricordo della Viola resta molto forte, con un Prandelli che mi ha voluto tanto: l'allenatore che a livello di preparazione alla gara e alla tattica mi ha insegnato di più. Per me è stato fondamentale, avevamo un feeling particolare. Per lui un affetto immenso.

Lazio da "pelle d'oca"

Ogni maglia ha rappresentato per me un'opportunità. Per la Lazio feci una scelta di vita, al Milan avevo vinto e dato tutto e volevo rimettermi in gioco essendo uno molto caratteriale. Mi chiamò Tare in un momento di rifondazione e mi convinse. Al primo anno a Roma feci una fatica incredibile, era tutto diverso in termini di vita e dinamiche umane, poi ingranai pur avendo già vinto la Coppa Italia, primo trofeo con una maglia diversa rispetto a quella rossonera. I tifosi apprezzavano la mia voglia di dare tutto in campo, ma non mi aspettavo un saluto come quello del giorno di addio al calcio. Ho ancora la pelle d'oca a pensarci, un ricordo indelebile. Quando i miei figli guardano quelle immagini, vuol dire che è stato fatto qualcosa di importante

Avversari difficili: Zidane e Liverani

Zidane era davvero difficile da affrontare: aveva eleganza, quando facevi per portargli via il pallone metteva il corpo davanti e ti buttava a due metri. Un altro, un po’ più giù di livello rispetto ai vari Ronaldo e Zidane, è Fabio Liverani. Giocavamo nella stessa zona a centrocampo: tu lo attaccavi e lui la giocava di prima, prendevi un metro perché pensavi la giocasse di prima e invece si girava e giocava davanti. Ti innervosiva, sembrava che con questo passetto gliela potevi rubare e invece no. Ci sono quei giocatori che ti infastidiscono quando ci giochi contro e lui era uno di questi.

Carriera da allenatore: Berlusconi e l'esperienza al Milan

Quello è stato uno dei momenti più difficili della mia vita, per quello che girava intorno in quel periodo. Non era quello che volevo, mi arrivavano addosso certi tir che avrebbero steso chiunque: alcuni dicevano che ero il lecchino di Berlusconi, altri che avrei fatto qualunque cosa per arrivare in prima squadra. La dirigenza aveva apprezzato il mio lavoro nel settore giovanile, in quel momento c'erano dei problemi e, nonostante un primo rifiuto, il presidente mi negò la possibilità di rifiutare una seconda volta. Mi disse: "Da domani alleni la prima squadra". Arrivai in scadenza di contratto e in un contesto complicato, eppure facemmo una bellissima finale di Coppa Italia contro una grande Juventus. Se avessi avuto quel pizzico di fortuna, magari poteva cambiare la mia carriera.

L'esempio di Pioli e i modelli Guardiola e Klopp

Pioli, ormai da anni, mi piace tantissimo. Secondo me con lo scudetto al Milan si è chiuso un cerchio, un percorso difficile, una gavetta fatta di tante delusioni e sofferenze. Lo stimo come uomo e come allenatore, il suo cammino da tecnico è stato pieno di ostacoli e perciò dà la forza a noi allenatori più giovani e meno esperti nel continuare e nel crederci sempre, aggiornandosi e studiando per arrivare un giorno a fare quello che ha fatto lui. A livello internazionale studio Guardiola e Klopp: mi emozionano le squadre che cercano di dominare la partita con il possesso.

Serie A 2022/23: Milan e Inter in pole, la Juve dietro

Fare una griglia è difficile perché le vittorie finali non le fanno solo i giocatori in rosa. L’anno scorso l'Inter e il Napoli potevano avere una rosa più larga rispetto al Milan, eppure hanno vinto i rossoneri. Dall'esterno si capiva che si era ricreata quell’amicizia dei miei tempi e perciò ho sempre avuto il pensiero che, proprio per questo, potesse vincere il campionato. Ecco perché più che guardare ai giocatori presi, mi concentrerei sul gruppo che poi fa la differenza. Credo sarà un altro anno in cui se la giocheranno Milan e Inter. La Juventus non la escludo: ha fatto due acquisti meravigliosi ma, quando perdi uno come Chiellini, lo spogliatoio fatica a rimpiazzarlo con un sostituto all’altezza. Quando vanno via giocatori che hanno dato mentalità, ricostruirla con lo stesso entusiasmo e lo stesso attaccamento può essere complicato. I bianconeri hanno preso due giocatori meravigliosi e quindi partiranno per vincere, tuttavia credo partano mezzo passo indietro alle squadre che hanno vinto negli ultimi due anni.

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