Robert Lewandowski è troppo dominante


robert lewandowski
54 gol nel 2019, 47 nel 2020.

Due anni consecutivi come attaccante che gioca in Europa a segnare di più con club e nazionale. Dominante. E pensare che solo al compimento dei 20 anni Robert ha capito che poteva diventare un giocatore professionista, con il privilegio di dedicarsi intensamente solo al calcio. Un’età in cui spesso è evidente se un giocatore è destinato a entrare nella ristretta cerchia dell’élite mondiale. Dopo aver superato i 30 anni, Robert Lewandowski ha raggiunto una maturità sportiva che l’ha trasportato nella dimensione dei grandissimi.

Il segreto del polacco parte dalla routine quotidiana: la sua dieta è stata costantemente migliorata nel tempo in base ai suoi bisogni, con un particolare focus sul sonno per raggiungere un totale benessere fisico. Per toccare certi livelli, la cura del proprio corpo è un elemento imprescindibile. Anche Pep Guardiola ha enfatizzato il suo comportamento fuori dal campo, definendolo il giocatore più professionale che ha mai allenato. Di conseguenza, questa sua cura maniacale ha pure influito molto sul problema che colpisce buona parte dei giocatori, salvandolo dalla brutta bestia degli infortuni. Non sarebbe una sorpresa se Lewa riuscisse a giocare ad altissimi livelli per ancora diversi anni, sulle orme di Zlatan Ibrahimović.

I 5 gol in 9 minuti: un evento storico

22 settembre 2015, il Bayern ospita il Wolfsburg in una gara valevole per la Bundesliga. C’erano tutti i presupposti per un’ordinaria vittoria dei padroni di casa, che infatti arrivò puntuale. Ma quella serata non andò proprio tutto come previsto.

A fine primo tempo gli ospiti si trovavano sorprendentemente in vantaggio, grazie ad un bel destro secco di Daniel Caligiuri. È l’inizio della fine per il Wolfsburg. Da lì in avanti, la loro metà campo diventerà il set di un film di Quentin Tarantino. Pep Guardiola, senza poterselo neanche immaginare, fa un cambio che sarebbe entrato dritto nella storia del calcio: Robert Lewandowski per Thiago Alcántara, esattamente ad inizio ripresa.

51, 52, 55, 57, 60. Sembrano i numeri di una lotteria.

Invece sono le 5 reti in soli 9 minuti con cui il polacco ha brutalmente ribaltato il Wolfsburg. Un gol ogni minuto e 40 secondi. È una follia solo immaginarla una cosa del genere. È sufficiente soffermarsi sulla reazione di Pep Guardiola: mani sul volto, con un sorriso compiaciuto misto a incredulità e stupore. Mai nessuno, nella storia della Bundesliga, è stato così veloce. In queste 5 reti c’è tutto quello che è maturato negli ultimi due anni, quelli della consacrazione del polacco. Campioni come Cristiano Ronaldo, Messi, Lukaku e Håland ne sanno qualcosa, solo per citarne alcuni, finiti alle sue spalle in termini realizzativi.

Per certi aspetti è come se Robert Lewandowski fosse un magnete per il pallone, una sorta di legame indissolubile che deve per forza culminare in fondo alla rete. Come la terza, arrivata dopo aver mancato per due volte l’appuntamento. Era evidentemente destino che dovesse finire con l’abbraccio di Douglas Costa. Il quinto e ultimo è da uomo immagine delle figurine Panini, una girata che a più di qualcuno ha ricordato un grande come l’ex attaccante del Milan Marco van Basten.

Lewandowski secondo me somiglia davvero molto a Marco van Basten. Dal punto di vista tecnico e della struttura fisica, il bomber polacco è quello che assomiglia di più all’ex campione del Milan.”

Massimo Ambrosini, negli studi di Sky Sport nel 2015

Eleganza unita a tecnica sopraffina, non proprio un universo differente rispetto a quello in cui abita il 9 polacco. Pure il cigno di Utrecht ha detto la sua sul paragone che lo riguarda in prima persona:

Mi ci rivedo. A inizio carriera era simile a me. Molto tecnico, a tutto campo. Poi anche lui ha capito che il segreto per essere grande è fare gol. Io, Cristiano Ronaldo, Ibra. Ci siamo passati tutti. Se vuoi essere il numero uno, devi concentrarti sul gol, solo sul gol. Devi diventare una macchina.”

Marco van Basten, in un’intervista rilasciata per il ‘Corriere della Sera’

Le influenze di Robert

In passato, Robert Lewandowski ha svelato quali fossero i suoi idoli, cioè coloro che hanno segnato la sua gioventù calcistica:

Quando ero veramente giovane, sei o otto anni, ammiravo Roberto Baggio. Quando sono cresciuto un po’ ammiravo Alessandro Del Piero e poi quando ho capito di più Thierry Henry. I suoi movimenti, la sua tecnica e il modo con cui calciava il pallone e segnava. Era bellissimo vedergli fare quelle cose da bambino e ho imparato tanto da lui.”

Thierry Henry si congratula con Robert, dopo l’importante riconoscimento ricevuto dalla FIFA

Non è un caso che Robert Lewandowski fosse attratto da attaccanti così eleganti e creativi con il pallone tra i piedi. In età giovanile, infatti, il polacco non esercitava il ruolo di prima punta. Con il tempo e la crescita a livello fisico, Robert si è identificato sempre di più nella figura del numero 9. Di colui che va alla ricerca spasmodica degli spazi che lo porteranno a segnare, ovviamente, in grande stile.

Un altro aspetto importante della sua crescita risiede in due degli allenatori più influenti dell’ultimo decennio calcistico: Jürgen Klopp e Pep Guardiola. Sono in pochissimi a poter vantare guide di questo calibro. Prima al Borussia, poi al Bayern, Lewa ha assorbito concetti di gioco differenti, che lo hanno portato a diventare un giocatore sempre più completo. Non solo in ottica gol, ma anche nel miglioramento della manovra di squadra.

Un giocatore che ne ha esaltato le qualità è senza dubbio Thomas Müller, con cui ha sviluppato un’intesa ai limiti del paranormale negli ultimi anni a Monaco.

“LewanGOALski”, un particolare momento di humour tedesco targato Müller (nessuno aveva riso nell’originale, così è nato questo che fa giustizia)

Non ci resta che continuare a goderci questo immenso numero 9, sperando che riesca a rimanere a questi livelli per ancora molto tempo. Il messaggio lanciato ai più giovani che sognano di affacciarsi al grande calcio sembra piuttosto chiaro: prendersi cura del proprio corpo a 360 gradi, oltre al miglioramento tecnico-tattico, ben più scontato. Solo in questo modo si possono distruggere record improbabili ed entrare nella storia del gioco.

Davide Albanese


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