Sulle tracce degli eroi del ’98. Quanto c’è di simile tra quella Francia e quella di oggi


pallone

Da Parigi a Mosca, da un trionfo mondiale all’altro, passando per un ventennio e un cambio di secolo. Il numero 8 nel destino della Francia, sul tetto del mondo a Saint-Denis nel 98 così come allo stadio Luzniki nel 2018. Il mondo dello sport quando si dilata nello spazio e nel tempo arricchisce la sua vita di analogie e ricorsi storici, così come pullulano le comparazioni tra un’epoca e l’altra o tra questo e quel personaggio.

Fino a poco tempo fa, quando si pensava alla nazionale francese, il primo ricordo volava a France 98, al 3-0 sul Brasile di un Ronaldo irriconoscibile e alla doppia incornata di Zinedine Zidane, un uomo che solitamente la testa in campo la usava per pensare. Quella generazione si ripeté agli europei del 2000 vincendo una finale tristemente nota a noi italiani, il pareggio di Sylvain Wiltord allo scadere dei regolamentari e il golden gol di David Trezeguet che portò i transalpini sul trono d’Europa.

Oggi invece, quando pensiamo alla Francia ci viene in mente soprattutto la nuova generazione, quella che vent’anni dopo è riuscita a mettere in bacheca un altro mondiale e oggi si prepara a vivere da favorita il prossimo europeo. Due squadre diverse, due modi di intendere il calcio differenti, ma tra quei Bleus di fine millennio e quelli di oggi il filo conduttore è rappresentato da un uomo che nel ’98 era una mente del centrocampo e aveva al braccio la fascia da capitano, mentre oggi la nazionale la guida dalla panchina. Didier Deschamps da calciatore si è abituato a vincere in fretta, sia in patria che da noi in Italia, dove con la maglia della Juventus ha conquistato tre scudetti e una Champions league. Oggi guida la nazionale nel tentativo rivivere da commissario tecnico gli stessi trionfi che vent’anni fa visse da protagonista in campo.

I galletti del ’98 annoveravano tra le loro stelle un giovane Thierry Henry, quelli di oggi hanno Kylian Mbappé. Due giocatori simili per caratteristiche, due crack del pallone che hanno nella velocità una delle armi migliori. Henry la finale del 98 la saltò per scelta tecnica, mentre Mbappé giocò la sua da titolare siglando anche la rete del momentaneo 4-1 (accorcerà le distanze Mario Mandzukic per la Croazia) e superando lo stesso Henry per numero di gol realizzati all’esordio mondiale con 4 sigilli messi a segno.

Nel 1998 il cammino della Francia passò dai piedi di due difensori: negli ottavi di finale contro il Paraguay, Laurent Blanc segnò il primo golden gol nella storia dei mondiali, mentre in semifinale fu Lilian Thuram a decidere le sorti della partita con una doppietta. Un destino ripetuto anche nel mondiale di Russia, con Varane che sbloccò di testa i quarti contro l’Uruguay e Umtiti che sempre grazie a uno stacco aereo decise la semifinale contro il Belgio. 

Le similitudini sembrerebbero esaurirsi qui. La Francia sia nel 98 che nel 2000 si affidava in mezzo al campo al genio di Zidane, l’uomo simbolo di un centrocampo ragionato che garantiva ai Bleus di tenere spesso e volentieri il pallino del gioco. La selezione francese di oggi presenta invece una mediana muscolare, dinamica, con elementi quali Pogba e Kante a garantire qualità e quantità. Una squadra che non ha problemi a concedere l’iniziativa agli avversari perché consapevole dell’efficacia delle proprie ripartenze, rese micidiali da elementi come Coman, Griezmann e Mbappé.

Da Parigi a Mosca sono passati non solo vent’anni, ma anche l’evoluzione del gioco del calcio. La Francia di allora e quella di oggi sono un chiaro esempio dell’atletismo che domina e dei ritmi che si alzano, ma sono due gruppi che viaggiano sul comune denominatore della vittoria. Resta solo da vedere se ai prossimi europei gli eroi del 2018 riusciranno o meno a replicare la storica doppietta di Zizou e compagni, con la possibilità di centrare addirittura il treble, considerata la recente conquista delle final four di Nations League. Una favola calcistica che tutti, a Parigi e dintorni, sognano di poter vivere.


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