Serie A 2020-2021, il pagellone del girone di andata


Milan: 9.5. Nel girone di andata il Milan ha sfiorato la perfezione ed è finora riuscito nel compito più arduo: dare continuità allo strepitoso finale della scorsa stagione. E dire che le difficoltà non sono certo mancate, essendo il Diavolo una delle squadre più colpite da Covid e infortuni vari in questa prima metà di campionato. Ma l’identità, a volte, trascende i singoli e rimane intatta, chiunque scenda in campo. E quella che Pioli ha plasmato sui suoi giocatori è chiara, tanto che il Milan ha mantenuto la vetta anche senza Ibra, su cui si è detto tanto, ma mai abbastanza. L’obiettivo iniziale era un piazzamento in Champions League, ma a questo punto sognare è lecito: i rossoneri, a pieno regime, sono da scudetto.

Benevento: 9. La vera sorpresa di questo girone di andata, oltre che la rivincita parziale di Pippo Inzaghi come allenatore. L’inizio era stato terribile: i 10 goal totali presi contro Inter e Roma avevano fatto pensare che, malgrado avesse dominato la Serie B lo scorso anno, il Benevento non fosse ancora pronto per il massimo campionato. E invece i campani non si sono abbattuti e hanno continuato a seguire il loro mister, arrivando a staccare la zona retrocessione in maniera significativa. Unico neo, le larghe sconfitte contro le altre neopromosse, in parte riscattate da risultati inaspettatamente positivi contro squadre più quotate.

Inter: 8.5. Quello dell’Inter è stato un girone di andata contraddittorio, ma la posizione in classifica giustifica il voto alto. Conte ha iniziato la stagione in un modo, per poi cambiare rotta, e l’eliminazione dall’Europa, quest’anno più che mai, potrebbe rappresentare un vantaggio. Nelle prime giornate l’Inter ha ricercato il risultato attraverso l’estetica, per poi accorgersi che l’anima di questo gruppo è la sostanza e non la forma. Da quel momento il vento è cambiato, e sebbene alcune prestazioni non siano state pienamente convincenti, i nerazzurri hanno sempre dato l’impressione di poter vincere ogni partita. Fino all’apoteosi contro la Juventus, dove forse la squadra si è veramente resa conto che questo può essere l’anno giusto.

Verona: 8.5. Era stata la sorpresa della scorsa stagione e in questa si sta superando. Juric sta svolgendo un grandissimo lavoro e sta dimostrando di essere un allenatore super preparato. La nota dolente della sua gestione è il ricorrente mal di pancia nei confronti del mercato estivo (autunnale in realtà) della società. È vero, se ne sono andate pedine fondamentali come Rrahmani, Kumbulla, Amrabat e Pessina; ma se l’Hellas è più vicina alla Champions League che alla zona retrocessione significa che il materiale che la dirigenza ha concesso in dote all’allenatore croato è di buon livello. E la squadra rimane tra le più arcigne da affrontare.

Sampdoria: 8.5. Se non fosse già abbastanza chiaro dalla scorsa stagione (e da tutte le sue esperienze pregresse) Ranieri compie miracoli. E senza fare niente di speciale, all’apparenza. Il suo 4-4-2 vecchio stampo non è mai obsoleto, la Sampdoria è una squadra difficile da affrontare perché organizzata in difesa e abile in ripartenza. La posizione attuale in classifica rispecchia l’andamento dei blucerchiati. E se l’anno scorso la Doria ha dovuto rimontare tanti punti per salvarsi, questa stagione potrebbe scorrere senza troppe preoccupazioni.

Roma: 8. Il rendimento e la posizione in classifica, finora, sono da Champions League. Forse sottovalutata all’inizio del campionato, la Roma si è rivelata uno schiacciasassi contro le medio-piccole. Quello che ancora manca alla squadra di Fonseca sono l’equilibrio e l’acuto contro le grandi. L’allenatore portoghese ha puntato sul 3-4-2-1 per esprimere al meglio il potenziale offensivo a disposizione, lasciando però la difesa scoperta in molte situazioni. E nei big match non è arrivata nemmeno una vittoria: solo pareggi e sconfitte pesantissime. Per centrare un piazzamento nei primi 4 servirà necessariamente qualche successo contro le dirette rivali. Da osservare anche come verranno gestiti i malumori interni sorti nelle ultime settimane.

Atalanta: 7.5. Quello che sta facendo il Milan ce lo si aspettava dall’Atalanta. Dopo due qualificazioni consecutive alla Champions League ormai la Dea è una grande del calcio italiano, perciò era lecito attendersi i bergamaschi in lotta per lo scudetto. Invece i nerazzurri stanno avendo le solite difficoltà: quando subentra l’impegno europeo lasciano per strada punti preziosi in campionato. Nel complesso, però, l’andamento non può che essere positivo. Se la testa è solo alla Serie A, l’Atalanta è inarrestabile. E con il caso Papu Gomez ha dimostrato di essere una società seria e una grande squadra. Gli uomini di Gasperini non hanno risentito dell’assenza del loro leader, risalendo in campionato a ridosso delle prime quattro.

Sassuolo: 7.5. Il primo quarto di stagione è stato impressionante, ma nelle ultime giornate i neroverdi hanno perso qualche punto di troppo. Il credo di De Zerbi è chiaro e veder giocare i suoi è una gioia per gli occhi. Il Sassuolo è vicino alla zona Europa pur avendo dovuto affrontare, in diversi periodi, le assenze dei suoi tre leader offensivi (Berardi, Caputo e Boga). A volte sono mancati lucidità e carattere, oltre che fortuna. Spesso gli emiliani non sono stati impeccabili contro le grandi, fattore chiave per poter ambire a un piazzamento europeo. Hanno il girone di ritorno per invertire questa tendenza. Il Sassuolo può diventare la nuova Atalanta: il progetto è serio, la squadra ha talento e l’allenatore è quello giusto.

Napoli: 7. I partenopei quest’anno sono impossibili da decifrare e inquadrare. Quando è in giornata, il Napoli è la squadra che esprime il calcio migliore in Serie A e risulta sostanzialmente ingiocabile (le nette vittorie contro Atalanta e Roma lo dimostrano). Il problema sono i numerosi blackout che hanno colpito gli uomini di Gattuso in questa stagione. Con ben 6 sconfitte nel girone di andata – e la partita contro la Juventus ancora da giocare – non solo lo scudetto appare irraggiungibile, ma anche il vero obiettivo stagionale, tornare in Champions League, è in serio pericolo. L’annata era iniziata nel migliore dei modi, ma rischia di finire come quella precedente.

Spezia: 7. Diciamoci la verità: a inizio stagione, nel power ranking di ognuno di noi, i liguri erano dati come i primi a dover retrocedere. Arrivato in Serie A tramite i playoff, con una rosa composta da giocatori con zero presenze nella massima serie o con poche e sfortunate esperienze passate, lo Spezia sta stupendo tutti. E senza necessariamente ricorrere al catenaccio. La squadra di Italiano ha superato il periodo di iniziale ambientamento (2 punti nelle prime 4 giornate) ed è diventata un’avversaria da non sottovalutare mai. Si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera e in questo girone di andata i liguri si sono messi nelle condizioni ottimali per potersi salvare.

Lazio: 6.5. A organico completo la Lazio è ancora una squadra temibile. Peccato che in questa stagione, a differenza di gran parte della scorsa, tra Covid e infortuni siano mancati per diverse giornate alcuni giocatori chiave. E qui sono emersi i limiti della rosa: se risultava difficile migliorare l’undici titolare, dal mercato non sono arrivati i rinforzi che Inzaghi voleva per allungare la panchina e sopperire a eventuali assenze. In ogni caso, l’andamento delle ultime giornate ha riscattato parzialmente una partenza poco entusiasmante e i biancocelesti si trovano di nuovo in corsa per il quarto posto.

Bologna: 6. Una prima parte di stagione senza acuti e senza bassi, semplicemente sufficiente. L’inizio non era stato facile, ma il Bologna ha saputo conquistare punti contro le squadre alla propria portata, piazzandosi momentaneamente al tredicesimo posto. Per ora, le cose sono andate secondo le aspettative, ma la squadra di Mihajlovic ha le qualità per poter ambire a posizioni più importanti. Una nota lieta è certamente la fine della serie interminabile di partite consecutive con almeno un goal subito: nelle ultime undici giornate sono arrivati addirittura tre clean sheet.

Fiorentina: 5.5. È la terza stagione di fila che la Fiorentina cambia allenatore in corsa, sintomo evidente che da qualche parte ci sia un errore. Eppure sulla carta la Viola avrebbe una rosa da top 10, ma il rendimento in questa prima metà di campionato non è stato all’altezza delle potenzialità. La verità è che la Fiorentina segna poco e alla lunga ne risente anche l’ottima difesa, il cui dato delle reti subite è pesantemente inflazionato dai 6 goal presi contro il Napoli. Se Prandelli non troverà il modo di sbloccare la fase offensiva, la stagione è destinata a essere priva di soddisfazioni.

Juventus: 5. L’addio di Sarri, l’arrivo di Pirlo, una preparazione estiva corta e atipica. Che la stagione della Juventus potesse iniziare con qualche difficoltà in più rispetto alle avversarie era preventivabile. Così come ci si doveva aspettare, dopo qualche giornata, una svolta. La sterzata non è ancora arrivata e i bianconeri hanno perso alcuni punti che a maggio potrebbero rimpiangere. La Juve ha ancora la rosa più forte del campionato e a tratti ha manifestato la propria superiorità. Mancano però equilibrio e continuità, non solo tra una partita e l’altra, ma anche all’interno degli stessi match. La vittoria in Supercoppa è un traguardo importante, ma le nette sconfitte con le acerrime rivali (Fiorentina e Inter) sono onte inaccettabili.

Udinese: 5. Stessi pregi e stessi difetti della scorsa stagione. L’Udinese di Gotti subisce poche reti e ne segna ancora meno. La fase difensiva dei friulani è tra le migliori del campionato, il che di per sé basta per raggiungere la salvezza. Ma una squadra che in rosa conta gente come De Paul e Pereyra merita di avere degli attaccanti che sfruttino tutta la mole di gioco prodotta dai due fantasisti. L’Udinese, insomma, avrebbe le carte in regola per non sostare in linea di galleggiamento sopra la zona retrocessione. Le insidie, del resto, sono sempre dietro l’angolo.

Genoa: 4.5. Ha fatto più punti Ballardini in 6 giornate che Maran in 13. Il Mister Wolf del Genoa è tornato per risolvere i problemi del Grifone e in poche giornate i rossoblù si sono rimessi in corsa per la salvezza. Maran ha vissuto la sua esperienza nella confusione, cambiando spesso modulo e giocatori, mentre Ballardini è ripartito dalle fondamenta, dal 3-5-2 e dal credo tutto italiano che è meglio subire un goal in meno che segnarne uno in più. Quello che serviva al Genoa per risalire in classifica, la stabilità che la società non riesce a dare cambiando mezza squadra in ogni sessione di mercato estiva.

Crotone: 4. L’impatto con la Serie A è stato traumatico, complice anche un calendario proibitivo. Nella seconda parte del girone di andata il Crotone ha iniziato a raccogliere qualche punto, ma in questo momento è la principale candidata a retrocedere. I problemi della squadra di Stroppa sono parecchi. L’intento di giocare a viso aperto contro ogni avversario è lodevole e, in termini di spettacolo prodotto, i rossoblù sono una squadra piacevole da vedere. Peccato che la difesa non regga tutti gli spazi aperti che inevitabilmente vengono lasciati. Al Crotone serve più equilibrio, altrimenti la Serie B è quasi automatica.

Cagliari: 3. Doveva essere la stagione del riscatto per Eusebio Di Francesco, dopo l’esperienza negativa dell’anno scorso con la Sampdoria. E questa volta sembrava avere una squadra a lui congeniale. Nandez, Simeone, Joao Pedro, Godin, il Cagliari poteva essere la mina vagante del campionato. E l’inizio era stato incoraggiante: 3 successi e 10 punti nelle prime 7 giornate. Poi, nessuna vittoria nelle successive 12. I sardi hanno statistiche analoghe a quelle del Benevento, undicesimo, ma la zona retrocessione è alle calcagna. Difficile credere che questa squadra scenderà di categoria, ma finora è una delle più grandi delusioni.

Torino: 3. Dopo l’ultima complicata annata, il Torino ha cercato la svolta in Marco Giampaolo, anche lui come Di Francesco desideroso di rivalsa. Le cose, però, sono andate male dall’inizio alla fine. L’ex Milan ha cercato di plasmare la squadra intorno al suo 4-3-1-2, senza successo. Poi ha cercato la stabilità con il 3-5-2, anche qui con scarsi risultati. Forse il Toro meriterebbe di avere qualche punto in più, visto che in tante partite si è visto rimontare negli ultimi minuti. Ma se si viene ripresi spesso nel finale, allora significa che il problema è la mentalità. Chissà se con Nicola i granata riusciranno a evitare la retrocessione.

Parma: 3. Esonerare D’Aversa è stata la scelta più inspiegabile di tutto il mercato estivo. Il feeling tra la squadra e Liverani non è mai sbocciato, semplicemente perché i giocatori non erano adatti al pensiero del tecnico ex Lecce. La società ha deciso di correre ai ripari richiamando l’artefice delle due promozioni in Serie A del Parma, nonché della doppia e tranquilla permanenza nella massima categoria. Ma il compito è tra i più complicati: la squadra ha il peggior attacco e una fase difensiva rivedibile. Se D’Aversa dovesse riuscire a salvare i Ducali dovrebbero erigergli un monumento fuori dal Tardini.

Andrea Bonafede


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