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Alessandro Nesta, il difensore perfetto

12 Marzo 2021   Alessandro Rimi

Inutile girarci troppo intorno. Se tutti noi provassimo a svestire i panni del tifoso e a pensare al difensore perfetto, il risultato sarebbe un plebiscito per Alessandro Nesta. Con un piccolo, quanto fondamentale, corollario: dei muscoli e delle ossa che non siano di cristallo.

Elencate tutte le caratteristiche che un difensore completo dovrebbe possedere e vedrete che, sotto il profilo di Nesta, ci saranno solo spunte verdi. Dal punto di vista tecnico aveva tutto. Era forte fisicamente (dall’alto del suo metro e 87 cm, per quasi 80 kg), ma anche agile e scattante, qualità che lo rendevano adatto a marcare sia gli attaccanti possenti sia quelli dal baricentro più basso. Possedeva anche un innato senso della posizione, motivo per il quale si trovava sempre nel posto giusto al momento giusto, e un’abilità senza pari nella marcatura, che non scadeva mai nel gioco sporco.

A queste doti, il difensore romano abbinava eleganza e tempismo perfetto. Sono pochi i giocatori che sono ricordati per un gesto tecnico particolare, ma Nesta è incluso in questa cerchia ristretta con la sua scultorea scivolata. Fin dalla scuola calcio, ai bambini viene insegnato che se vanno col “sedere per terra” il danno è cosa certa. Una regola che si adattava male a Sandro (come veniva chiamato), che si è preso la licenza di sovvertire un dogma di questo gioco, inventando un principio che valeva solo per sé.

Come se tutto questo non bastasse, Nesta è stato un difensore che ha anticipato non solo tanti avversari, ma anche i tempi. Oggi in questo ruolo, oltre alle abilità in marcatura e nelle letture, viene richiesta una certa qualità nel giocare il pallone, sia con precisi passaggi corti sia con lanci lunghi. Grazie al suo passato da centrocampista e da ala, nelle giovanili della Lazio, Nesta era in grado di impostare dal basso e di uscire palla al piede dalla linea arretrata già 20 anni fa.

Tempesta perfetta

Aveva proprio ragione Carlo Pellegatti: Alessandro Nesta è stato una “tempesta perfetta”, uno di quei giocatori che cambia un’intera squadra. Fin dal 13 marzo 1994, il giorno del suo esordio in Serie A con la maglia della Lazio, pochi giorni prima di diventare maggiorenne. Anche grazie a lui, i biancocelesti hanno vissuto gli anni più belli e vincenti della loro storia, così come il Milan è entrato nella seconda grande era dei successi di Berlusconi proprio dopo il suo acquisto.

Nesta è stato anche uno degli ultimi esponenti del romanticismo in un calcio che stava cambiando la propria pelle, diventando sempre più un business. Fosse stato per lui, sarebbe rimasto per sempre alla Lazio, la squadra che ha tifato fin dalla nascita. Una grande tradizione di famiglia, che ha perfino spinto il padre a rifiutare l’offerta della Roma quando Sandro era bambino. Quel giovane, però, era già troppo forte per non essere notato anche dai biancocelesti, che lo fecero entrare nelle proprie giovanili già a 9 anni.

Vola un’aquila nel cielo

Mi piace immaginare tutti quei genitori e osservatori che, per anni, hanno potuto assistere a un antipasto di quello che sarebbe successo qualche anno più tardi nel calcio dei grandi, quando Totti e Nesta, entrambi classe 1976, si sfidavano da bambini, adolescenti e ragazzi. Anche se era già in pianta stabile in prima squadra, Alessandro ha fatto parte di una delle Primavere più forti che si ricordi, la Lazio della stagione 1994-1995, che oltre a lui contava su giocatori come Marco Di Vaio, Flavio Roma e Daniele Franceschini.

File:SS Lazio - 1990s - Nesta, Caso, Di Vaio.jpg
Agli estremi due giovani promettenti: Nesta (a sinistra) e Di Vaio (a destra). Al centro l'allenatore della Lazio Primavera, Domenico Caso

Dalla stagione successiva Nesta sarebbe diventato il perno della difesa biancoceleste, mentre a 22 anni avrebbe giocato da titolare il Mondiale francese del 1998, indossando anche la fascia di capitano di una delle squadre più forti di quel periodo non solo in Italia, ma anche in Europa. La Lazio a cavallo dei due secoli è stata una macchina quasi perfetta, capace di vincere uno scudetto, due Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea (contro l’imbattibile Manchester United del 1999).

Accendi un diavolo in me

Alcune grandi storie d’amore, però, sono destinate a finire. Nel 2002 la società, che versa in condizioni economiche disastrose (a causa del crac Cirio, del proprietario Sergio Cragnotti), chiede al suo capitano di andarsene per fare cassa. Un colpo al cuore per Sandro, che però sarebbe disposto a tutto pur di aiutare la squadra che ha sempre tifato, perfino fare le valigie. A testimonianza dello status di Nesta, i giorni di mercato diventano una bagarre serrata tra le principali squadre italiane. Un giorno sembra avanti la Juventus, un altro il Milan, quello dopo l’Inter. Vieri convince Ronaldo e Recoba a tagliarsi lo stipendio per permettere alla società di comprare il miglior difensore della Serie A, lanciando poi il suo telefonino sulla pista dell’Ippodromo alla notizia che i nerazzurri avrebbero virato sul più economico Gamarra.

Alla fine la spunta il Milan (per 31 milioni di euro, cifra molto elevata all'epoca per quel ruolo), che dopo lo scudetto del 1999 aveva attraversato stagioni turbolente e aveva voglia di rilancio. Obiettivo raggiunto grazie all’affare Nesta, oltre che all’acquisto di Seedorf, perché il primo anno è subito Champions League nella finale di Manchester. Con i rossoneri, Sandro vivrà forse gli anni migliori della sua carriera, vincendo un’altra coppa dalle grandi orecchie, due scudetti, un Mondiale per Club, una Coppa Italia, due Supercoppe Italiane e due Supercoppe Europee.

Tallone d’Achille

L’unico neo della straordinaria storia di Nesta è stato proprio il suo fisico. Madre Natura gli ha donato tutte le doti del difensore perfetto, ma in cambio si è presa l’integrità del suo corpo. Sandro non ha mai giocato più di 30 partite in campionato (al netto anche delle poche squalifiche ricevute in carriera), ma la sua vera maledizione è sempre stata la Nazionale. Tre Mondiali disputati, tre infortuni. Anche se si può giustamente vantare del titolo del 2006, a Nesta rimane il rammarico di aver dovuto alzare bandiera bianca nella terza partita del girone, contro la Repubblica Ceca.

Sandro, però, è sempre riuscito a ripartire. Dalla rottura del legamento crociato nel 1998 fino al serio problema alla schiena che a 32 anni l’ha costretto a stare fermo per un’intera stagione, passando per tanti altri malanni muscolari. E siamo abbastanza certi che, anche potendo tornare indietro nel tempo, non scambierebbe mai la sua irripetibile carriera con qualche guaio fisico in meno, che non gli ha comunque impedito di diventare uno dei difensori più forti di sempre, sicuramente quello più completo di tutti.

Andrea Bonafede

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