Partite romanzo: Roma-Barcellona 10 aprile 2018


  •  Dottore son due settimane che non ho più il controllo di questa cosa…
  • Si spieghi meglio.
  • E’ come se fossi rimasto intrappolato in quell’istante lì, il suono di quella parola spegne ogni collegamento con la realtà attuale… e mi riporta a quel martedì…
  • Si spieghi meglio.
  • E’ come dopo il pranzo di pasqua.
  • Il pranzo di pasqua?
  • Si, pasqua o pasquetta. Il pranzo di pasquetta è realmente impegnativo da digerire, ci vuole un po’ e finché non consacri il bagno ogni sensazione ti ricorda il tavolo da pranzo…
  • Continui…
  • Io non ho ancora digerito quella partita, non ci riesco. Non riesco a smaltire l’adrenalina.
  • E’ questo il motivo per cui ogni volta che sente il termine “testa” lei parte con…
  • E’ GOOALLLLLLLL, E’ GOALLLLLLLLLL, MANOLAAASSSSSSS MANOLASSSSSS MANOLASSSSSS

Ci immaginiamo così le settimane successive al 10 aprile 2018 nella capitale. Un’ondata di tifosi romanisti in preda al panico invadono studi di psicologi, psichiatri, esorcisti e psicologi esorcisti. E non perché siamo esagerati, semplicemente perché quella partita ha sfondato pareti emotive ancora inesplorate dalla scienza umana. L’evento di battere 3-0 il Barcellona in casa è già godimento celestiale, se a questo ci aggiungiamo contesto e modalità esecutive degne di un film di Scorsese si rischia il collasso emotivo. Se a questo poi aggiungiamo un accompagnamento come quello di Carlo Zampa è certo che l’impatto dell’accaduto avrà lo stesso peso di un trauma infantile. Sarà sempre con te, anche quando non ci stai pensando.

Proviamo ad ordinare i ricordi e cerchiamo di capire perché quel ritorno di quarto di finale tra Roma e Barcellona è considerato dai romanisti la gara più straordinaria della loro storia recente.

Un assaggio delle reazioni post-partita

Per farlo correttamente dobbiamo partire dall’uomo che più di tutti ha creduto nell’impresa, l’allora tecnico romanista Eusebio Di Francesco. Dopo il 4-1 dell’andata al Camp Nou qualunque allenatore avrebbe sollecitato la squadra con la classica diplomazia da intervista post partita. “Daremo il massimo al ritorno” e robe così. Lui non l’ha detto. Lui l’ha fatto, perché ci aveva visto dell’ingiusto in quel risultato. Studio accurato della gara ed estrema convinzione che quella Roma potesse battere quel Barcellona. Queste due componenti han portato il tecnico a mostrarsi così.

Con il 3-4-1-2:

Allison tra i pali, ai tempi senza baffo. Fazio, Manolas, e Juan Jesus perché un richiamo alla spiritualità era necessario. Florenzi e Kolarov a correre sulle fasce. De Rossi, Strootman e Nainggolan in mezzo al campo. La cattiveria non mancava sicuramente. Dzeko e Shick lì davanti a rifinire.

Un amante della difesa a quattro percepisce che quello era il momento di usare la difesa a tre. Quando si dice un allenatore mentalmente elastico. Nessun motivo per cambiare invece tra i catalani, guidati da Valverde. Con il 4-4-2, questi i marziani scesi in campo…

Ter Stegen estremo difensore. Semedo, Pique, Umtiti, Jordi Alba e su Fifa siamo invincibili. Sergi Roberto, Rakitic, Busquets, Iniesta, personaggi tutti molto educati e poi… Lionel Messi, Luis Suarez.

Che dire… paura fan paura, eppure, a detta di Alessandro Florenzi, che ha ricordato l’accaduto in una diretta instagram con Max Biaggi, i giallorossi erano certi delle proprie potenzialità.

Sapevamo che se avessimo fatto la partita della vitase ci avessimo creduto, niente sarebbe stato impossibile. Eravamo 25-26, di questi 24 ci credevano ciecamente. Ce n’era uno che dalla mattina diceva che eravamo già usciti ed era Manolas

Non sappiamo se il difensore greco stesse attuando la tecnica fantacalcistica di pronunciare l’esatto contrario di quello che vorresti accada, (atteggiamento noto in puglia con il termine “chiantuddo”) eppure ha dimostrato che tal scaramanzia funziona, sempre. Avrete capito che l’atmosfera prima del match era di un caldo sovrannaturale. L’elettricità presente all’Olimpico rese lo stadio una bomba ad orologeria.

Ore 20.45. Si comincia.

Bastano soltanto quattro minuti per capire che l’impossibile può diventar possibile. Quattro minuti per far scoppiare lo stadio. Il detonatore lo spinge Edin Dzeko, ma a prepararlo è il capitano Daniele De Rossi. Con un lancio perfetto, di quelli da seguire a bocca aperta con lo sguardo, il centrocampista pesca il numero 9 tra Umtiti e Jordi Alba ed è subito 1-0 Roma.

I padroni di casa paiono indemoniati, guidati da una conoscenza tattica praticamente perfetta. Tutti sanno dove e come stare in campo. Dall’altro lato invece il Barcellona sembra si stia giocando il torneo della sagra della paella. Poca determinazione e poca grinta, come se fossero già in semifinale. Gravissimo errore. Del contesto ne abbiamo parlato, dell’evento ne stiamo parlando, manca un fattore, Carlo Zampa. La voce rappresentante Roma in quel momento inizia a comprendere che la storia può essere scritta per davvero. E urla. Urla per tutto il tempo della partita. E noi tutti, anche chi appartenente ad altra fede, urliamo con lui.

“Edin ancora Edin difende il pallone RIGOREE questo! Questo però me lo dai! MALEDIZIONEEE…” Siamo al minuto 55 quando è pronto a scoppiare un altro detonatore. Questa volta si alternano le parti. Edin lo prepara, Daniele lo aziona. Come ci mostra Zampa, Dzeko, spalle alla porta, difende il pallone da Piquè e con un movimento da attaccante puro riesce a girarsi, costringendo il difensore blaugrana ad atterrarlo. “Ah ce l’hai dato il calcio di rigore” Commenta polemico il telecronista, per poi esplodere nella gioia del 2-0 “A mezza altezza Danielinooo” Ter Stegen intuisce la direzione ma il tiro è troppo potente. Il secondo tempo è appena cominciato, manca un solo goal e la Roma sta dominando in tutto e per tutto. L’autostima della squadra di casa pare essere alta come quando i tuoi zii ti danno del bel ragazzo alla cena di natale. E’ altissima. Il Barcellona perde tempo quando può, è piegata e spaventata da un Olimpico che, quella sera, sembra essere capace di tutto. Tutto come Kolarov che scippa il pallone a Lionel Messi e riparte in velocità, con la pulce che lo stende e viene ammonito. Fazio e Manolas sembrano la reinterpretazione di Nesta e Maldini. Eusebio in panchina sta rischiando il decesso. Il terzo goal non è più un sogno. Il terzo goal si deve fare. E ironia della sorte, a farlo sarà proprio lui. Al minuto 81’ contesto, evento e Zampa stanno per creare un oggetto culturale, un’emozione nuova, l’utopia realizzata. Il cross del secolo. Trascriverlo non rende giustizia. E’ giusto riguardarlo e riascoltarlo.

Ora avrete capito perché immaginiamo così le settimane successive a quella partita. Se ancora avete dei dubbi, guardate questo video e immaginate di essere lì in mezzo.

Abascià Domenico


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