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Chi è Kim Min-Jae, il sostituto di Koulibaly

26 Luglio 2022   Alessandro Elastici

L’ormai ex Fenerbahce sarà solo il terzo sudcoreano a giocare in Serie A. Dalla passione per i tatuaggi al soprannome "The Monster": tutto quello che non sai sul nuovo acquisto del Napoli


Chi è Kim Min-Jae

L’estate partenopea è finora stata segnata da addii illustri, i quali hanno sicuramente tracciato una linea netta sul passato, aprendo le porte ad un nuovo corso di protagonisti pronti ad ereditare lo scettro dei predecessori. In difesa, la cessione di Kalidou Koulibaly ha sicuramente lasciato una voragine che ora sembra sarà colmata da un nuovo innesto: Kim Min-Jae è il prescelto, l’uomo giusto per prendere il comando della retroguardia. L’affare si è sbloccato nella notte, definendo gli ultimi dettagli e fissando i prossimi step che lo vedranno presto indossare la casacca azzurra. Ma conosciamo più nel dettaglio il futuro centrale del Napoli.

Il soprannome: "The Monster"

1,90 di altezza per quasi 90 kg. Un muro davvero complicato da superare sia fisicamente che per via aerea, perfetto per il campionato italiano e per il soprannome “The Monster”. Di lui ne raccontano la bravura nell’uno contro uno ed il forte senso tattico e della posizione. Il nativo di Tongyeong, classe 1996, oltre al Fenerbahce ha giocato in Cina, nella K-League (massimo torneo della Corea del Sud) e vanta inoltre 42 presenze e tre reti in Nazionale. Il colosso d’Oriente è stato ribattezzato anche “Il Gigante Bambino”, forse per la sua correttezza in campo: sono infatti solo 23 le ammonizioni rimediate in carriera, con zero espulsioni dirette.

La passione per i tatuaggi

Un enorme tattoo simboleggia l’importanza del cogliere l’attimo: “Carpe diem” si mostra a caratteri cubitali sul petto, come a voler indirizzare la via e la mentalità del giovane sudcoreano.
Non solo, perché Kim Min-Jae ha un secondo enorme tatuaggio a tema religioso sulla schiena, completamente in bianco e nero, che raggiunge spalle e braccio sinistro.

Il cuore d’oro

In Corea del Sud è amatissimo per le imprese sportive con la Nazionale, avendo conquistato la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici Asiatici del 2018, ma soprattutto per aver donato ben 50 milioni di Won coreani (circa 37 mila euro) alla Purme Foundation, organizzazione no-profit che si occupa della riabilitazione dei bambini con disabilità e dell’indipendenza dei giovani con disabilità. Un gesto non da poco che gli è valso il plauso generale di tutta l’opinione pubblica e la nomina ad ambasciatore dell’organizzazione.

Una famiglia di sportivi

Come si dice in questi casi, buon sangue non mente. La tradizione sportiva e calcistica della famiglia Kim si annoda dalle radici: lo zio, mister a Tongyeong, ha cresciuto e allenato il giovane Min-Jae fin dagli albori della propria carriera. Il fratello maggiore, Kyung-mi, ha militato nella Myongji University come portiere, mentre il padre è stato un apprezzato judoka.

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