Quando la tecnica non è funzionale. I giocatori più forti finiti fuori progetto


Allenare una squadra di calcio significa sposare un progetto condiviso da società e giocatori. E’ come avere una relazione sentimentale. Il presidente corteggerà il tecnico con regali a lui graditi e quest’ultimo ricambierà con risultati sul campo. Ma si sa, l’amore è cieco e non di rado irrazionale. Spesso arroganze dirigenziali pretendono di conquistarsi il proprio allenatore con sciccherie d’alta gioielleria, magari più funzionali al bel nome della società che alle idee del coach. I risultati, in quel frangente, non possono che essere disastrosi. A seguire i casi più emblematici del giocatore bello, anzi, “bellissimo” non in grado di sedurre il proprio mister.

CHRISTIAN ERIKSEN- ANTONIO CONTE. Già, proprio loro. L’idea che Eriksen potesse indossare la maglia dell’Inter ha creato non poche notti insonni ai tifosi milanesi. Il 28 gennaio 2020 venne acquistato dal Tottenham, con cui ha vinto per quattro volte il titolo di miglior calciatore danese. Si concede ad Antonio Conte per 27 milioni, cifra irrisoria per il mercato attuale e per un giocatore considerato tra i migliori della sua generazione. Un acchiappo più intrigante di quando si rimorchia la tipa cinque anni più grande di te. Il problema è che, per quanto bella, non è proprio il tipo di Conte da Lecce. Già, il tecnico è il classico individuo che nei giochi di lotta prende sempre il vichingo con l’ascia di due metri e mezzo. La tecnica sopraffina non lo affascina, tanto che, dopo mesi di entrate a due minuti dalla fine, l’amministratore delegato Marotta si esprimerà sul caso dicendo “È in partenza, ha avuto difficoltà di inserimento e non è funzionale all’Inter. È giusto dargli la possibilità di trovare più spazio altrove”.

Le mancate occasioni di mercato pare stiano dando una nuova chance al Christian interista e i tifosi possono finalmente goderselo un po’. Ma serva da monito, nel calcio di oggi un Gagliardini potrebbe essere più funzionale di un Eriksen. L’amore è cieco si, l’abbiam già detto…

CANCELO- MASSIMILIANO ALLEGRI. Altro caso emblematico in cui la funzionalità tattica scavalca la tecnica. Arrivato alla Juventus nel 2018 per 40 milioni dal Valencia, Joao Cancelo incontrerà sulla sua strada il “non teorico” ed esperto d’ippica Massimiliano Allegri. Considerato uno dei terzini più forti al mondo, oggi è un giocatore chiave per il calcio di Pep Guardiola al Manchester City. Nonostante lo scetticismo del tecnico livornese, la società colse al volo l’occasione di acquistarlo. Non è stata un’esclusione rapida, ma una maturata consapevolezza che la bellezza tecnica dell’ex interista fosse meno affidabile della diligenza di De Sciglio in fase difensiva. Un fallimento che porterà allo scambio con il terzino del City Danilo. Già, pare na fregatura a sentirla così, eppure è l’ulteriore dimostrazione che il piede pregiato non è sinonimo di titolarità certa.

KAKA’- JOSE’ MOURINHO. Immaginate di essere allenatore del Real Madrid. Vi dicono che nel vostro reparto d’attacco ci saranno Cristiano Ronaldo e Kakà. Oronzo Canà avrebbe pregato la madonna dell’Incoroneta affinché questo avvenisse. Bè, non il tecnico portoghese Josè Mourinho. L’arrivo dello “special one” a Madrid, nel 2010, sarà l’inizio di una lenta decadenza per il pallone d’oro brasiliano. “Nei tre anni che ho passato assieme a lui a Madrid, ho cercato di convincerlo che potevo dare di più alla squadra, che potevo essere messo in condizione di dare una mano molto più di quanto stavo facendo. Però sono questioni tecniche.” Così Kakà spiegò il suo rapporto con l’allenatore.

Che poi mettere Kakà fuori dal progetto per questioni tecniche è come dire che Belen non può condurre San Remo perché non di bella presenza. Fa strano a dirsi però è andata proprio così.

RONALDINHO/DECO/ETOO- PEP GUARDIOLA. Ok avere personalità, ok anche avere le idee molto chiare, ma permettersi di considerare fuori dal tuo progetto squadra Ronaldinho, Deco ed Eto’o è follia pura. E per fortuna che la pazzia di Pep Guardiola si è concessa al mondo del calcio. Già, perché sappiamo tutti cosa vincerà e come vincerà il suo Barcellona. Oggi è facile considerarlo uno dei migliori tecnici presenti in circolazione, ma non so quali siano state le reazioni dei tifosi, quando, nel 2008, si espose su quei tre mostri sacri, dicendo “Prevediamo il nostro effettivo senza di loro. Per ora non fanno parte del nostro progetto, poi vedremo”.

BALE-ZIDANE. “Non posso dire se il suo addio è imminente, però se fosse domani sarebbe meglio”. Altro affronto ad Oronzo Canà, questa volta di Zinedine Zidane. Rimane un mistero perché si debba sperare che un giocatore del calibro di Gareth Bale parta al più presto. Non sappiamo se il gallese abbia tentato un approccio con la coniuge del tecnico o qualcosa del genere. L’unica certezza è che queste parole, di luglio 2019, sono state pronunciate a seguito di numerose esclusioni dai titolari dell’attuale scheggia del Tottenham. Tanto che, in occasione di Granada-Real Madrid, Gareth ha dovuto ammazzare la noia in panchina fingendo di seguire la partita con un binocolo. Due personalità enormi in collisione possono produrre disastri del genere, un mister 100 milioni alle prese con giochi infantili…

KOEMANSUAREZ. Anche qui, a mio avviso, si può discutere se si tratti di idee chiare o pazzia pura. Sfido chiunque ad andare in conferenza stampa e parlare di un calciatore da ben 500 goal in carriera dicendo “Nel mio Barca sarebbe stato solo uno in più”. Il pistolero non è uno che le manda a dire. All’Atletico Madrid continua a sparare con violenza, totalizzando, fino ad ora, ben 19 goal. Il tecnico olandese Ronald Koeman ha già ammesso che, forse, sarebbe stato meglio mandarlo alla Juve piuttosto che a una diretta avversaria, ma nessun rimpianto sulla scelta tecnica. E vabbè…

PIRLO-MILAN. In questo caso il misfatto è dovuto in parte all’allenatore e in parte alla società. A quanto pare il piedino fatato di Andrea Pirlo, dopo 10 anni di Milan e giusto qualche trofeo sul palmares, non è stato considerato fondamentale. Nel 2011, da quanto scritto dallo stesso calciatore nella sua biografia “Penso quindi gioco”, l’amministratore delegato Adriano Galliani avrebbe proposto ad Andrea un rinnovo di soli dodici mesi, per via dei suoi superati trent’anni. Anche il tecnico Massimiliano Allegri considerava il giocatore in fase calante, costringendo il Maestro a firmare per la Juventus, con cui ha dimostrato di essere tutt’altro che bollito.

INTER-CLARENCE SEEDORF. Pare una di quelle proposte del fantacalcio a cui si risponde con una risata. In realtà andò proprio così. Nell’estate 2002 l’Inter scambiò Clarence Seedorf con Francesco Coco, del Milan. Come quella volta che mi proposero Okaka per Immobile… Il motivo fu il modulo dell’allenatore argentino Hector Cuper. Il 4-4-2 non rendeva al meglio il talento del futuro centrocampista rossonero, che fu relegato al margine del progetto. A voi i commenti…

Abascià Domenico


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