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Il fascino americano: sempre più italiani in MLS

8 Luglio 2022   Alessandro Elastici

Allungare la carriera, cedendo alle lusinghe milionarie oltreoceano, oppure svoltarla in cerca di riscatto. Il trend dei calciatori figli del Bel Paese che scelgono l’MLS come terreno di conquista, o futura rendita, è in costante aggiornamento soprattutto negli ultimi 10 anni. Basti pensare alla sola attuale finestra di mercato: Lorenzo Insigne e Domenico Criscito a Toronto (raggiunti, con buona probabilità, anche da Federico Bernardeschi) e Giorgio Chiellini ai Los Angeles FC. Tre capitani che hanno deciso di chiudere importantissimi capitoli di carriera e vita, affascinati da un avventura che sicuramente arricchirà il loro bagaglio professionale e culturale.

L’evoluzione della MLS

Nata nel 1993 in parallelo con i Mondiali USA ‘94, la Major League Soccer nel corso del tempo è cambiata, migliorata, progredita. Si sa, il calcio negli USA non è proprio il primo sport nazionale, eppure ha goduto negli anni di diversi big approdati nel proprio campionato, non solo italiani. Da Beckham a Ibrahimovic, senza dimenticare David Villa, Kakà, Rooney, Drogba o Henry. Una popolarità cresciuta a dismisura non solo abbracciando il talento di affermati fuoriclasse, ma coltivando ed investendo in strutture che potessero formare calciatori targati USA, in grado di competere non solo sul territorio americano, ma anche in quello europeo. Una competizione crescente che ha sicuramente catturato l’occhio di sempre più campioni “europei”, attratti dai milioni degli investitori e dal fascino del torneo.

“Un italiano in America”

Sono in totale 23 gli azzurri che hanno tentato l’avventura in MLS. I pionieri furono, nel 1996, Giuseppe Galderisi, Nicola Caricola e Roberto Donadoni seguiti l’anno seguente da Walter Zenga. Ma è curioso notare come, da quel momento in poi, per ritrovare un connazionale in MLS dobbiamo spostare le lancette del tempo fino al 2012. Tra i top class, con rendimenti sicuramente non al loro livello, ritroviamo sicuramente Alessandro Nesta, che scelse per un solo anno il Montreal Impact insieme a Marco Di Vaio, e Andrea Pirlo, 60 presenze ed un solo gol in tre anni al New York City. Ma, tra tutti, chi ha fatto davvero la differenza in America?

Il timbro della Formica Atomica

Insigne e Criscito, prego prendere appunti: a Toronto sono ancora vivi i ricordi e le gesta di Sebastian Giovinco. L’ex Juve arriva in Canada nel febbraio 2015 come calciatore più pagato dell’epoca (7 milioni) ed in poco meno di 4 anni si prende tutto. Vince un campionato MLS (nel 2017), il Canadian Championship e MLS Supporters' Shield, conquistando inoltre a livello individuale un MVP (2015) ed un titolo di capocannoniere. In 142 presenze mette a referto 83 gol e 57 assist, ottenendo in America i meritatissimi riconoscimenti ed applausi che avrebbe meritato, forse, con più fiducia in Italia.

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